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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

E’ giunto il momento di provare ad affrontare con il massimo sforzo la complicata situazione derivante dall’epidemia.
Lavoro e sviluppo, appuntamento al buio con l’Ue
Di fronte a questi due assi portanti gravita la sfiducia di fondo legata alle tante prove già subite di scarsa efficienza e puntualità con le non più rinviabili scadenze. Come pure i processi di inevitabile trasformazione si scontrano ancora con visioni e atteggiamenti regressivi.

Ora che la campagna elettorale per le regionali è finita, che l’esito si è manifestato e che tutto rientra nel clima precedente – con un chiaro e netto rafforzamento della leadership del presidente De Luca – appare evidente che è giunto il momento di provare ad affrontare con il massimo sforzo la complicata situazione derivante dall’epidemia, sia sul versante sanitario, in un contesto che ogni giorno palesa oggettive difficoltà, sia dal punto di vista economico e sociale. Non è una vicenda semplice da fronteggiare e i tempi appaiono per quanto riguarda la malattia più lunghi di quanto potesse all’inizio sembrare; per quanto concerne la ripresa e la ripartenza più brevi e concentrati.

Che cosa accadrà adesso? Il governo riuscirà a prendere, finalmente, una strada sostanzialmente (e non episodicamente) impegnata sulla questione fondamentale che non può prescindere da un giusto e ben collocato impiego dei fondi che l’Ue ha reso disponibili? Sono state esattamente valutate le poste in gioco? Si comprende a fondo che cosa significa investire su determinati capitoli e non su altri? O, invece – al di là della vasta retorica in corso su parole chiave da nessuno discutibili – si continua a insistere su atteggiamenti e decisioni che, alla fine, si riveleranno, più in sintonia con una determinata parte di forze in campo e non con altre?

Insomma, le tante false partenze e le numerose e inconcludenti esperienze precedenti di piani e iniziative che hanno prodotto solo enormi sprechi di soldi o – peggio ancora – interventi assolutamente inefficaci dal punto di vita dell’espansione della platea di attori proponenti, inducono a essere sempre più prudenti e, soprattutto, molto attenti alle finalità da centrare.

Siamo sicuri che le tante distonie presenti all’interno della compagine di governo e le posizioni differenti – praticamente su tutto – rintracciabili nel Pd e nei 5 Stelle non influiranno negativamente sui passaggi centrali che, pure, dovranno essere a breve valicati? Come va detto che a livello europeo non mancano tante antiche diffidenze nei confronti dell’Italia che si ritrova, in ogni caso, esposta a subire  gli atteggiamenti penalizzanti da vari punti di vista dei partner Ue.

E’ del tutto evidente che la situazione complessiva non induce affatto a guardare le cose con ottimismo. Anzi, al contrario. Ma proprio la debolezza politica dell’esecutivo e i contrasti presenti nel contesto politico nazionale – che, ovviamente, si riflettono sul quadro internazionale – confermano che ci attendono mesi complicati, con non poche difficoltà in grado di prendere forma sulla base di un insanabile contrasto tra i partiti sempre pronti a fare pesare la forza dei propri numeri (anche quando non necessario).

Non è solo questione di mettere in campo sane e costruttive politiche di unità nazionale – la contrapposizione tra centrosinistra e centrodestra rimane sostanzialmente forte – ma, soprattutto, di recuperare, per quanto possibile, una visione comune. Una visione comune sui punti essenziali del progetto di recupero e di crescita economica e sociale. Un progetto che deve sostenere con forza – e su questo non c’è proprio niente da dire – il consolidamento dell’apparato produttivo, rafforzando la capacità legata ai flussi di export e, nello stesso tempo, difendendo e valorizzando il più possibile la forza lavoro.

Inutile aggiungere che proprio di fronte a questi due assi portanti gravita la “sfiducia” di fondo legata alle tante prove già subite di scarsa efficienza e puntualità con le scadenze dello sviluppo. Come pure i processi di inevitabile trasformazione si scontrano ancora con visioni e atteggiamenti regressivi.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

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Visioni deboli
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