Approfondimenti »
di Pasquale Persico
Questa settimana è utile analizzare un articolo di Pasquale Lucio Scandizzo, pubblicato su formiche.net – “Perché è tempo di andare oltre il Pnrr” – che si segnala per il tentativo di precisare con determinazione la necessità di superare la visione keynesiana, perché la complessità è cresciuta a dismisura. Siamo precipitati in una fase in cui gli strumenti di politica economica devono affrontare una situazione globale e la storia passata non ci aiuta, anche rispetto al solo tema di come uscire dalla eccessiva disoccupazione volontaria. Scandizzo apre scenari di riflessione: l’ambito strutturale della crescita della domanda potrebbe non essere efficace per le turbolenze dell’economia globale ancora in fase di esplosione; gli Stati non hanno accumulato esperienze di coordinamento (G7 ad esempio) capaci di dare efficacia ai loro presunti comportamenti di buona politica.
Gli economisti – e ancor più tutti coloro che presumono di saper parlare di Politica Economica – sono in grande difficoltà. Essi devono salire di scala rispetto al pensiero dei manuali accademici ed il salto richiede un vero confronto libero ed extra istituzionale. Il Gruppo dei 20, coordinato dal professor Luigi Paganetto, ha il merito di saper aprire agli altri, deve, poi, tirare le somme dei ragionamenti complessi e non cadere dal cavallo bianco di Napoleone, non appena iniziano le salite.
In questa direzione il contributo di Scandizzo fa un primo punto di sintesi, schierandosi con umiltà dalla parte di chi sta cercando di capire, ed è già una buona notizia.
Ecco la sintesi, preceduta da una sottolineatura dei temi chiave.
Spread, rischio di stagflazione, frammentazione europea: è il momento di un’azione di politica economica che affianchi il Pnrr, ne metta in sicurezza gli obiettivi più importanti e complementi le misure di espansione della domanda con azioni immediate, e non protratte nel tempo, dal lato dell’offerta
La risposta europea alla crisi economica causata dalla pandemia nel 2020 si è articolata in quattro interventi distinti: misure anticrisi (con il meccanismo Sure), per un importo totale di 365 miliardi di euro, il piano di ripresa (Next Generation Eu), ossia 750 miliardi in 3 anni, il bilancio europeo (2021-2027), per un importo di 1,074 miliardi e, all’interno di queste misure, la garanzia pubblica iniziale del piano InvestEU – ossia 26,2 miliardi – che dovrebbe portare a circa 400 miliardi di investimenti.
L’intervento pubblico complessivo raggiungerà così un totale di circa 2.800 miliardi di euro e il 24% del Pil europeo, una proporzione paragonabile a quella degli Stati Uniti. In Italia, il Next Generation dovrebbe avere risorse per circa 221 miliardi di euro, finanziati da fondi europei (circa 200 miliardi di prestiti, trasferimenti, Jtf e React-Eu) e in parte direttamente da stanziamenti di bilancio e, indirettamente, da ricorso al deficit.
Sia le vicende immediatamente successive al dispiegamento di questi interventi, sia l’imprevista guerra in Ucraina hanno reso manifesta la forte divergenza tra l’evoluzione dell’area europea e quella statunitense, che si riverbera sul probabile impatto delle misure di politica economica attuali. Mentre la ripresa dopo le prime fasi della pandemia è parsa vigorosa su entrambi i fronti.
L’economia Usa è stata subito caratterizzata da una impennata della domanda aggregata e della produzione e da un concomitante boom dell’occupazione.
Queste due componenti trovavano a loro volta difficoltà ad esprimersi perché la loro esuberanza, già agli inizi del 2021, sembrava compressa da strozzature dell’offerta dei Paesi fornitori, inclusa, in particolare, la Cina, lungo catene del valore in molti casi compromesse dalla crisi suscitata dalla pandemia. In Europa, viceversa, la risposta dell’economia sembrava più contenuta, ma egualmente problematica per ragioni diverse, tra cui la divergenza tra le condizioni economiche e le diverse capacità di reazione tra Paesi del Nord e Paesi del Sud, e, all’interno di molti Paesi, tra aree più sviluppate e meno sviluppate.

Pasquale Persico
