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Il discorso pubblico imbastito dalla politica governante è sempre alle prese con paradossi e convulsioni fino alla temporanea stabilizzazione con la nascita del governo Draghi.
La vera sfida del Recovery tra “Visione” ed “Evidenza”
Queste due “dimensioni” potranno marciare a braccetto puntando su investimenti produttivi e rinunciando alle mance elettorali? La sorte del Pnrr è legata a questo interrogativo.

di Mariano Ragusa

La politica affida a parole-chiave l’esposizione delle proprie dinamiche. Il lessico politico ne ospita – da qualche anno – una, reiterata con martellante costanza. Quella parola è “Visione”. A pronunciarla nei talk show o a metterla nero su bianco in pensosi editoriali, sono stati studiosi esperti ed analisti (molti dei quali non estranei all’establishment dominante) contagiando il linguaggio dei politici di professione.

Da parte dei primi il ricorso al termine è avvenuto in chiave polemica per rilevarne l’assenza (ed il retrostante pensiero) proprio nel discorso pubblico imbastito dalla politica governante alle prese con paradossi e convulsioni fino alla temporanea stabilizzazione con la nascita del governo Draghi che tutto ha cambiato.

Cosa si intende per “Visione”? Ad incrociarne i significati filologici di natura scientifica e filosofico-religiosa, Visione – possiamo così semplificare – allude ad una “conoscenza anticipata” della realtà in costruzione secondo logiche, parametri, valori e regole. Con ulteriore chiarezza si può dire che Visione sia l’Idea della storia a venire nella sua forma complessa da realizzare. In parte è così anche la voce (lemma assai presente nel linguaggio della politica) Progetto. Solo che, rispetto a quest’ultimo che presuppone una idea rigida e di controllo massimo della realtà da realizzarsi, Visione schiude lo sguardo alla percezione di una creazione che lascia spazio, con la razionalità, anche all’intuizione ed all’immaginario come forze motrici delle realizzazioni pratiche ma soprattutto alla pretesa di un disegno che nessun angolo dell’esistenza collettiva ponga in ombra.

C’è un rischio nel lasciarsi suggestionare da questo termine elevandolo a parola-chiave del lessico e soprattutto dell’agire pratico della politica. Il rischio consiste nell’allentare il rigore (assai necessario) delle priorità, del metodo e delle connessioni che ogni tessera della realtà deve avere per generare un cambiamento di passo all’altezza dei problemi posti dal presente e che si vogliono risolvere.

Materializzazione della Visione viene suggerita, anzi pretesa, dalla configurazione del Recovery Plan. La più grande mobilitazione di risorse finanziarie pubbliche messa in campo per ripartire dopo il disastro della Pandemia. Visione imporrebbe che quel Piano venga modulato in funzione ad una grande operazione di rifondazione del Paese emendandolo da antichi e radicati vizi che nel tempo si sono manifestati con distorsioni della crescita economica e anche civile della nazione.

Magari la Visione c’è tutta nel Pnrr disegnato da Mario Draghi e dal suo governo che continua a cumulare consensi ed aspettative crescenti da parte dei cittadini. Ma quanto di quella Visione manterrà il suo rigore o, migliorandola da parte del Parlamento, si può rendere più forte e solida? L’interrogativo delinea un problema e non suggerisce risposte univoche. Converrà, nel tentativo di bypassare il guado, fare ricorso ad un’altra parola: Evidenza.

Descrive, questo termine, la manifestazione di una realtà fattuale, sensibilmente percepibile e perciò stesso misurabile e valutabile.

Colpito dall’Evidenza è stato, sul finire di luglio, il Capo dello Stato Sergio Mattarella che firmando, per la promulgazione, il provvedimento di legge Sostegni-bis non ha potuto fare a meno di inviare un messaggio al Parlamento. Ha scritto Mattarella:

“Ho provveduto alla promulgazione in considerazione dell’imminente scadenza del termine per la conversione e del conseguente alto rischio, in caso di rinvio, di pregiudicare o, quantomeno, ritardare l’erogazione di sostegni essenziali per milioni di famiglie e di imprese. […] Avverto la responsabilità di sollecitare nuovamente parlamento e governo ad assicurare che, nel corso dell’esame parlamentare, vengano rispettati i limiti di contenuto dei provvedimenti d’urgenza”.

L’avvertimento del Colle è stato un evidente richiamo ad evitare, da parte della politica, la radicata prassi dei cosiddetti provvedimenti-omnibus, leggi che accanto al loro corpo centrale includono miriadi di micro-provvedimenti spesso con ricaduta locale, richiesti dai partiti.

Ovvero: evitare il rischio di risorse distribuite a pioggia in mille e più rivoli.

Visione ed Evidenza (per come abbiamo definito in questa sede il termine) potranno marciare a braccetto puntando su investimenti produttivi e rinunciando alle mance elettorali? La sorte del Pnrr è legato a questo interrogativo.

Sgombriamo il campo però da possibili fraintendimenti. Nella democrazia parlamentare le assemblee elettive e rappresentative dei cittadini hanno un ruolo sovrano che deve essere sempre esercitato e tutelato. Un Pnrr (con la sua Visione) calato dall’alto del “governo dei migliori” ed imposto alla ratifica del Parlamento non sarebbe una buona idea. Ma pessima sarebbe l’idea di trovare una combinazione tra Visione ed Evidenza, che salvi il corpus portante del Recovery concedendo spazi compensatori alla politica sulla prassi sobriamente criticata da Mattarella. Il Paese ne soffrirebbe.

Tradurre la Visione in Evidenza è lo sforzo che tutti i soggetti (istituzioni parlamentari, partiti e corpi intermedi) sono chiamati a compiere. Sapendo che lo sguardo va tenuto alto sui grandi processi in atto.

Evidenza è il recente accordo che ha portato la Cina, attraverso il gruppo Cosco, ad aumentare la sua presenza societaria e funzionale nel porto del Pireo. Un passo importante del temibile ed agguerrito player globale nella sua politica di espansione economica e commerciale. Visione (ma in una accezione propagandistico-patologica) si conferma, per restare in tema, la sempre volteggiante idea del ponte sullo Stretto di Messina. Utile? Inutile? Il dibattitto – nato sulla spinta di varie stagioni elettorali – non ha sciolto il nodo. E con esso sembra rilanciare il dualismo tra una Evidenza forte e una Visione che sfuma nella visionarietà.

 

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