contatore visite free skip to Main Content
Ticker news is disabled.
info@salernoeconomy.it

Lo speciale »

Alla base ci sono gli elementi di cui si riteneva fosse fatta la materia: fuoco, aria, acqua e terra associati alle qualità opposte: caldo, freddo, secco e umido.
La teoria dei quattro umori e la Scuola Medica di Salerno
Si è formata a seguito di un processo lungo ed articolato che è iniziato con i filosofi presocratici, pensatori del primo periodo della filosofia greca vissuti tra il VII e il V secolo a.C., accomunati dallo studio sulla natura, che furono chiamati da Aristotele (n. 384-83 a.C.- m. 322 a.C.) fisiologi (physiológoi).

di Giuseppe Ferrantino

La teoria dei quattro umori (o dottrina tetradica) è stata il cardine della Scuola Medica di Salerno ed è stata alla base della fisiopatologia, della terapia e della dietetica medioevale. (1)

Alla base di questa teoria ci sono i quattro elementi di cui si riteneva fosse fatta la materia: fuoco, aria, acqua e terra associati a quattro qualità opposte: caldo, freddo, secco e umido. (2)

La teoria umorale si è formata a seguito di un processo lungo ed articolato che è iniziato con i filosofi presocratici, pensatori del primo periodo della filosofia greca vissuti tra il VII e il V secolo a.C., (3) accomunati dallo studio sulla natura (physis), che furono chiamati da Aristotele (n. 384-83 a.C. – m. 322 a.C.) (4) fisiologi (physiológoi).

I primi fisiologi, non intesi quindi nel significato attuale del termine, (5) indagarono sulla costituzione della materia e cercarono un elemento comune che potesse spiegare le sue diversità e le sue trasformazioni. (6)

Tra essi si annoverano: Talete di Mileto (n. forse 624 o 623 a.C. – m. tra 548 e 545 a.C.) per il quale l’acqua è l’elemento da cui tutte le altre cose avrebbero tratto origine; (7) Anassimandro di Mileto (n. 610 a.C. – m. 547 a.C.), rappresentante della scuola ionica immediatamente successivo a Talete, che pone come «principio, origine» (archè) (8), egli fu il primo a usare questo termine per designare la primitiva sostanza materiale, l’infinito (apeiron) da cui ogni determinata esistenza deriva e in cui si dissolve al compiersi di ogni ciclo cosmico; (9) Anassimene di Mileto (n. 585 o 584 a.C. – m. tra 528 e 524 a.C.), forse condiscepolo di Anassimandro, stabilisce come “principio” delle cose l’aria, dalla quale tutte le cose derivano e nella quale si dissolvono; (10) per Eraclito di Efeso (vissuto tra il VI e il V secolo a.C.) invece è il fuoco. (11)

Delle qualità elementari (freddo, caldo, secco umido) ne parlano Alcmeone di Crotone (vissuto nell’ultimo quarto del VI secolo, o al principio o a metà e oltre del V secolo a.C.), (12) Anassagora (n. 499-8 a.C. – m. 428-7 a.C.) e Platone (n. 428 o 427 a.C. – m. 348 o 347 a.C.) mentre le qualità diverse (dolce, amaro, ecc.) si ritrovano in Alcmeone di Crotone, Empedocle di Agrigento (vissuto nel V secolo a.C.) e Platone (n. 428 o 427 a.C. – m. 348 o 347 a.C.). (13)

Empedocle di Agrigento nel cercare di combinare le speculazioni dei vecchi filosofi della natura come Talete di Mileto e Anassimene di Mileto, che pensavano in termini di materia, con la dottrina tetradica dei pitagorici formulò per primo la teoria dei quattro elementi o “radici” di tutte le cose: terra, acqua, aria, fuoco  (14) e lo fece nell’opera, che gli viene attribuita con certezza, Sulla natura (Peri physeos) (15) stabilendo così una base comune per il macrocosmo (l’universo) ed il microcosmo (l’uomo). (16)

Filistione di Locri, (vissuto tra la fine del V e la prima metà del IV secolo a.C.) associò ad ognuno dei quattro elementi individuati da Empedocle una qualità: alla terra il secco, all’acqua l’umido, all’aria il freddo, al fuoco il caldo. (17)

Quindi Filistione concilia la teoria degli elementi di Empedocle con la teoria delle qualità di Alcmeone. (18)

I Pitagorici che consideravano il numero quattro significativo hanno preparato il terreno alla teoria dei quattro umori. (19) Filolao (n. 470 a.C. – m. 390 a.C.) contribuì all’umoralismo descrivendo il numero quattro come il “principio della salute”. (20)

Tucidite (n. 460 a.C. circa – m. 395 a.C. circa), Platone (n. 428 o 427 a.C. – m. 348 o 347 a.C.) e Aristotele (384-83 a.C. – 322 a.C.) parlano di flegma e bile rispettivamente in Epidemie, Regime nelle malattie acute e Prognostico.

Aristotele cita i quattro umori e si parla dei quattro umori in De natura hominis, Gynaecia, De natura pueri, De natura mulierum, De morbo sacro, De morbo pueri, testi di epoca ippocratica (V – IV secolo a.C.) (21, 22)

Degli umori ne avevano scritto anche Eurifone di Cnido (V secolo a.C.), (23) Timoteo di Metaponto, (V – IV secolo a.C.) (24) e Erodico di Cnido (V sec. a.C.). (25, 26)

Nel De natura hominis (Della natura dell’uomo) di Polibo (IV secolo a.C.), genero di Ippocrate, viene trattata la teoria dei quattro umori, (27) l’opera si colloca tra il 410 ed il 400 a.C.. (28) “La teoria umorale, che sviluppa quella di Alcmeone e di Ippocrate (n. 460 a. C. circa – m. 370 a. C. circa), basate su di un numero e qualità indefiniti di umori, è fissata da Polibo nel sistema quaternario dei quattro elementi: sangue, flegma (o pituita), bile nera (o atrabile o melancolia [in greco: kolè melàina] o collera nera) e bile gialla (o bile rossa o collera o collera rossa). (29)

Polibo associò i quattro umori alle quattro qualità. (30) Egli ha il merito di aver combinato tutte queste nozioni in un unico sistema creando la teoria dei quattro umori. (31)

Per quanto si conosce Polibo è stato il primo autore ad avanzare tale teoria. I quattro umori erano causa sia della malattia che della salute, quando essi erano ben combinati l’individuo era in salute, ma la predominanza o il difetto di uno di essi erano causa di malattia. Il concetto di umori è della medicina empirica, la nozione di tetrade e la definizione di salute intesa come equilibrio tra gli umori e della malattia come mancanza di questo equilibrio sono della scuola pitagorica e sono state riprese da Empedocle. Appartiene a quest’ultimo la nozione che durante il corso delle stagioni a turno ciascuno dei quattro umori prevale sugli altri. (32)

Alla Scuola Pneumatica, fondata a Roma da Ateneo d’Attalia, (33) si deve l’aggiunta di variabili quali i momenti della giornata: mattina, mezzogiorno, pomeriggio, sera, e le settimane del mese: 1a, 2a, 3a, 4°. Galeno (130 ca. – 200 ca.) applica la teoria umorale alle piante e introduce una scala di gradazione da 0 (assenza di potenza d’azione) a 4 (massima potenza d’azione) per le sostanze utilizzate per la cura di stati morbosi. (34)

Lo schema della teoria verrà ulteriormente completato da Isidoro di Siviglia (n. 570 – m. 636) (35) che è l’autore del De natura rerum in cui le qualità primarie (secco, caldo, freddo, umido) verranno collegate con le stagioni e con i quattro umori del corpo umano. (36)

Pertanto, la teoria umorale dopo essere stata arricchita, modificata o alterata nel corso del tempo da vari autori divenne un sistema che correlava tra loro gli umori (sangue, bile gialla, bile nera, flegma), gli elementi fondamentali (aria, fuoco, terra, acqua), le qualità fondamentali (umido, caldo, secco, freddo), gli organi (cuore, fegato, milza, cervello), i sapori (dolce, amaro, acre, salato), le stagioni (primavera, estate, autunno, inverno), i periodi della vita (infanzia, gioventù, età adulta, vecchiaia), i momenti della giornata (mattino, mezzogiorno, pomeriggio, sera), le settimane del mese (1a, 2a, 3a, 4a). (37)

Si riteneva che il sangue provenisse dal cuore, il flegma dal cervello, la bile gialla prodotta dal fegato e l’atrabile o bile nera prodotta dalla milza. (38) Inoltre, si pensava che gli umori venissero prodotti gradualmente e vi fosse una costante assimilazione e quando uno di essi risultava eccessivo veniva espulso. La mancanza o l’eccesso di uno di essi era causa di malattia. Se l’eccesso di umore ristagnava negli organi si decomponeva e li danneggiava determinando la sintomatologia morbosa. Pertanto, la terapia era rivolta a favorire l’espulsione dell’umore in eccesso e quindi favorire la guarigione. (39) La dottrina umorale è l’espressione dello sforzo di interpretare i meccanismi fisiologici e le loro implicazioni in patologia. (40) Lo stato di buona salute o crasi era legato all’equilibrio dinamico degli umori che era assicurato dall’eliminazione dell’eccesso o della materia peccans attraverso le secrezioni. L’alterazione di tale bilancio con il loro eccesso o la loro corruzione faceva insorgere lo stato di malattia la discrasia. (41)

La teoria umorale non fu molto diffusa a Bisanzio in quanto nel periodo che va dal X al XIII secolo è stato individuato un solo manoscritto del De natura hominis di Polibo riferibile a quest’area geografica, pertanto, la teoria umorale è da ritenersi tipicamente occidentale. (42)

Con la teoria umorale si passa dalla nosografia, ossia la descrizione delle malattie, alla nosologia, cioè la spiegazione delle cause delle malattie e quindi alle relative terapie. (43)

Questo complesso sistema si realizzò grazie alla combinazione di principi quali, la ricerca di elementi primari a cui ricondurre la costituzione del macrocosmo (l’universo) e del microcosmo (l’uomo), la necessità di individuare una espressione numerica per rappresentare la complessa struttura del corpo umano e la teoria dell’armonia che il pensiero greco ha considerato essenziale per qualsiasi valore (morale, estetico, igienico) fino a Plotino (n. 203/205 – m. 270).  (44)

Quindi la teoria dei quattro umori e la combinazione in senso patogenetico di questa teoria con quelle delle qualità elementari e delle qualità diverse è una elaborazione originale che è attribuibile al periodo immediatamente post-ippocratico (45) che ha influenzato lo sviluppo della fisiologia e della psicologia fino ai nostri giorni. (46) Quello che le scuole dell’antichità avevano opposto alla patologia spiegata in chiave umorale confluì nella dottrina degli eclettici del II secolo d.C. ed in particolare di Galeno (n. 129 – m. 216 ca.). Anche le obiezioni di Paracelso (n. 1493 – m. 1541) sulla teoria umorale per lungo tempo non furono accettate. (47)

Il prevalere di un umore rispetto agli altri determina il temperamento ossia il carattere dell’individuo (48) così che la teoria dei quattro umori diventò gradualmente la dottrina dei quattro temperamenti, (49) quindi, abbiamo il sanguigno in cui prevale il sangue, il bilioso che presenta un eccesso di bile gialla, il malinconico in cui prevale la bile nera ed il flegmatico in cui prevale il flegma. (50) Termini come collerico, flemmatico, melanconico potevano avere due significati diversi, ossia potevano indicare sia stati patologici sia attitudini costituzionali. Infatti Isidoro di Siviglia scrive “i sani sono governati da questi quattro umori, e i malati ne soffrono”. (51)

Nella patologia endocrina il sanguigno può essere identificato con un soggetto ipertiroideo, il bilioso con un ipotiroideo, il malinconico può essere identificato con un soggetto affetto da ipercorticosurrenalismo ed il flegmatico con un soggetto ipogonadico. (52)

Ma si deve ad Alcmeone di Crotone probabilmente la più antica definizione di salute come equilibrio dinamico tra i diversi elementi costituenti il corpo umano, (53) un concetto che può essere visto come un precursore della teoria dei quattro umori, (54) Aezio, dossografo (55) greco vissuto tra il I ed il II sec. d.C., (56) scrive: «Alcmeone dice che la salute dura fintantoché i vari elementi, umido secco, freddo caldo, amaro dolce, hanno uguali diritti (isonomia), e che le malattie vengono quando uno prevale sugli altri (monarchia). Il prevalere dell’uno o dell’altro elemento, dice, è causa di distruzione. […] La salute è l’armonica mescolanza delle qualità (opposte)». (57)

La Scuola Medica di Salerno è stata l’anello di congiunzione tra la medicina classica, che si è conservata grazie all’attività di recupero del patrimonio culturale del passato svolta dai benedettini che comprese trascrizione, lettura e spiegazione dei testi del mondo antico (58) e quella sperimentale che nacque nelle prime università italiane. (59)

Nell’XI secolo appaiono le prime tracce di letteratura medica riconducibili alla Scuola di Salerno, (60) e questo secolo per la città di Salerno è stato un periodo florido sia dal punto di vista economico che culturale. (61) In questo secolo predomina la figura di Alfano I (n. tra il 1015 e il 1020 – m. 9 ottobre 1085) (62) appartenente ad una illustre famiglia salernitana, nel 1052 era a Salerno nel monastero di San Benedetto dove ha ricevuto la sua formazione letteraria e scientifica, nel 1054 insieme al monaco Desiderio (poi papa Vittore III) si recò al monastero di Santa Sofia a Benevento, (63) fece la sua professione monastica a Montecassino dove vi dimorò per circa due anni dal 1056 al 1057, fu chiamato a Salerno da Gisulfo II, ultimo principe longobardo, per reggere come abate il monastero di San Benedetto, ma l’attività di abate fu breve in quanto il 15 marzo del 1058 a Roma fu consacrato arcivescovo di Salerno. (64) Gli è attribuita l’opera intitolata Premnon physicon seu stipes naturalium, la prima traduzione in latino a circolare in Occidente (65) del Περὶ φύσεως ἀνθρώπου [Peri physeos anthropou] (Sulla natura dell’uomo) di Nemesio (n. fine IV sec. – m. prima metà del V sec.), vescovo di Emesa, (66) nell’attuale Siria. Il Premnon physicon tratta dell’anima (Capitolo II), dell’unione del corpo e dell’anima (Capitolo III), degli elementi [terra, acqua, aria, fuoco] (Capitolo V), dei sensi (Capitoli VII-XI), della memoria (Capitolo XIII), ecc. (67)

La traduzione risale probabilmente agli anni che vanno dal 1052 al 1056. (68) In questo trattato le dottrine fisiologiche sono intrecciate a considerazioni filosofiche (69) e testimonia che, verso la metà dell’XI secolo, grazie all’opera di traduttore di Alfano, inizia il passaggio da un approccio empirico ad uno teoretico della medicina, che si attuerà pienamente nel XII secolo. (70) Alfano e Costantino Africano (la seconda metà dell’XI secolo è l’ultimo periodo della sua vita) (71) danno alla cultura salernitana, determinandone la svolta, la coscienza dello stretto rapporto che deve istituirsi tra medicina e filosofia, (72) contribuendo, in tal modo, allo sviluppo della Scuola Medica di Salerno. (73)

Altro trattato attribuito ad Alfano I è il De quattuor humoribus, di cui però non ci è giunto il testo originario, ma redazioni di età posteriore. (74)

Pietro Capparoni, nell’aprile del 1927, ritrovò presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma, nel codice miscellaneo con la segnatura ms. F 86, il De quattuor humoribus extra cursum exeuntibus et quas passiones unusquisque faciat di Alfano Arcivescovo di Salerno, opera ritenuta perduta. Il codice del De quattuor humoribus è il decimo delle opere contenute nella Miscellanea e va da carta 74 verso a 76 recto ed è probabilmente di provenienza salernitana. Il codice è scritto in minuscola corsiva della seconda metà del XIII secolo e presenta numerose scorrettezze ortografiche e grammaticali da imputare all’amanuense. (75) Secondo Capparoni il manoscritto da lui ritrovato o è una copia tarda molto scorretta o è un sunto del testo originale.

L’opera tratta prima l’abbondanza dei quattro umori: sangue, flegma, bile gialla e bile nera e poi la putrefazione dei quattro umori fuori e dentro i vasi. Il breve trattato termina con due capitoli uno sul brivido e l’altro sullo stato comatoso. La diagnostica è basata sulla sintomatologia e sull’ispezione delle urine. La terapeutica ed i presidi chirurgici consistono nella dieta, nel salasso, nell’idroterapia semplice e medicata, nel calore prodotto dal corpo di animali di fresco uccisi e sventrati, nel massaggio, nei clisteri, bagni a vapore, nell’impiego delle sanguisughe, nei preparati medicinali semplici e composti d’origine vegetale e animale. La dieta era sempre vegetale e spesso venivano utilizzate specie medicinali. (76)

I “semplici” vegetali oltre ad essere classificati con lo stesso criterio utilizzato per gli umori furono classificati in base alla potenza d’azione fisiologica ossia la “gradazione”. I gradi vanno dal I al IV e tale criterio è stato utilizzato da Costantino Africano (77) nel Liber graduum, che è la traduzione del Kitāb al-I ‘timād fī ‘l-adwiya almufrada (La sicurezza per quel che riguarda i farmaci semplici) di Abū Ǧa ‛far Alḥmed ibn Ibrāhīm ibn abī Hālid al Gazzār di Qayrawān, morto nel 1004 circa. (78) Si tratta “[…] della quantità in cui la medicina è calda, fredda, secca e umida. Vi sono quattro gradi. Il quarto è quello in cui la medicina è così calda che non si può più [agire] senza uccidere. Essa ucciderebbe chi ne facesse uso in grande quantità. […]” (79)

La medicina araba del IX e X secolo e la sua fonte la medicina greca, grazie alle traduzioni dell’XI secolo di Costantino Africano, viene introdotta verso la metà del XII secolo nella letteratura salernitana. (80) Costantino ha influito in maniera determinante sullo sviluppo dell’ambiente culturale salernitano. Di lui conosciamo solo i dati relativi all’ultimo periodo della sua vita, ossia la seconda metà dell’XI secolo, riportati da lui stesso nell’introduzione di alcune sue traduzioni.

Pietro Diacono (n. 1107 o 1110 – m. dopo il 1159) (81), monaco e bibliotecario a Montecassino, e nel suo De viris illustribus Cassinensis coenobii scrive che Costantino nacque a Cartagine, avrebbe viaggiato per l’Oriente per motivi di studio recandosi al Cairo, in India ed in Etiopia, per tornare nuovamente in Egitto e quindi recarsi a Cartagine da dove sarebbe fuggito a Salerno per paura di essere assassinato. Al tempo dell’abate Desiderio si sarebbe poi fatto monaco a Montecassino dove avrebbe tradotto numerosi libri da varie lingue in latino. Vi sono altre due versioni della biografia di Costantino, una la ritroviamo in una glossa del magister Matteo F. alle Diaetae universales conservata in un manoscritto del XIII secolo ed un’altra è conservata in un manoscritto del XV secolo ed è sicuramente leggendaria. (82)

Un gruppo di testi usato almeno fino al Cinquecento, come manuale di insegnamento, (83) fu stampato nel XV e XVI secolo con il titolo di Articella. (84) Questa antologia di trattati fu chiamata così perché fondamento dell’arte medica. (85) Secondo Kristeller il nucleo originario è stato l’Isagoge Iohannitii (Introduzione a Ioannizio), (86) la cui traduzione è riconducibile a Costantino Africano, (87) a cui si aggiungeranno altri cinque trattati nel corso del XII secolo, (88) un settimo testo sarà incluso nel XIII secolo. (89) È stato il centro del curricolo medico a Parigi, a Napoli e a Salerno. (90) La Scuola Medica di Salerno influenzerà lo studio della medicina fino al Cinquecento e oltre. (91)

Ed è proprio Ioannizio che specifica: il fuoco è caldo e secco; l’aria è calda e umida; l’acqua è fredda e umida; la terra è fredda e secca, (92) riprendendo il postulato di Filistione di Locri.

I medici salernitani, Bartolomeo Mauro e Urso (Ursone) da Salerno, (93) dedicheranno molto spazio allo studio degli elementi a partire dall’Ysagoge Johannitii (94) (Introduzione a Ioannizio) (95) in quanto “Il fine ultimo dei medici salernitani era la conoscenza di come conservare o ripristinare l’equilibrio armonico di elementi, umori e commistioni del corpo umano”. (96) Essi cercarono di elaborare una teoria capace di spiegare la divisione e la composizione degli elementi (97) ed autori come Vincenzo di Beauvais (n. 1190 ca. – m. 1264) (98) e Pietro d’Abano (n. 1250 ca. – m. tra il 1315 ed il 1316) (99) elaborarono le proprie teorie sulla natura degli elementi studiando i testi salernitani. (100)

Bartolomeo (attivo intorno alla metà del XII secolo) (101), Mauro (attivo nella seconda metà del XII secolo) (102) e Urso (attivo tra la seconda metà del XII secolo e i primi decenni del XIII secolo) (103) costruirono un sistema scientifico che doveva poter spiegare variazioni e regolarità dei fenomeni naturali. In questo periodo della cosiddetta Schola salernitana fu sviluppata un’articolata teoria degli elementi, cosa che non era avvenuta con Alfano I di Salerno nel De quattuor humoribus né con l’autore anonimo delle Questiones Salernitanae. (104) Quindi, in ambito salernitano è stata tentata la costruzione di un sistema che prendesse in considerazione i fenomeni naturali basata sulla composizione degli elementi, ma, gran parte di questa elaborazione si perderà a seguito dell’affermazione della filosofia di Avicenna soprattutto a Bologna. (105)

Il Maestro Salerno (attivo tra il 1140 e il 1166) (106) afferma: “La medicina è la scienza di apporre giuste misure a giuste misure, o di rettificare ciò che esorbita dalla misura giusta: essa infatti è la scienza per cui si somministrano cose equilibrate a ciò che è in giusto equilibrio affinché si mantenga in questa condizione e per cui si danno cose non equilibrate a ciò che non è in giusta proporzione affinché si ripristini la disposizione equilibrata. Quanto a questo giusto equilibrio, esso si regge su di un triplice fondamento: umori, cibi, parti …” Questa è la filosofia medica del XII secolo nell’ambiente culturale salernitano. (107)

La “teoria dei quattro umori” fu un tema che ebbe molta fortuna nell’ambito della produzione degli autori salernitani, (108) ma due umori ebbero un ruolo predominante nella trattatistica: sangue e bile nera, quest’ultima a lungo considerata una degenerazione nociva della bile gialla. (109)

Di seguito si farà riferimento a tre famose opere legate alla Scuola Medica di Salerno permeate della teoria dei quattro umori o a suoi aspetti: De flore dietarum (Il fiore delle diete), Opus o Liber pandectarum medicinae, o Medicinalis pandecta o Pandectae (Pandette), Regimen sanitatis salernitanum (Regola Sanitaria Salernitana).

La dieta aveva un ruolo fondamentale nelle terapie che venivano prescritte dai maestri della Scuola Medica di Salerno ed in un codice miscellaneo conservato presso la Biblioteca della Universitad Complutense di Madrid (110), identificato con la segnatura BH MSS 119, (111) è presente un breve trattato sull’alimentazione il De flore dietarum (Il fiore delle diete) ossia una selezione di principi dietetici, di un autore anonimo compilato agli inizi del XIII secolo che occupa le carte da 134 verso a 140 recto. Esso riflette la cultura medica salernitana del XII secolo (112) ed affronta il tema del rapporto fra gli alimenti e la costituzione del corpo umano. Ci è pervenuto almeno in seconda trascrizione da fonti originali. È un manuale di facile consultazione che fornisce indicazioni dietetiche. (113) Per l’autore la fonte principale è stata l’opera Particulares diete, attribuita a Costantino Africano, ma attinge anche ad altre opere a lui anteriori, facendo del De flore dietarum un esempio del sincretismo culturale che si è realizzato a Salerno, (114) che fu alla base dello sviluppo e della fortuna della sua Scuola Medica. Infatti, Cartelle (1990) ha scritto: “Salerno nei secoli XII-XIII si convertì in un centro di attrazione e di diffusione dove convergono e da cui si irradiano libri, idee e maestri di tutta l’Europa medioevale che già allora formava tutta una comunità universitaria.” (115)

Per comprendere il breve trattato De flore dietarum è necessario conoscere la teoria dei quattro umori e l’anonimo autore nell’introduzione all’opera ne traccia i principi fondamentali, poi continua asserendo che ogni volta che uno dei quattro umori prevale sugli altri insorge una malattia e indica le qualità ed i sapori delle sostanze che vanno assunte dal paziente per ottenere la guarigione, quindi conclude affermando che bisogna trattare dei cibi e delle bevande che sono necessari a conservare l’aggregazione degli umori, specificando quali sono caldi e quali freddi, quali umidi e quali asciutti. (116). Poi seguono novantotto voci di cibi e bevande (117) che sono distribuite lungo una scala di valori espressa secondo le qualità che oscillano tra caldo e freddo, umido e secco, e secondo un’intensità che procede dal un I ad un IV grado, sia che valgano a conservare gli equilibri umorali sia a ricomporli. (118)

Secondo tale teoria a seguito dello squilibrio dei quattro umori il corpo diventa troppo secco o troppo umido, ovvero troppo freddo o troppo caldo. Tenuto conto che ciascun alimento – considerato come un medicamento – ha caratteristiche umorali proprie, trasferibili al corpo mediante l’assorbimento dell’alimento stesso, era possibile per il medico prescrivere una dieta specifica in base alle condizioni di salute del paziente. Poiché la predominanza di un umore rispetto all’altro viene influenzata dalle stagioni dell’anno e dalle condizioni climatiche era importante tenere conto anche di queste per effettuare un intervento dietetico efficace. (119)

Infatti, Polibo nel suo De natura hominis scrive: “Durante l’inverno egli deve mangiare quanto più gli riesce e bere invece il meno possibile e la bevanda potrà essere del vino ma pochissimo diluito. Può mangiare pane, e carne e pesce dovranno essere cotti arrosto; durante l’inverno dovrà infine quanto più potrà limitarsi nel mangiare i legumi. Un tale regime manterrà il suo corpo caldo e secco. Durante l’estate il regime alimentare consisterà essenzialmente in cereali molli, carni bollite, legumi crudi o bolliti. In quel tempo dovrà ingerirsi la più grande quantità di vino, il più possibile diluito, avendo sempre cura che il cambiamento non avvenga mai bruscamente ma sia graduale. È necessario un tale regime nella stagione estiva per rendere l’organismo fresco; infatti l’estate calda e secca rende il corpo ardente.” (120)

La terapia si avvaleva essenzialmente di rimedi vegetali, che venivano somministrati in forma semplice o composta, con l’obiettivo di contrastare l’umore in eccesso utilizzando un rimedio di natura opposta. (121)

Un’opera fondamentale della botanica medicinale medioevale è l’Opus o Liber pandectarum medicinae, o Medicinalis pandecta o Pandectae di Matteo Silvatico (122) (n. 1280 ca. – m. le ultime notizie su di lui sono del 1342) (123) è un dizionario dei semplici (124) pubblicato nel 1332. (125) Nel 1474 videro la luce due edizioni a stampa, indipendenti l’una dall’altra, a Napoli e a Bologna. L’utilizzazione dell’opera è attestata fino al XVI secolo, negli studi di medicina e farmacia di tutta Europa. (126) Si descrivono 721 voci in ordine alfabetico: 487 vegetali, 157 minerali, 77 animali. (127) Ogni voce si apre con il nome del semplice, (in arabo, in greco o in latino) segue la descrizione morfologica, si passa alle possessiones (proprietà terapeutiche) con l’indicazione della “gradazione” (dalla I alla IV) rispetto alle quattro “qualità” (caldo, freddo, umido, secco), con eventuale aggiunta dei dosaggi e preparazioni composite. (128)

La dottrina umorale è stata perfezionata dai maestri salernitani i quali, per ogni pianta utilizzata a scopo terapeutico, ne hanno individuato sia la “qualità” ovvero piante calde e umide, calde e secche, fredde e umide e fredde e secche sia il “grado” che, essendo un dato quantitativo, ne precisava la potenza d’azione sul corpo (graduata dal I al IV). Dalla combinazione della qualità e della gradazione della pianta nasce un vero e proprio sistema classificatorio. (129)

L’opera più famosa della Scuola Medica di Salerno è il poema latino chiamato Regimen sanitatis salernitanum (Regola Sanitaria Salernitana) il cui nucleo originario di 382 versi composto a Salerno durante la seconda metà del XIII secolo è stato commentato da Arnaldo da Villanova. Gli altri versi che sono stati aggiunti al nucleo originario, dal tempo di Arnaldo fino ad arrivare all’edizione di De Renzi che arrivò a comprendere 3515 versi, probabilmente non hanno alcuna connessione con la Scuola di Salerno. (130, 131) Anche il numero di aforismi (132) varia a seconda dell’edizione: 103 nell’edizione pubblicata a Francoforte dagli eredi di Christian Egenolf nel 1559; 109 nella versione italiana di Fulvio Gherli pubblicata a Venezia nel 1733; l’edizione pubblicata da Salvatore De Renzi nel 1859 consta di 10 parti, per un totale di 101 capitoli ognuno costituito da numerosi articoli.

Dedicati specificatamente ai quattro umori ed ai quattro temperamenti: vi sono sei aforismi nell’edizione del Regimen, pubblicato a Francoforte dagli eredi di Christian Egenolf nel 1559 con il titolo Conservandae sanitatis praecepta saluberrima … (LXXXVII – XCII); (133) troviamo dieci aforismi nella versione italiana di Fulvio Gherli del 1733 (LXXXIX – XCVIII); (134) vi sono i 12 articoli del Capitolo V, intitolato De quatuor complexionibus humorum (I quattro umori del corpo umano), della Pars Quarta – Physiologica; (135) 9 articoli (dall’art. 23 all’art. 31) del Capitolo III, intitolato Causae variae (Cause varie), della Pars quinta – Etiologia (136) nell’edizione di Salvatore De Renzi del 1859. L’edizione di Salvatore De Renzi del 1859 è permeata dalla teoria dei quattro umori, infatti, oltre ai già citati aforismi ve ne sono molti altri che fanno riferimento ad uno dei quattro umori, nelle parti dedicate all’Igiene (Parte prima), alla Materia Medica (137) (Parte seconda), alla Semeiotica (Parte sesta), alla Terapeutica (Parte ottava) ed alla Nosologia (Parte nona).

Una trattazione della malinconia si trova anche nel breve scritto in lingua ebraica, adespoto ed incompleto, indicato come Practica. L’opera non fornisce indicazioni dirette sull’autore o sul suo luogo d’origine, ma presenta numerose analogie con alcuni testi della tradizione salernitana ed in particolare con le opere di Garioponto e di Petroncello, autori fioriti nella prima metà dell’XI secolo. Il capitolo sulla malinconia è il V ma si accenna ad essa anche nel IV. (138) Così inizia il capitolo V: “E’ la malattia che proviene dalla bile nera, (che) salita fino al cervello, fa cambiare la ragione e mutare la mente e il corpo.” (139) L’autore correla la maggior parte dei mali ad una cattiva dieta. Questo trattato, per quanto breve, mostra gli scambi che avvenivano fra culture nell’Italia meridionale dell’XI secolo (140) e ci è stato trasmesso da due codici miscellanei, uno conservato a Firenze presso la Biblioteca Medico-Laurenziana con la segnatura Plu. 88.37 e l’atro a Monaco presso la Bayerische Staatsbiblioteheck con la segnatura Cod. hebr. 231. (141)

La teoria umorale ha dominato pressoché incontrastata per secoli, ed è solo dalla fine del Seicento in poi che le conquiste ottenute in anatomia umana, in chimica ed in fisica l’hanno messa in crisi (142) ed è stata poi scardinata dalla teoria della patologia cellulare enunciata nel 1855 dal patologo tedesco Rudolf Virchow (n. 1821 – m. 1902). (143)

Bibliografia e sitografia

1.https://scuolamedicasalernitana.cultura.gov.it/index9889.html?it/127/dottrina-tetradica URL consultato il 10/02/2025.

2.A. Touwaide, Le origini. La teoria umorale nell’antichità. Conferenza online del 27 aprile 2021 a cura della Cattedra UNESCO Salerno Plantae Medicinales Mediterraneae.

3.https://www.treccani.it/enciclopedia/presocratici_(Dizionario-di-filosofia)/ URL consultato il 10/02/2025.

4.https://www.treccani.it/enciclopedia/aristotele/ URL consultato il 10/02/2025.

5.https://www.treccani.it/vocabolario/fisiologo/ URL consultato il 10/02/2025.

6.A. Touwaide, Le origini. La teoria umorale nell’antichità. Conferenza online del 27 aprile 2021 a cura della Cattedra UNESCO Salerno Plantae Medicinales Mediterraneae.

7.https://www.treccani.it/enciclopedia/talete-di-mileto_(Dizionario-di-filosofia)/ URL consultato il 10/02/2025.

8.https://www.treccani.it/enciclopedia/arche_%28Dizionario-di-filosofia%29/ URL consultato il 10/02/2025.

9.https://www.treccani.it/enciclopedia/anassimandro-di-mileto_(Dizionario-di-filosofia)/ URL consultato il 10/02/2025.

10.https://www.treccani.it/enciclopedia/anassimene-di-mileto_%28Dizionario-di-filosofia%29/ URL consultato il 10/02/2025.

11.https://www.treccani.it/enciclopedia/eraclito-di-efeso/ URL consultato il 10/02/2025.

12.L. Perilli, Alcmeone di Crotone tra filosofia e scienza. Per una nuova edizione delle fonti, Quaderni Urbinati di Cultura Classica, New Series, Vol. 69, No. 3 (2001), p. 56.

https://www.academia.edu/42245365/Alcmeone_di_Crotone_tra_filosofia_e_scienza_Per_una_nuova_edizione_delle_fonti URL consultato il 10/02/2025.

13.L.R. Angeletti, Polibo e l’eredità di Ippocrate, Medicina nei Secoli Arte e Scienza, 1989, 1, p. 30.

14.R. Klibansky, E. Panofsky e F. Saxl, Saturn and Melancholy, 1979, p. 5.

15.https://www.treccani.it/enciclopedia/empedocle-d-agrigento_(Enciclopedia-Italiana)/ URL consultato il 10/02/2025.

16.R. Klibansky, E. Panofsky e F. Saxl, Saturn and Melancholy, 1979, p. 6.

17.G. Squillace, Filistione di Locri: un medico del IV secolo a.C. tra Grecia, Magna Grecia e Sicilia, Georg Olms Verlag, 2017, p. 33.

https://books.google.it/books?id=y8lmDwAAQBAJ&pg=PA239&lpg=PA239&dq=giuseppe+squillace+filistione+di+locri&source=bl&ots=9QcjX82XfM&sig=ACfU3U3B-JWzPfHiwrFdE0t4YuWFHn1uuQ&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwj599bBi-fxAhWIu6QKHfISBuU4HhDoATAHegQIEhAD#v=onepage&q=giuseppe%20squillace%20filistione%20di%20locri&f=false URL consultato il 16/07/2021

18.R. Klibansky, E. Panofsky e F. Saxl, Saturn and Melancholy, 1979, p. 7.

19.Ibidem, p. 4

20.Ibidem, p. 5.

21.L.R. Angeletti, Polibo e l’eredità di Ippocrate, Medicina nei Secoli Arte e Scienza, 1989, 1, p. 30.

22.https://www.treccani.it/enciclopedia/ippocrate/

23.http://cne.unipv.eu/site/home/conoscere-la-neurochirurgia/articolo460001720.html URL consultato il 10/02/2025.

24.https://www.bloomsbury.com/uk/conflict-in-ancient-greece-and-rome-9781610690195/

URL consultato il 10/02/2025.

25.https://www.treccani.it/enciclopedia/ippocrate_(Enciclopedia-Italiana)/ URL consultato il 10/02/2025.

26.R. Klibansky, E. Panofsky e F. Saxl, Saturn and Melancholy, 1979, p. 8.

27.L.R. Angeletti, Polibo e l’eredità di Ippocrate, Medicina nei Secoli Arte e Scienza, 1989, 1, p. 27.

28.Ibidem, p. 35.

29.Ibidem, p. 36.

30.R. Klibansky, E. Panofsky e F. Saxl, Saturn and Melancholy, 1979, p. 8.

31.Ibidem, p. 10.

32.Ibidem, p. 9.

33.https://www.treccani.it/enciclopedia/ateneo-di-attalia/ URL consultato il 10/02/2025.

34.A. Touwaide, Le origini. La teoria umorale nell’antichità. Conferenza online del 27 aprile 2021 a cura della Cattedra UNESCO Salerno Plantae Medicinales Mediterraneae.

35.https://www.treccani.it/enciclopedia/isidoro_%28Enciclopedia-Dantesca%29/ URL consultato il 10/02/2025.

36.P. Morpurgo, Filosofia della natura nella Schola salernitana del secolo XII, Editric(nell’ultimo quarto del VI secolo, o piuttosto al principio o a metà (e oltre) del V secolo a.C.. e CLUEB Bolo-gna 1990, p. 210.

37.A. Touwaide, Le origini. La teoria umorale nell’antichità. Conferenza online del 27 aprile 2021 a cura della Cattedra UNESCO Salerno Plantae Medicinales Mediterraneae.

38.G. Lauriello, Ippocrate Le ghiandole, Salerno 1992, p. 25.

39.Ibidem, p. 26.

40.Ibidem, p. 36.

41.Ibidem, p. 37.

42.A. Touwaide, Le origini. La teoria umorale nell’antichità. Conferenza online del 27 aprile 2021 a cura della Cattedra UNESCO Salerno Plantae Medicinales Mediterraneae.

43.Ibidem.

44.R. Klibansky, E. Panofsky e F. Saxl, Saturn and Melancholy, 1979, p. 4.

45.L.R. Angeletti, Polibo e l’eredità di Ippocrate, Medicina nei Secoli Arte e Scienza, 1989, 1, p. 31.

46.R. Klibansky, E. Panofsky e F. Saxl, Saturn and Melancholy, 1979, p. 3.

47.Ibidem, p. 4.

48.Ibidem, p. 3.

49.Ibidem, p. 12.

50.F. Orio, G. Scarsi, Attualità della Scuola Medica Salernitana, Momento Medico 2005, p. 50.

51.R. Klibansky, E. Panofsky e F. Saxl, Saturn and Melancholy, 1979, p. 12.

52.F. Orio, G. Scarsi, Attualità della Scuola Medica Salernitana, Momento Medico 2005, p. 50.

53.https://news.uniroma1.it/02122024_1430 URL consultato il 10/02/2025

54.https://www.paestumsites.it/magna-grecia/filosofi-della-magna-grecia/alcmeone-di-crotone URL consultato il 10/02/2025.

55.Dossografo: nome con cui sono indicati gli antichi scrittori (Teofrasto, Ario Didimo, Aezio, Giovanni Stobeo, ecc.) che raccolsero le dottrine dei filosofi greci. s. m. [comp. del gr. δόξα «opinione, dottrina» e –grafo].

Fonte: https://www.treccani.it/vocabolario/dossografo/?search=doss%C3%B2grafo%2F URL consultato il 10/02/2025.

56.https://www.treccani.it/enciclopedia/aezio-dossografo_(Dizionario-di-filosofia)/ URL consultato il 10/02/2025.

57.A. Maddalena in G. Giannantoni (a cura di), I Presocratici. Testimonianze e frammenti, Bari-Roma 1986, Laterza, vol. I, p. 241. https://quarsoft.info/index.php/megale-hellas/personaggi-illustri-della-magna-grecia?view=article&id=51 URL consultato il 10/02/2025.

58.O. Pecere, Il ruolo del monachesimo benedettino nella trasmissione dei classici: Montecassino, – in Codex aquilarensis vol. 3 (1990) p. 41.

59.P. Capparoni, “De quattuor humoribus corporis humani” di Alfano I° Arcivescovo di Salerno (Sec. XI), Istituto Nazionale Medico Farmacologico “Serono” 1928, p. 3.

60.P.O. Kristeller, La Scuola di Salerno il suo e il suo contributo alla storia della scienza, Rassegna Storica Salernitana, Appendice al fascicolo I – IV, 1955, p. 15.

61.G. Vitolo, Origini e sviluppi istituzionali della Scuola, in I. Gallo (a cura di) Salerno e la sua Scuola Medica, ed. Boccia, 1994, p. 34.

62.M. Schipa, Alfano I, arcivescovo di Salerno, Enciclopedia Italiana (1929) https://www.treccani.it/enciclopedia/alfano-i-arcivescovo-di-salerno_(Enciclopedia-Italiana)/

63.I. Chirico, Il prologo di Alfano al “De natura hominis” di Nemesio, Rassegna Storica Salernitana, Vol. 39, XX, 1, 2003, p. 17.

64.D. Sorrentino, Alfano I, Salerno, s.d., pp.16-17.

65.A. Sordillo, «Indissolubile vinculum karitatis». Pier Damiani e Alfano I di Salerno, Noctua, anno VIII, nn. 1-2, 2021, DOI: 10.14640/NoctuaVIII8, nota 48 a p. 248

66.P. Capparoni, “De quattuor humoribus corporis humani” di Alfano I° Arcivescovo di Salerno (Sec. XI), Istituto Nazionale Medico Farmacologico “Serono”, 1928, pp. 9 – 12.

67.K. Burkhard, Nemesii episcopi premnon physicon, Lipsia, 1917 p. 62.

68.A. Sordillo, «Indissolubile vinculum karitatis». Pier Damiani e Alfano I di Salerno, Noctua, anno VIII, nn. 1-2, 2021, DOI: 10.14640/NoctuaVIII8, nota 48 a p. 248

69.A. Lentini, Alfano, Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 2 (1960)

https://www.treccani.it/enciclopedia/alfano_(Dizionario-Biografico)/ URL consultato il 10/02/2025.

70.I. Chirico, Il prologo di Alfano al “De natura hominis” di Nemesio, Rassegna Storica Salernitana, Vol. 39, XX, 1, 2003, p. 9.

71.V. von Falkenhausen, Costantino Africano, Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 30 (1984) https://www.treccani.it/enciclopedia/costantino-africano_%28Dizionario-Biografico%29/ URL consultato il 10/02/2025.

72.D. Sorrentino, Alfano I, Salerno, s.d., p. 22.

73.I. Chirico, Il prologo di Alfano al “De natura hominis” di Nemesio, Rassegna Storica Salernitana, Vol. 39, XX, 1, 2003, p. 9.

74.G. Vitolo, Origini e sviluppi istituzionali della Scuola, in I. Gallo (a cura di) Salerno e la sua Scuola Medica, ed. Boccia, 1994, p. 35.

75.P. Capparoni, “De quattuor humoribus corporis humani” di Alfano I° Arcivescovo di Salerno (Sec. XI), Istituto Nazionale Medico Farmacologico “Serono”, 1928, pp. 7 e 14.

76.Ibidem, pp. 23-24.

77.L. Mauro, Guida alla Visita del Giardino della Minerva, 2009, p. 8.

78.V. von Falkenhausen, Costantino Africano, Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 30 (1984) https://www.treccani.it/enciclopedia/costantino-africano_%28Dizionario-Biografico%29 URL consultato il 10/02/2025.

79.L. Mauro, Guida alla Visita del Giardino della Minerva, 2009, p. 8.

80.A. De Martino, Costantino Africano, in M. Pasca (a cura di) La Scuola Medica Salernitana, Electa 2005, p. 50.

81.M. Dell’Omo, Pietro Diacono, Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 83 (2015) https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-diacono_(Dizionario-Biografico)/ URL consultato il 10/02/2025.

82.V. von Falkenhausen, Costantino Africano, Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 30 (1984) https://www.treccani.it/enciclopedia/costantino-africano_%28Dizionario-Biografico%29/ URL consultato il 10/02/2025.

83.P.O. Kristeller, La Scuola Medica di Salerno secondo ricerche e scoperte recenti, Quaderni del Centro studi e documentazione della Scuola Medica Salernitana, 5, Salerno 1980, p. 6.

84.P.O. Kristeller, La Scuola di Salerno il suo e il suo contributo alla storia della scienza, Rassegna Storica Salernitana, Appendice al fascicolo I – IV, 1955, p. 28.

85.A. Crosta, Medicina Medievale, https://www.afom.it/wp-content/uploads/medicina-medievale.pdf

86.P. Morpurgo, Filosofia della natura nella Schola salernitana del secolo XII, Editrice CLUEB Bologna 1990, p. 199.

87.M Conforti, La Scuola di Salerno e l’Articella, Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco (2014) https://www.treccani.it/enciclopedia/la-scuola-di-salerno-e-l-articella_(Storia-della-civiltà-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/ URL consultato il 10/02/2025.

88.P.O. Kristeller, La Scuola Medica di Salerno secondo ricerche e scoperte recenti, Quaderni del Centro studi e documentazione della Scuola Medica Salernitana, 5, Salerno 1980, p. 10.

89.Ibidem, p. 7.

90.P.O. Kristeller, La Scuola di Salerno il suo e il suo contributo alla storia della scienza, Rassegna Storica Salernitana, Appendice al fascicolo I – IV, 1955, p. 28.

91.P.O. Kristeller, La Scuola Medica di Salerno secondo ricerche e scoperte recenti, Quaderni del Centro studi e documentazione della Scuola Medica Salernitana, 5, Salerno 1980, p. 15.

92.F. Cavalli, Le basi della medicina – I. Qualità, umori e complessioni, Accademia Jaufre Rudel di studi medievali, https://www.accademiajr.it/node/57 URL consultato il 10/02/2025.

93.https://www.treccani.it/enciclopedia/urso-da-salerno_(Dizionario-Biografico)/ URL consultato il 10/02/2025.

94.Ḥunayn ibn Isḥāq (n. 808, al-Ḥīrah, vicino Baghdad, Iraq – m- 873 a Baghdad) conosciuto con il nome latino Joannitius. https://www.britannica.com/biography/Hunayn-ibn-Ishaq URL consultato il 10/02/2025.

95.P. Morpurgo, Filosofia della natura nella Schola salernitana del secolo XII, Editrice CLUEB Bologna 1990, p. 199.

96.Ibidem, p. 201.

97.Ibidem, p. 207.

98.https://www.treccani.it/enciclopedia/vincenzo-di-beauvais_(Enciclopedia-Italiana)/ URL consultato il 10/02/2025.

99.https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-d-abano_%28Dizionario-Biografico%29/ URL consultato il 10/02/2025.

100.P. Morpurgo, Filosofia della natura nella Schola salernitana del secolo XII, Editrice CLUEB Bologna 1990, p. 208.

101.Ibidem, p. 216.

102.P.O. Kristeller, La Scuola di Salerno il suo e il suo contributo alla storia della scienza, Rassegna Storica Salernitana, Appendice al fascicolo I – IV, 1955, p. 27.

103.https://www.academia.edu/43434902/_Urso_da_Salerno_in_Dizionario_Biografico_degli_Italiani_Vol_97_Roma_Istituto_dell_Enciclopedia_italiana_2020_p_612_614 URL consultato il 10/02/2025.

104.P. Morpurgo, Filosofia della natura nella Schola salernitana del secolo XII, Editrice CLUEB Bologna 1990, p. 213.

105.Ibidem, p. 232.

106.https://scuolamedicasalernitana.cultura.gov.it/index18a6.html?it/98/maestri&pag=18 URL consultato il 10/02/2025.

107.M. Oldoni, Un Medioevo senza santi: la Scuola Medica di Salerno dalle origini al XIII secolo, in M. Pasca (a cura di) La scuola medica salernitana, storia, immagini, manoscritti dall’XI al XIII secolo, Electa Napoli, 2005, p. 24.

108.G. Vitolo, Origini e sviluppi istituzionali della Scuola, in I. Gallo (a cura di) Salerno e la sua Scuola Medica, ed. Boccia, 1994, p. 35.

109.R. Klibansky, E. Panofsky e F. Saxl, Saturn and Melancholy, 1979, pp. 13-14.

110.https://patrimoniodigital.ucm.es/s/patrimonio/item/402066 URL consultato il 10/02/2025.

111.https://patrimoniodigital.ucm.es/files/original/98397e0fc547ce39f3880efae74df593bcc8f29b.pdf URL consultato il 10/02/2025.

112.P. Cantalupo, Un trattatello medioevale salernitano sull’alimentazione: Il De flore dietarum, Annali Cilentani – Quaderno 2, 1992, p. 6-7 e 9.

113.Ibidem, p. 11.

114.Ibidem, pp. 12-13

115.E. M. Cartelle, Prefazione a Filosofia della natura nella Scuola Salernitana del secolo XII, p. XVI, Bologna 1990, di P. Morpurgo.

116.P. Cantalupo, Un trattatello medioevale salernitano sull’alimentazione: Il De flore dietarum, Annali Cilentani – Quaderno 2, 1992, pp. 17 e 19.

117.Ibidem, pp. 59 e 60.

118.Ibidem, p. 13.

119.Il corpo umorale e le sue esigenze sono spiegati dal punto di vista di un medico inglese in Timothie Bright, A Treatise, Wherein is Declared the Sufficiencie of English Medicines…, H. L., Londra, 1615, appendice (nota 5.) in Medicina tradizionale I parte, su altrogiornale.org

http://www.altrogiornale.org/quando-la-medicina-alternativa-era-quella-tradizionale-prima-parte/ URL consultato il 01/08/2021.

120.P. Giordo, Iniziazione all’alimentazione terapeutica. La salute attraverso il cibo, Roma, Mediterranee 2007, pp. 31-32 https://books.google.it/books?id=KXicaG88xcYC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false URL consultato il 02/08/2021.

121.M. Pasca (a cura di) La Scuola Medica Salernitana nel Museo Virtuale, p. 18. https://scuolamedicasalernitana.cultura.gov.it/pdf/monografia%20sul%20museoac0b.pdf?id=213 URL consultato il 10/02/2025.

122.C. Bottiglieri, Il testo e il carattere del Liber pandectarum medicinae di Matteo Silvatico, Kentron, 29, 2013 https://journals.openedition.org/kentron/680; https://doi.org/10.4000/kentron.680 p. 1. URL consultato il 10/02/2025.

123.C. Bottiglieri, Silvatico Matteo, Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 92 (2018) https://www.treccani.it/enciclopedia/matteo-silvatico_(Dizionario-Biografico)/ URL consultato il 10/02/2025.

124.A. Sinno, (traduzione e note di) Regimen Sanitatis Flos Medicinae Scholae Salerni, Ugo Mursia Editore, 1987, p. 208.

125.C. Bottiglieri, Il testo e il carattere del Liber pandectarum medicinae di Matteo Silvatico, Kentron, 29, 2013 https://journals.openedition.org/kentron/680; https://doi.org/10.4000/kentron.680 p. 1. URL consultato il 10/02/2025.

126.Ibidem, p. 2.

127.L. Mauro, Guida alla Visita del Giardino della Minerva, 2009, p. 5.

128.C. Bottiglieri, Il testo e il carattere del Liber pandectarum medicinae di Matteo Silvatico, Kentron, 29, 2013 https://journals.openedition.org/kentron/680; https://doi.org/10.4000/kentron.680 p. 3. URL consultato il 10/02/2025.

129.L. Mauro, Influenza della dottrina umorale nelle conoscenze terapeutiche salernitane, Evento del 25/05/2021 curato dalla Cattedra UNESCO Salerno Plantae Medicinales Mediterraneae e L. Mauro, Guida alla Visita del Giardino della Minerva, 2009, p. 8.

130.P.O. Kristeller, La Scuola di Salerno il suo e il suo contributo alla storia della scienza, Rassegna Storica Salernitana, Appendice al fascicolo I – IV, 1955, pp. 40–41.

131.I. Gallo e L. Troisi (a cura di), Regimen Sanitatis Salernitanum Norme salernitane per la salute, Salerno 2003, p. 7.

132.Aforisma: breve massima che riassume in modo chiaro e suggestivo il risultato di precedenti ricerche o meditazioni. Fonte: https://www.treccani.it/enciclopedia/aforismo_(Enciclopedia-Italiana)/ URL consultato il 10/02/2025.

133.P. Capone, Naturalmente sani. Il nuovo Regimen della Scuola Medica Salernitana, 2017 Edizioni EUTòPIA, pp. 13 e 110-116.

134.Regola Sanitaria Salernitana, versione italiana di Fulvio Gherli, Edizioni Saturnia – Roma 1975, pp. 72-81.

135.S. De Renzi, Collectio Salernitana, Tomo V, Napoli 1859, pp. 48-50.

136.Ibidem, pp. 56-58.

137.Materia medica: insieme di nozioni sulle proprietà terapeutiche delle sostanze utilizzate per la cura di stati morbosi. (Il termine deriva dal titolo di un’opera di Dioscoride “De materia medica” del I sec. d.C.). La materia medica, nella prima metà del XIX secolo, si trasformò gradualmente nella farmacologia come disciplina scientifica. Fonte: L. Caprino, Il farmaco, 7000 anni di storia dal rimedio empirico alle biotecnologie, Armando editore 2011 p. 116.

138.G. Lacerenza, Le sezioni sulla malinconia nella Practica, prontuario ebraico di medicina altomedioevale, in A. Grossato (a cura di) Quaderni di Studi Indo-Mediterranei, Edizioni dell’Orso, 2010, pp. 166- 168.

139.Ibidem, pp. 169-170.

140.Ibidem, p. 174.

141.Ibidem, pp. 166-167.

142.P. Giordo, Iniziazione all’alimentazione terapeutica. La salute attraverso il cibo, Roma, Mediterranee 2007, p. 17. https://books.google.it/books?id=KXicaG88xcYC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false URL consultato il 02/08/2021.

143.https://www.treccani.it/enciclopedia/patologia-cellulare_%28Enciclopedia-Italiana%29/

URL consultato il 16/07/2021.

IMG-20250220-WA0019
Un medico che esamina un campione di urina. (Foto di G. Ferrantino)
Back To Top
Cerca