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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Il rammarico per la politica che non è riuscita a capire, fino in fondo: abbiamo bisogno di una svolta seria e non più rinviabile.
La storia dei naufraghi in attesa del nuovo mondo
Per non farsi travolgere dall’ondata di riflessi negativi derivanti da quanto sta imperversando da un anno a questa parte, rimbalza l’emergenza sanitaria, che non va solo contenuta o controllata: va superata attraverso il ricorso ai vaccini, facendo lo sforzo massimo proponibile nel più breve tempo possibile.

La lettura delle vicende legate alla fondazione di Roma e alla nascita di un ciclo di percorsi storici e mitologici – ampiamente radicato nel contesto delle mille narrazioni nelle quali era già immerso il mondo intero all’epoca conosciuto (e sconosciuto) – consente di avvicinarsi ad un itinerario che, per non pochi versi, richiama alla mente la parabola che larga parte della contemporaneità e, in particolare, l’Italia, sta provando ad attraversare in questo non facile periodo. Se da un lato si reitera il messaggio che siamo alla vigilia di preannunciati cambiamenti sostanziali – o, almeno, così pare di comprendere, guardando le immagini televisive e ascoltandone l’audio così esplicativo –  dall’altro pare prendere forma una specie di immersione in un clima che può agganciarsi alle atmosfere post-belliche. Naufraghi in cerca e in attesa di una rinnovata cornice nella quale inserire vecchi contesti – sociali, economici, culturali, creativi – guidati verso la riconquista della sostanza, ma anche della forma, perduta in moltissimi errori e nel consistente sprofondamento in un mare di debiti che, nel caso dell’Italia, appare davvero senza limiti.

Tra i tanti fili che raccontano – se ben assemblati, studiati, proposti – le mille vicende che consentono di ricostruire il mito della fondazione di Roma, emergono tanti spunti di riflessione anche sul momento attuale che aiutano a riflettere e a vedere, se possibile, più lontano. Perché un punto appare preliminarmente importante: nel disastro economico che ha preso forma e dal quale occorre ripartire – anteponendo sempre la necessità di sconfiggere la pandemia in atto – non si può fare a meno di individuare la necessità preminente che risiede nella salvezza materiale delle comunità ristrette nella battaglia contro il virus. Di fronte alle numerose azioni che occorre mettere in campo celermente – è stato questo il senso di fondo delle parole del presidente del Consiglio Draghi – per non farsi travolgere dall’ondata di riflessi negativi derivanti da quanto sta imperversando da un anno a questa parte, rimbalza l’emergenza sanitaria. Che non va solo contenuta o controllata: va superata attraverso il ricorso ai vaccini, facendo lo sforzo massimo proponibile nel più breve tempo possibile.

Non pochi spunti di riflessione possono giungere da alcuni bellissimi racconti che ricadono nella sfera del mondo antico a proposito della lunga scia mitologica derivante dal mito agganciato alla guerra di Troia e alla fondazione di Roma. Nel volume “Enea. L’ultimo dei Troiani, il primo dei Romani” – di Mario Lentano, Salerno Editrice, Roma, 2020) – si ha la possibilità di entrare in contatto con tante citazioni di non pochi componimenti attraverso i quali si ricostruisce in profondità il diffondersi di un mito che resta ancora fortemente presente nell’immaginario complessivo. A fine pagina 48 si legge questa: “Afrodite sottrasse Enea e Anchise, avendo pietà del vecchio e del figlio, e lontano dalla patria li insediò in Ausonia; si compiva così la volontà degli dei con l’approvazione di Zeus, affinché fosse perenne il dominio di Afrodite che ama la guerra, attraverso i suoi figli e nipoti” (“Presa di Troia”, scritto dal greco Trifiodoro, fine del III e primi anni del IV secolo dopo Cristo). L’intervento divino sceglieva padre e  figlio per proiettarli in un una nuova terra, un nuovo mondo, una nuova epoca. Ma, soprattutto, per avviarli alla costruzione di una nuova patria che, poi, sarebbe diventata la grande Roma. E’ la descrizione, se vogliamo, del passaggio al futuro senza dimenticare il passato, cambiando, però, il confine – ci piace immaginare – non solo geografico, provando a congiungere i punti ancora variabili del cielo. Per i nostri figli, ha spiegato Draghi. E solo per questo motivo, bisogna dirlo, vale la pena di crederci fino in fondo. Con tanti saluti a tutto quel contorno – non solo politico – che non è proprio riuscito a capire, fino a questo momento vogliamo sperare, che abbiamo bisogno di una svolta seria e non più rinviabile.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

 

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La "riscoperta" dell'Italia
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