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Il ruolo strategico del “Barnum” mediatico sostanzialmente incentrato sui social network.
La “rivoluzione” 4.0? Questione di info/comunicazione
“Ogni vero cambiamento strutturale non può non confrontarsi con la sua rappresentazione esterna, perché solo la sua interazione con le comunità di riferimento riesce a generare l’effetto/domino vincente”.

di Pasquale Persico e Ernesto Pappalardo

Che cosa significa oggi fare comunicazione? Che cosa sono o possono essere oggi le Scienze della Comunicazione? E che rapporto/relazione può esistere tra di esse e la rappresentazione dei processi di sviluppo dell’economia? Il tema è affascinante, se lo rapportiamo – per esempio – alla nuova “religione” dell’Industria 4.0. Nel momento della nuova rivoluzione industriale, quella digitale, è evidente che il principale processo di cambiamento deve investire il linguaggio della comunicazione. Altrimenti viene a mancare un pezzo fondante di questa intrigante rivoluzione. Naturalmente, non parliamo soltanto di codici e linguaggi di programmazione “interni”, cioè indispensabili per fare funzionare l’interattività tra le macchine e tra le macchine e l’uomo. A noi interessa di più il “pezzo” finale. L’ultimo (o il primo, dipende dai punti di vista) miglio della comunicazione di Industria 4.0. Quella tipologia di comunicazione che si mescola con l’informazione e diventa un ibrido fertile (si spera): l’info/comunicazione. Ogni vera rivoluzione non può non confrontarsi con la sua rappresentazione esterna, perché solo la sua interazione con le comunità di riferimento riesce a generare l’effetto/domino. L’effetto che travolge ogni ostacolo culturale ed economico fino a farla diventare un fenomeno di massa. Tante rivoluzioni sono fallite proprio perché le élite che le hanno concepite non sono state in grado di farle tracimare nel popolo di riferimento. Oggi, potremmo dire, nel target di riferimento.

Nel caso di Industria 4.0 è molto chiaro come questa rivoluzione sia affidata – soprattutto al Sud – alla “narrazione” che dovrà essere prodotta per creare coinvolgimento e stimolare formazione a vari livelli in tutti gli attori che dovrebbero partecipare al processo di cambiamento: non solo le imprese, ma lavoratori e filiera istituzionale. In altre parole, se non diventa un movimento corale e resta soltanto un’opportunità di sviluppo economico e produttivo, assisteremo alla solita polarizzazione (specie al Sud): da un lato i “virtuosi”, le avanguardie imprenditoriali e professionali; dall’altro l’esercito degli ultimi della classe.

E, allora, la comunicazione deve mescolarsi all’informazione: il ruolo del “Barnum” mediatico (sostanzialmente incentrato sui social con il loro contorno di relazioni troppo spesso pericolosamente alla deriva) sarà determinante. Non solo, quindi, comunicazione, ma anche trasferimenti di dati e notizie di servizio e, quindi, informazione. Operazione non semplice, ma indispensabile.

C’è da elaborare – questo il ruolo delle Scienze della Comunicazione – una nuova didattica attraverso l’attivazione di Laboratori Membrana orientati alla costruzione di nuovi linguaggi e di nuovi veicoli conduttori di questi nuovi linguaggi. E’ il momento di produrre nuovi codici accessibili al più vasto numero auspicabile di potenziali partecipanti alla rivoluzione 4.0.

L’immagine sintetica dei nuovi Laboratori Membrana si può delineare in una vasta rete di relazioni digitali che mette a sistema i nuovi codici di comunicazione necessari ad una governance dei percorsi interni ed esterni ai luoghi della produzione in modo da generare economie e salti di scala. Sono, pertanto, i linguaggi ed i codici interfaccia i veri protagonisti della rivoluzione di Industria 4.0 e non soltanto le categorie tecnologiche, poiché il capitalismo dell’automazione flessibile cresce e si organizza in continuità e discontinuità legandosi alla riproduzione socializzante delle competenze che sono in rete.

Il percorso di de-materializzazione della conoscenza mette in crisi le discipline e solo la presenza di Laboratori Membrana può fare traspirare le tante e diverse abilità necessarie a creare le nuove Scienze della Comunicazione e dell’Informazione che, inevitabilmente, dovranno contaminarsi fino a diventare Scienze dell’Info/Comunicazione.

In definitiva la nuova didattica dell’info/comunicazione d’impresa deve generare “varietà” e “ codici” capaci di auto/trasformarsi nella vera fonte della produttività. Perché la produttività non è più soltanto espressione della tecnologia disponibile, ma orientamento strutturale ai nuovi scenari di crescita innovativa. Il fattore dei fattori è già diventato la capacità di governare i processi ed i cicli di realizzazione dei beni attraverso la comunicazione e l’informazione (all’interno ed all’esterno dei luoghi di quella che un tempo era la “fabbrica”).


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