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di Mariano Ragusa
I sorrisetti (direbbe Crozza) stampigliati sui volti in favore di telecamera. E il ditino puntato come maestrini attenti ad evidenziare errori altrui con la matita blu. In estrema sintesi è questo il canone estetico al quale, in tempi di talk show, aderiscono i vari emissari del Pd nel piccolo schermo a commentare, stigmatizzare, punire il centrodestra di governo alla prova della legge di Bilancio. Che la nuova squadra di Chigi sia incorsa in pasticci (vedi provvedimento sulla caccia ai cinghiali e l’emendamento sui fondi agli enti locali) è evidente. Per non dire di una manovra che anziché sanare, aumenta qualche squilibrio sociale.
È legittimo confutare e combattere sul piano politico. E fa il suo mestiere l’opposizione, in particolare il Pd. Tuttavia c’è qualche disarmonia anche in questa parte politica. Quel canone estetico al quale abbiamo fatto cenno sembra assorbirne ogni altra possibile definizione. É come se oltre quel canone non ci sia vita, pensiero, idee, proposte pur necessarie a dire di sé stessi cosa si è e cosa si vuole essere e rappresentare.
Non sono le ideuzze “a contrario” esibite per contrastare le scelte sulla legge di Bilancio di recente approvata, a fare del Pd un partito della proposta. E semplicemente perché non c’è un Partito.
Ri-nascerà dal congresso che sceglierà la nuova leadership? Le scommesse sono aperte.
Grandi sorprese, allo stato attuale del confronto interno, non sembra se ne annuncino. Il che ha una sua ragionevolezza. La degenerazione correntizia (che ha dato luogo a gruppi e microsistemi di potere localizzati eppure tenuti insieme dal collante della convenienza e del potere) è davvero il male dal quale il Pd deve guarire per rinascere? Difficile essere assertivi. Perché, fuor di idealismi politologici, quella “degenerazione” è stata la forza almeno di tenuta (nella sconfitta elettorale) del partito.
Volete che pur accettando qualche modernizzazione e restyling, gli interpreti di quello schema vi rinuncino in uno slancio palingenetico ed autodistruttivo? Impossibile che accada. Accadrà invece più ragionevolmente un negoziato interno che riclassificherà l’ordine dei fattori. Senza mutare o solo alterare il risultato. Del resto, si leggono o si ascoltano discorsi di sincera prospettiva da dare ad un Pd che galleggia sulla storia che gli corre a lato? Non pare proprio. Ma forse lo sguardo di chi scrive è limitato, non coglie ciò che nel profondo eppur si muove.
Forse quello sguardo subisce l’abbaglio del “canone estetico” di cui sopra. Al di là del quale non si percepisce vita.
