GLOCAL di Ernesto Pappalardo »
Nel corso delle giornate continua a confermarsi da parte della politica, prioritariamente, la tendenza a riprendersi, senza alcuna prudenza, il centro della scena mediatica. Con un solo valore-notizia sostanziale: la determinazione degli obiettivi e il superamento dei “traguardi” che man mano si pongono in sequenza. Insomma, il messaggio è sempre più chiaro: meno male che ci siamo noi (e non gli avversari) in questo momento (e nei momenti futuri) a guidare la macchina del governo. Inutile dire che questo atteggiamento – sempre legato, per la verità, alla necessità di dominare lo scenario – è tante volte davvero difficile da interpretare e comprendere fino in fondo. Anche perché se ne rintraccia un altro in tanti aspetti simile, sebbene contrario. E’ quello delle opposizioni, ma anche di tante parti della stessa maggioranza di governo chiamate a “dimostrare” che non solo sono sempre centrali e determinanti nei processi decisionali, ma anche dal punto di vista dell’impostazione e dell’individuazione degli obiettivi programmatici non peccano affatto di ritardi o di pigrizie strategiche. In altre parole, siamo in una “botte di ferro”: se dovesse rilevarsi non adeguata la maggioranza – o quanto a noi appare configurarsi come coalizione dominante – c’è sempre pronta la fonte oppositiva a ritagliarsi il ruolo di punto di riferimento sostanziale. E’ questo il quadro che viene spinto – ora per ora – davanti al complesso universo info/comunicativo che, poi, si affastella nel cercare chiavi di lettura e percorsi interpretativi, non rivelando in pieno la desolazione che, in realtà, impera lungo giornate politiche che non hanno alcunché di veramente importante da trasmettere. Anzi, il più delle volte si rivelano per quello che in realtà sono: tentativi di esercizio, spesso non riusciti, di applicare una logica dominante a un contesto difficile, molto lontano da un disegno che possa assumere le caratteristiche di condivisione con il vasto popolo di elettori che, pure, in un modo o nell’altro, prima o poi, ritorneranno fondamentali per i partiti e per i leader politici sull’italica scena.
In queste “guerre” e “guerriglie” quotidiane si avverte forte la sensazione che il degrado delle forze in campo si alimenta nello scontro continuo, nelle battaglie che si susseguono da un fronte all’altro, senza alcun limite, sempre nella convinzione che, alla fine, tirando le somme, vincerà chi ha saputo muoversi assicurandosi che non c’era nessuno alle sue spalle.
Naturalmente, le domande si susseguono e si ripetono nel tempo, perché proprio non si riesce a comprendere fino in fondo dove possa trovare accoglimento un modo di fare che un obiettivo lo ha già raggiunto, sebbene con ritardo. Il più totale disinteresse per gli equilibri, gli accordi, le persistenze nel trovare un modo condiviso di portare avanti le mille problematiche che abbiamo sul tappeto. Possibile che anche nella situazione attuale – basta dare uno sguardo neanche troppo approfondito ai numeri dell’economia – il predominio delle forze “vincenti” (sempre le proprie, mettendo al centro il partito al quale si può fare riferimento) sia la condizione permanente per guidare la macchina che deve orientare il Paese? Possibile che non si riesca a trovare una forma, più o meno condivisa, di “navigazione” intorno alle mille emergenze che sono sempre lì, come erano prima e come, purtroppo, appaiono destinate a rimanere, sebbene aggravate?
In altre parole, è molto triste dovere constatare che non è scattato nulla, che non si è trovata alcuna forma di inquadramento delle forze e delle energie politiche per portarci fuori da quella che si prospetta come maxi-emergenza sociale ed economica. Niente di niente. E ci tocca anche vedere annunciare con grande soddisfazione provvedimenti che ci conducono in una prospettiva di indebitamento probabilmente non rimborsabile, confidando sempre nell’Europa o in chissà quale altro miracolo.
Ernesto Pappalardo

Percorsi di indebitamento
