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La nuova azienda agricola? Controlla in “rete” la qualità Sessa (B.I Strategy): “La vera sfida è trasformare i dati in informazioni funzionali alla crescita”

“Oggi il settore agroalimentare in provincia di Salerno non è ancora in grado di sfruttare l’intero potenziale legato all’utilizzo delle innovazioni tecnologiche già disponibili per supportare le imprese nelle varie fasi gestionali. Eppure la sempre più avvertita esigenza di tracciare le produzioni ha fatto sì che i software siano diventati evoluti ed “intelligenti”, capaci, cioè, di seguire e monitorare l’intera filiera dai campi alla tavola dei consumatori”. Antonio Sessa (B.I. Strategy, premier partner IBM) – prendendo spunto dalle riflessioni emerse dal workshop sul tema “Sicurezza, tracciabilità, filiere lunghe. Business intelligente per l’agricoltura di qualità” – traccia il quadro di un comparto ancora alle prese con ritardi significativi proprio in un ambito che può fare la differenza anche sotto il profilo della programmazione economica e finanziaria delle singole imprese. “La business intelligence – dice Sessa a salernoeconomy.it – si basa sostanzialmente sul processo di evoluzione ed innovazione tecnologica: spostare l’attenzione dall’automazione all’ottimizzazione dei processi rappresenta l’obiettivo primario per accompagnare le aziende nei percorsi di crescita e nel tanto auspicato salto dimensionale che soprattutto nel Mezzogiorno tarda ad arrivare”. Ma che cosa significa costruire un’impresa “intelligente”? “Si tratta – risponde Sessa – di mettere bene a fuoco le dinamiche legate al cosiddetto “ritorno dell’investimento” (Roi), acquisendo, cioè, la capacità di integrare tutti i dati generati dai vari software di automazione (gestionali, di tracciabilità, Erp, ecc.), trasformando questi dati in informazioni e queste ultime – in forma semplificata e di facile consultazione – in conoscenza. Il tutto in tempo reale, senza avere bisogno di pause o spazi temporali che possono essere fonte di ritardi con gravi implicazioni in termini economici”. Ma quali passi devono compiere le imprese del comparto agricolo? “E’ un problema trasversale, in verità, a tutti i segmenti produttivi. Per mantenere e raggiungere un alto livello competitivo sul mercato, le aziende agricole si pongono, giustamente, l’obiettivo principale di realizzare un prodotto di alta qualità, al prezzo giusto, ottimizzando i processi di distribuzione, sia sotto l’aspetto qualitativo che economico. In questo modo si afferma l’esigenza di adottare un approccio integrato alla produzione, con sistemi che fotografano quotidianamente lo stato dell’azienda nel suo complesso, guidando progressivamente il management ad un sempre più efficiente approccio ai vari processi. Questo significa puntare ad avere la possibilità di andare oltre il dato che quantifica il guadagno su un prodotto (prezzo di vendita – costo di produzione), approfondendo tutti gli aspetti che concorrono a generare il costo totale di produzione. Con questa tipologia di individuazione dei costi effettivi si crea quel valore aggiunto per immettere sul mercato un prodotto di alta qualità assicurando all’azienda il massimo profitto”. “Esiste, poi, la necessità – sottolinea Sessa – di fare un altro tipo di lavoro gestionale: riconoscere tempestivamente e con certezza quale area dell’azienda non esprime al massimo le sue potenzialità, individuando perché questo accade, in modo da permettere ai manager di intervenire con strategie mirate sulla causa, avendo come effetto, un sicuro aumento dell’ottimizzazione dei processi e quindi di competitività”. Sullo sfondo restano i problemi della cosiddetta filiera lunga dell’agroindustria. L’obiettivo finale resta quello di valorizzare nel migliore dei modi la qualità che esprime il comparto agricolo in provincia di Salerno e nell’intero Mezzogiorno, affrontando le criticità di un settore che sconta l’eccessiva polverizzazione dimensionale delle aziende e la scarsa capacità contrattuale in sede di attivazione dei processi commerciali. Mario Gallo

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