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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Il quadro politico denota una netta frattura tra vecchie e “nuove” aggregazioni, in base alle antiche lotte per il potere.
La maturità del centrodestra e la grave crisi della sinistra
Ma siamo proprio sicuri che le prossime elezioni (europee e regionali) siano così "semplici"? In fondo, sono, però, già ben aggregate sulla strada del progressivo allontanamento dei cittadini dal voto.

Il clima reale è di piena vigilanza attiva, ma camuffata da “spensierata” attenzione, fin nei dettagli, ai sondaggi e a tutte quelle varie “invenzioni” che consentono alla politica di sopravvivere giorno per giorno, tra una scadenza e l’altra, fino a conquistare, realmente, quello che nessuno (dei politici) ama definire in maniera appropriata: il potere vero e proprio, il comando effettivo che incide sugli eventi e, quindi, sulla propaganda pratica delle opinioni: fare e decidere, più o meno, qualsiasi cosa. In queste ultime giornate, per esempio, non mancano i pretesti per scambiarsi accuse di un certo peso, che, però, faticano a tenere bene il passo con la prospettiva (politica) che si va delineando con una certa continuità, ma, soprattutto, aggregando quella che si delinea, nel breve e medio periodo, come una delle principali abitudini derivanti dal voto che trova una certa corrispondenza rispetto alle aspettative del corpo elettorale. Di quale abitudine tentiamo di parlare? Di un’abitudine essenziale per inquadrare le coordinate di un ciclo elettorale vincente e, soprattutto, ben capace di attraversare le varie fasi, che non sono quasi mai poche, anche di una sola stagione della politica nostrana. Insomma, il centrodestra appare ben posizionato per confermare le nette distanze con la sinistra (alla quale manca quello che per anni è stato definito il sostanziale “centro”) e delineare ancora l’attuale, prevalente, egemonia in un quadro chiaro e vincente.

Di fronte a tale contesto ci si aspetterebbe – dalla sinistra –  una campagna elettorale (per le europee del prossimo giugno, ma anche per le varie regionali in programma) molto sinteticamente individuabile, precisa, senza confusione di ruoli e aspettative. Senza, cioè, la mancanza di indicazioni precise e con una prospettiva larga, capace di mettere insieme alleanze aperte, ma – tratto prioritario – effettivamente rientranti in aree politiche non vaghe e sempre pronte al colpo di scena dopo il voto, soprattutto se vincente. E’ chiaro che stiamo delineando una prospettiva molto difficile da ritrovare nel contesto post-urne di quest’estate.

E, allora, emerge con chiarezza che è il momento giusto – ma mancano, ovviamente, leadership adeguate e aggregazioni prima di tutto di carattere eminentemente politico (non partitico) – per spalancare le porte e respirare aria nuova. A sinistra, ovviamente. Con l’obiettivo principale di ridisegnare il quadro di una non semplice alleanza che deve provare a riprendere, prima di tutto, il cammino sereno (ma fermo) dell’Europa, che conferma di essere il principale assetto di “governabilità possibile” dei prossimi anni. Alle prese con interpreti – politici ed egemonici – che non sono assolutamente tranquillizzanti: Usa, Russia, Cina, India e tante altre super potenze sempre più pronte a manifestare le proprie potenzialità.

In questo nuovo e sempre più attivo – anche rispetto a cornici di alleanze sedimentate nel tempo -scenario multipolare (dove non ci vuole molto a ritrovarsi di fronte sintesi relativamente nuove e ben lontane da priorità ideologiche), si materializzeranno le prossime elezioni in Italia. Siamo proprio sicuri che siano così “semplici”, anche se ben aggregate sulla strada del progressivo allontanamento dal voto?

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

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