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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Le “evoluzioni”, non semplici, che hanno accelerato una nuova e complessa fase.
La corsa al cambiamento? Con l’affanno della politica
Partiti in difficoltà rispetto alle reali esigenze di chi rappresentano, mentre occorre (sempre) tenere conto della necessità di evitare errori verso i quali gli spazi di reazione sono compressi. Si è aperta una partita per niente facile.

E’ sempre molto difficile rendersi conto di essersi incamminati in un percorso che – prima o poi – sfocerà in un mondo che, tra non poche difficoltà, sarà “dominato” dal cambiamento. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di aspirazioni che prendono la forma da tempo auspicata, ma di effettive predominanze – culturali, economiche, sociali – che, dopo varie e non semplici vicissitudini, riescono ad assumere una consistenza reale e diffusa. Naturalmente, è possibile prendere in considerazione centinaia di migliaia di casi, spesso non previsti o accolti in maniera non coerente con quanto, invece, si deduceva alla vigilia della loro affermazione ( o, meglio ancora, auto-affermazione). Se adattiamo questa riflessione al variegato arcipelago della politica italiana – senza eccessive differenziazioni tra lo scenario nazionale e il resto delle conformazioni locali – ci rendiamo conto che, nonostante la diversità di reazioni in atto, il modulo di riferimento è praticamente lo stesso. In altre parole, di fronte al mutamento che sta prendendo forma – in realtà da diverso tempo – con una particolare accelerazione attribuita agli ultimi avvenimenti in campo politico, non possiamo evitare di constatare che ogni cosa ha assunto la prospettiva della “partenza”, auto-costruendosi un sentiero che conduce a una meta precisa e razionale. Quello che manca è, però, un “pezzo” importante: l’imprevisto o l’imprevedibile, che può rallentare o accelerare, ma, che, soprattutto, richiama a constatare che non tutto si potrà compiere rispettando in pieno traguardi e scadenze. E in mezzo spicca il disorientamento delle moltitudini che non riescono a comprendere bene quello che sta accadendo. O meglio: quello che non sta accadendo. E’ come se il mondo intero – pur riaffermando continuamente la propria propensione alla razionale scelta di aderire pienamente a quanto è stato messo a punto ( in vari campi di riferimento, a cominciare dalla sanità e per finire al tentativo di governare le onde dell’economia alle prese con la ricerca di una nuova stabilità nell’instabilità) – rimanesse tutta la notte sveglio per accertarsi che il disastro non si è ancora compiuto, né si compirà.

La lettura delle ultime analisi su quello che si denota attualmente e su come si svilupperanno i prossimi mesi –  principalmente dal punto di vista politico ed economico – induce a nutrire non poche speranze (ma anche sensate preoccupazioni) verso una serie di cambiamenti che si prospettano, senza dubbio, sostanziali.

Non può bastare l’ipotesi del cambiamento – che è assolutamente necessario – per  mettere da parte non poche riflessioni che inducono a valutare con grande attenzione tutti i percorsi che, pure, vengono delineati con entusiasmo o con una fin troppo facile positiva accoglienza.

In realtà, quello che è chiaro è che siamo di fronte a una serie di “evoluzioni” – della politica, principalmente – che aprono una nuova fase. Non è altrettanto chiaro dove si fermerà – e quando questo accadrà – il movimento che è, in qualche modo, iniziato.

Come spesso accade in queste circostanze, mentre assistiamo a una propensione generalmente positiva, va sempre, però, tenuto conto della necessità di evitare, per quanto possibile, gli errori verso i quali gli spazi di reazione sono estremamente stretti. Non è, per niente, una partita facile.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

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