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di Pasquale Persico
Il Punto di Arpocrate dal settembre del 2023 ad oggi può essere interpretato come tentativo di sciogliere nodi e comporre reti per un dibattito aperto sull’Italia e sull’Europa che verrà, in continuità con la pubblicazione della raccolta precedente, a mio nome, nel volume L’Italia che non c’è, edizioni Guida 2023. Il rapporto Draghi presentato alla Commissione ed al Parlamento europeo, ha aperto un nuovo scenario; da esso non sembra emergere, a mio parere, il coraggio, l’umiltà e l’approfondimento della lezione all’Università Cattolica di Milano del 2019, dello stesso Draghi. Grandi incertezze appaiono, ed Arpocrate è chiamato a rendere più esplicito il suo pensiero. Viene da dire: Silenzio, Professore. Per fortuna si può anche disubbidire e dare ancora voce alla parola scritta!
Il report di Draghi è meritevole di non poca attenzione e di approfondimento – vedi volume a cura de Il Sole24 Ore appena pubblicato – e lascio ai miei colleghi accademici lo spazio di commenti ai singoli argomenti delle oltre 370 pagine. Preferisco allargare i temi già più volte affrontati, e riprendere due articoli di Enrico Mattei. Nel Volumetto E. Mattei, “ Il complesso di Inferiorità”, Edizione di Comunità 2018, una serie di argomenti illuminano ancora il dibattito sulla transizione ecologica, digitale e ambientale, presente oggi nel PNRR , perché affrontano il tema del modello di governance della Politica Economica Italiana ed Europea definendo l’etica della decolonizzazione ancora necessaria.
Il Primo articolo, Al Di Là del Mediterraneo, è un discorso pronunciato, da Mattei a Tunisi , nel giugno 1960, e conservato nell’Archivio Storico dell’ENI. In esso emerge con chiarezza la volontà di Mattei di spingere sull’acceleratore dello sviluppo per i Paesi ex coloniali, a vantaggio dell’Italia e dell’Europa (ecco il multilateralismo di cui ha parlato con coraggio il Papa in Asia, che appare, invece, non illuminato nel documento Draghi). Per Mattei gli accordi firmati, allora, con Iran, Egitto, Libia, Marocco e Sudan, non furono accordi improntati al modello obsoleto del capitalismo coloniale del XIX secolo; essi prevedevano una partecipazione finanziaria e una cogestione tecnico-commerciale; legavano, in condizione di perfetta uguaglianza, i Paesi consumatori ed i Paesi produttori di energie fossili. Tutto era orientato allo scopo di avere una reciprocità con i Paesi di Asia ed Africa, per entrare insieme nella storia, con un abito sociale ed economico di un’Italia Paese europeo e mediterraneo. Per Mattei, si trattava di avere obiettivi per poli di sviluppo economico e sociale, contro il malthusianesimo economico e le strozzature degli interessi oligopolistici e monopolistici (suo linguaggio). Ecco una frase che ancora oggi anticipa il tema della transizione ecologica: La geografia della fame non è che un racconto avverso, il mondo è ricco e la natura è disposta a prodigare i suoi doni se noi siamo in grado di lottare per essi, e allora sarà la Natura stessa a contribuire ad allontanare dalla fame i Paesi del Mediterraneo (Mezzogiorno compreso).
Emerge da questo contributo di Mattei un parlar chiaro dell’approccio politico sullo sviluppo per i due continenti da esplorare. Ma ancor più esplicito e coraggioso è l’intervento mai pronunciato ma scritto e pubblicato sulla rivista Eni Il Gatto Selvatico, dal titolo “ Decolonizzazione e dignità”, che concettualmente può essere associato ai miei contributi del Punto di Arpocrate sulla decolonizzazione sincera.
Il grido di Mattei è forte e chiaro: Io non ho Paura della guerra in Algeria, non ho paura della decolonizzazione. Credo nella decolonizzazione, non solo per ragioni morali di dignità umana , ma per ragioni economiche di produttività. La parola produttività è anche la parola ricorrente nel rapporto Draghi, ma la distanza tra l’approccio di Mattei e l’approccio di Draghi è enorme. Il riferimento all’approccio tecnologico allo sviluppo dell’OCDE, sposato da Draghi, è scientificamente e concettualmente differente dalle anticipazioni di Mattei, queste guardano allo sviluppo distinto dalla crescita. Egli aveva ben in mente il tema della sostenibilità del tasso di accumulazione, cioè le specifiche caratteristiche della variabile-investimenti da valutare ( approccio saltato, invece, nei criteri di valutazione degli impegni finanziari nel PNRR, quando è venuto meno il criterio del debito buono; tutti i governi hanno trascurato il mixage politico e concettuale tra anticipazioni a fondo perduto e prestiti da restituire, compreso il governo Draghi). Mattei ribadisce, infatti: “queste fonti energetiche le ho individuate e ne ho tratte delle materie prime. Ma prima di far tutto questo, ho dovuto fare anch’io una decolonizzazione adatta, perché molti settori dell’economia italiana erano colonizzati; anzi, direi che la stessa Italia meridionale era stata colonizzata dal Nord Italia. Esiste un situazione coloniale quando mancano i minimi comuni standard per parlare di sviluppo industriale orientato dalle materie prime”. In profondità, Mattei rende evidenti le rendite di posizioni dei diversi Paesi capitalistici e le loro incapacità politiche di sciogliere i nodi della governance efficace della decolonizzazione. Ecco il concetto chiave che emerge dal suggerimento alla Tunisia: “Voi mi avete chiesto una raffineria ed io vi offro una industria petrolchimica avanzata: e vi offro anche la parità, la cogestione, la formazione di una élite aggiornata tecnologicamente, perché non siate il ricevitore passivo di una iniziativa esterna. Voi subirete delle pressioni angloamericane. Non lasciatevi spaventare. Io non mi sono spaventato. Il Marocco non si è spaventato”.
E’ evidente che la storia è andata in altre direzioni ma se dovrà emergere una nuova forza di volontà dell’Europa allora non bastano documenti di economia applicata di qualità, occorrono comportamenti, di umiltà e coraggio, invocati da Draghi nel 2019, all’Università Cattolica di Milano, ma trascurati durante il periodo di governo e nel documento recente per l’ Europa che verrà.
Umiltà e coraggio potrebbero essere recuperati se l’accordo tra Meloni e Ursula von der Leyen potesse ancora accogliere un ruolo per Draghi come vicepresidente, aggiunto, della Commissione, a sostegno della strategia corretta da un impegno critico sul PNRR, migliorando la gestione del debito buono e rafforzando la proposta Fitto commissario in tandem con altri; quest’ultima , appare troppo chiusa negli interessi delle nazioni. E’ un compromesso tattico ed appare propensa ad interpretare, al rallentatore, i temi del come superare l’ipotesi di una Europa, Continente degli Stati Uniti d’Europa. Manca una chiara via politica per federare comunità aperte a civiltà plurali, tra aree del Nord Europa e aree Euro Med. Dovrebbe, invece, riemergere la possibilità di far evolvere il pensiero e l’attivismo diplomatico di Francesco Saverio Nitti, che già nel ‘22 si mostrava più Keynesiano di Keynes, prospettando un futuro senza nazionalismi inefficaci ad affrontare il tema del dialogo tra continenti, ipotizzato già nel simbolo delle Olimpiadi. Lui anticomunista si opponeva ad un blocco cooperativo europeo senza la Russia e parlava di approcci sulla pace che non andassero a svantaggio eccessivo dei Paesi che avevano perso la guerra , per evitare che le guerre fossero sempre espressione di un colonialismo necessario, e produttore di nuove conflittualità. La Meloni potrebbe ancora aderire a questa visione? Impossibile, ma sarebbe, invece, un modo per dare valore alla decolonizzazione sincera , ma soprattutto darebbe a Draghi, a Lei ed alla Commissione, la possibilità di entrare nel merito delle proposte presentate, specie sul debito buono da riproporre, ricalibrando i pesi della valutazione del PNRR, ancora in attuazione nei diversi Paesi europei. Riproporre una Politica economica europea, dove il nuovo debito appaia ben connesso al superamento della visione della politica economica come somma, debolmente coordinata, delle politiche economiche a miopia diffusa delle singole nazioni, è la vera sfida del coraggio.
(Questa era anche la proposta Nitti del 1922 a Germania ed Inghilterra ma ostacolata dalla Francia, proposta ritenuta ancora da perseguire anche nel 1949 prima della divisione del mondo in Occidente ed Oriente, ipotizzando come corollario ancora un’assenza politica dei Paesi coloniali, che perdura ancora oggi).

Pasquale Persico
