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Jobs Act. Le importanti novità introdotte dal riordino degli ammortizzatori sociali.
La Cig? Ora diventa “cara”
Il costo che le aziende dovranno sostenere per l’accesso alla Cassa Integrazione o al Contratto di Solidarietà potrà essere sostenuto solo nei casi di crisi momentanea e “supportata” da un ottimo e concreto piano di rilancio aziendale.

Il D. Lgs. 148/2015 di Riordino degli Ammortizzatori Sociali, centrando in pieno l’idea di fondo del Jobs Act, trasforma gli strumenti passivi di sostegno al reddito sotto due aspetti: un primo riguardante il piano prettamente operativo, in quanto i tre strumenti principali (Cig, Cigs e Csd) vengono messi sullo stesso piano e, quindi, il datore di lavoro può scegliere a quale istituto ricorrere in base anche alle motivazioni (si veda newsletter del 25/09/2015). Ad esempio, un utilizzo massiccio della Cigo conduce ad un blocco delle ore riconosciutedall’Inps se queste superano di 1/3 le ore lavorabili negli ultimi 12 mesi in quanto il computo delle ore massime che possono essere ridotte risulta dal confronto con le ore lavorabili dell’ultimo biennio mobile. Nella Cigs, ad esempio, le ore integrabili non potranno superare l’80% di quelle del biennio mobile e sono state abolite le ipotesi di ristrutturazione, conversione e crisi aziendale senza ripresa. Se poi la soluzione finale è quella della cessazione dell’attività produttiva, bisogna sapere che dal 2016 non sarà più possibile ricorrere alla Cigs. Cambia in questo modo il punto di vista sugli strumenti passivi: non più un cuscinetto per protrarre nel tempo la risoluzione del rapporto di lavoro, ma uno strumento (costoso) a disposizione di chi vuole effettivamente riorganizzare la produzione. In tutti gli altri casi è necessario individuare subito le soluzioni per la cessazione dei rapporti di lavoro – dal 1 gennaio 2017 non ci sarà più neanche l’indennità di mobilità– ed attivare i percorsi di riqualificazione professionale con l’ausilio dei Centri per l’Impiego e delle Agenzie Private per il Lavoro. Il secondo aspetto concerne il costo dei nuovi ammortizzatori sociali: il datore di lavoro che ricorre agli strumenti di integrazione salariale pagherà un contributo addizionale che cresce con l’aumentare del tempo di utilizzo degli stessi. Dal 9% del primo anno al 15% previsto per le integrazioni fino a 36 mesi; inoltre, il contributo è rapportato alla retribuzione lorda persa dal lavoratore, mentre fino ad oggi era collegato all’integrazione a carico dell’Inps nettamente più bassa. Non basta, il T.F.R. maturato nei periodi di riduzione dell’orario di lavoro torna interamente a carico del datore di lavoro e quindi cade la previsione della L. 464/1972 secondo cui il T.F.R. maturato sulle ore di sospensione o riduzione era a carico dell’Inps. La nuova Cigo è stata ampliata anche agli apprendisticon la conseguenza che il contributo dovrà essere versato anche da questi lavoratori; secondo l’interpretazione del Ministero del Lavoro con circolare 24/2015 i lavoratori con contratto a tempo determinato devono essere considerati come un’unità e non rapportati all’effettiva durata del contratto di lavoro. Le ultime novità riguardano il fatto che il periodo intercorrente tra la data di presentazione dell’istanza di integrazione salariale e quella di concessione devono essere “coperti” con il ricorso alle ferie in quanto l’intervento non può più decorrere da una data antecedente la presentazione dell’istanza.
La buona notizia del riordino degli ammortizzatori sociali consiste nel fatto che non sarà più facile, come prima, ricorrere con superficialità alle integrazioni salariali così come non costituiranno più un paracadute nelle contrattazioni sindacali: quando ci si ritrova dinanzi al fallimento di un progetto industriale occorre accedere subito alle nuove forme di riqualificazione professionale e riposizionamento dei lavoratori nel mercato del lavoro. Il costo che le aziende dovranno sostenere per l’accesso alla Cassa Integrazione o al Contratto di Solidarietà potrà essere sostenuto solo nei casi di crisi momentanea supportata da un ottimo e concreto piano di rilancio aziendale. L’obiettivo è sempre dinanzi agli occhi ed è ben chiaro: passare ad un sistema del lavoro che tuteli il lavoratore e non il posto di lavoro.
*Studio Viviano&Partners antonio@vivianoepartners.com Roccapiemonte, Via M. Pagano n°168 Salerno, Loc. Migliaro snc Tel. 345 599 07 36

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Diventa più costoso fare ricorso agli Ammortizzatori Sociali
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