Green Style di Mario Gallo »
Continua a non conoscere crisi il settore biologico in Italia che, tra novembre 2014 e novembre 2015, ha visto un incremento dei consumi pari al 20% in valore. A rilevarlo è Ismea che, insieme a Ciheam Bari, per il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ha pubblicato l’annuale rapporto del Sinab “Bio in cifre 2015”. Nel rapporto sono contenuti i numeri più significativi del settore: dati strutturali (numero di imprese, superfici e colture), dati di mercato (consumi e prezzi) e importazioni da Paesi terzi. Analizzato, inoltre, anche il fenomeno dei Biodistretti, con un particolare approfondimento, quale caso di studio, del Biodistretto del Cilento. I record del biologico italiano.
Nel rapporto sono contenuti i dati che testimoniano i numerosi record che il biologico ha raggiunto in Italia al 31 dicembre del 2014:
1.387.913 ettari coltivatinel rispetto del metodo biologico (con un aumento complessivo, rispetto all’anno precedente, del 5,8%) è la superficie più alta fino ad oggi mai ottenuta in Italia;
11,2% è l’incidenza della superficie biologica sulla superficie totale più alta fino ad oggi mai ottenuta in Italia;
55.433(con una crescita, rispetto all’anno precedente, del 5,8%) è il numero di operatori(tra produttori agricoli, trasformatori importatori e commercianti) con cui l’Italia si posiziona al primo posto tra tutti i Paesi europei.
Le categorie più richieste sono rappresentate da derivati dei cereali (23% del totale), ortaggi e frutta freschi e trasformati (più del 17% in entrambi i casi) e lattiero-caseari (11,5%).
Sicilia, Calabria e Puglia “trainano” le produzioni biologiche nazionali.
Nel focus sulle Regioni del rapporto Bio in cifre 2015 si evidenziano le Regioni in cui sono presenti il maggior numero di operatori biologici: la Sicilia (9.660), la Calabria (8.787), la Puglia (6.599). In queste Regioni si concentra oltre il 45% del totale degli operatori italiani.
Anche la maggiore estensione di superfici biologiche si trova in queste tre regioni: rispettivamente con 303.066 ettari in Sicilia, 176.998 ettari in Puglia e 160.164 ettari in Calabria. La superficie biologica di queste tre Regioni rappresenta il 46% della superficie biologica nazionale.
Le Regioni con una maggiore incidenza percentuale delle superfici biologiche sul totale delle superfici coltivate sono: la Calabria, in cui le superfici biologiche rappresentano circa il 30% delle superfici totali, seguita dalla Sicilia con il 22% ed il Lazio con il 19%.
Campania: aumentano gli operatori, ma cala superficie biologica.
In Campania i dati contenuti nel rapporto evidenziano un aumento degli operatori biologici (2.016 nel 2014, +4,8% rispetto al 2013), ma risultano in calo sia la superficie biologica, scesa nel 2014 a 20.548 ettari rispetto ai 22.969 del 2013 (-10,54%), sia l’incidenza della stessa sul totale delle superfici coltivate, pari al 3,77%. Le colture biologiche più diffuse in Regione si confermano essere quelle della frutta in guscio (5.226 ettari) e dell’olivo (2.786 ettari).
“Bio-distretto Cilento”: promuovere i consumi dei non residenti come motore dello sviluppo.
All’interno del rapporto Bio in cifre 2015 è stato fornito anche uno sguardo di sintesi sul fenomeno dei Biodistretti, con l’individuazione di circa 20 realtà territoriali che, nonostante un quadro normativo non ancora del tutto chiaro, operano in tale ambito. In particolare è stato approfondito il caso studio del Biodistretto del Cilento che raccoglie il 27% delle aziende biologiche presenti sul territorio della Campania. Nell’analisi contenuta nel rapporto si sottolinea come nel biodistretto cilentano si riscontri “un’ancora relativamente ridotta quantità di produzioni ed attori coinvolti in termini assoluti”. Si denota, inoltre, come “l’impatto sull’ambiente e sulla popolazione locale è poi ancora quantitativamente ridotto in termini di contributo al reddito e alla sovranità alimentare, ma in una fase di crescita che presenta forti potenzialità.
Si conferma la ridotta presenza di una massa critica di attività complementari e di circuiti commerciali che sostengano la commercializzazione dei prodotti a livello locale ed extra-distretto”. Secondo l’analisi contenuta nel rapporto risulterà fondamentale, per il decollo definitivo del biodistretto, la “capacità delle organizzazioni del Bio-distretto, in primis l’Associazione per la gestione del “Bio-distretto Cilento”, di collegarsi orizzontalmente alle altre realtà bio-distrettuali (attraverso la rete internazionale dei biodistretti) e verticalmente con le istituzioni di governo regionale nazionale ed europeo. In questa fase sono, infatti, necessarie quelle risorse finanziarie, ma soprattutto professionali, che sostengano l’aumento della massa critica di produzioni e servizi necessari a fornire solide basi per la crescita del Bio-distretto”. “Per il Bio-distretto del Cilento – prosegue il rapporto nel suo focus- l’orientamento più efficiente di mercato risulta quello verso un mercato “locale, con orientamento attuale prevalente del consumo da parte della popolazione non residente”. Le aumentate disponibilità di reddito e di risorse per investimenti, legati alla crescita del mercato del Bio-distretto, potranno quindi essere dirette allo sviluppo locale integrato sostenibile, in base alle necessità di miglioramento strutturale ed organizzativo precedentemente emerse”.
(Fonte: sinab.it/26.02.16)

