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Questo articolo nella sua versione integrale è stato pubblicato martedì 20 novembre 2018 sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno).
di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
A quali obiettivi le famiglie destinano i soldi ottenuti in prestito dalle banche? In che modo la lunga crisi ha cambiato l’articolazione della domanda di credito? La risposta a questi due quesiti consente di comprendere a fondo gli effetti sull’economia reale della grave recessione degli anni scorsi che, presumibilmente, si propagheranno anche durante il periodo di incertezza che ha già preso forma da alcuni mesi. I relativi dati più recenti della Banca d’Italia delineano uno scenario incentrato sostanzialmente su due priorità: l’acquisto di beni immobili e l’acquisto di beni durevoli. Da un lato, quindi, l’amore per la concretezza e, perciò, l’indebitamento riconducibile al bene rifugio per eccellenza, cioè la casa; dall’altro l’esigenza di media durata che, però, contribuisce a mantenere (o a raggiungere) standard di qualità della vita ritenuti sostenibili: l’automobile, gli elettrodomestici, lo smartphone, il computer, i mobili, eccetera eccetera. Brusco arretramento, invece, sul versante degli investimenti finanziari, proprio per azzerare o ridurre al massimo ogni rischio in anni difficili dal punto di vista dell’affidabilità dei rendimenti di obbligazioni, buoni o azioni.
Va, poi, segnalato il forte incremento degli investimenti in macchine ed attrezzature da parte delle aziende: un incremento nettamente superiore alla media regionale e nazionale. Un dato che certamente ha un peso particolarmente importante per la crescita del sistema produttivo provinciale e che lascia intravedere un tessuto resiliente di imprese che non hanno mollato la presa.
Resta la penalizzazione relativa al costo del denaro che – dati della Banca d’Italia al 30 giugno 2018 – conferisce un oggettivo svantaggio a famiglie e imprese sia rispetto alla media regionale che a quella nazionale. I tassi di interesse sui prestiti (aperture di credito in conto corrente) risultano più alti e confermano un quadro complessivamente negativo per tutti i soggetti che hanno esigenza di liquidità aggiuntiva.
Nel tirare le somme si ha la sensazione, quindi, che il reddito medio disponibile non consenta alle famiglie – come alle imprese, in considerazione dei parametri di bilancio – alcun tipo di “distrazione” finanziaria: la gestione ordinata e previdente rivela la ricerca di una navigazione attenta in attesa di ampliare le entrate e di affrontare senza eccessivi danni (o drastici abbassamenti degli standard della quotidianità acquisita) il lungo ciclo se non sempre negativo, quasi mai strutturalmente espansivo.

Parola chiave? Prudenza
