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Finalmente, su “la Repubblica”, Aldo Cennamo, parlamentare per più legislature, con puntuale commento, sottolinea che la doppia carica del Sindaco di Napoli pone, spesso, in ombra la soggettività istituzionale del Sindaco Metropolitano . Egli mette in risalto come la retorica finta imperiale degli anni ’30, portò ad un allargamento delle funzioni portuali per Napoli ed alla progettazione della Mostra d’Oltremare, che rimane specchio storico di un’ambizione senza gambe. Il Prg del 1939 accennava alla visione metropolitana che, invece, fu sopraffatta dalla voglia di rendita urbana del dopoguerra. Il mio contributo sul tema delle città che stanno morendo di rendering di progetti, parte da Salerno e riguarda molte altre città; il ragionamento ben si connette al discorso dei limiti, che Cennamo rende espliciti, parlando del PRG 2004. Il tema della salvaguardia del centro storico si è mischiato al tentativo di sviluppo delle aree ex industriali fortemente poggiato sulla rendita urbana senza un progetto di vera transizione – urbana – della città . La visione metropolitana è solo evocata , dice Cennamo , non solo nel PRG del 2004, ma anche nella variante al PRG in atto , con il rischio di svuotare il potenziale della città metropolitana come madre della Napoli che verrà.
Il vero tema rimane la mancanza di un’analisi seria ed istituzionale sul ruolo delle aree omogenee, mal definite nel giusto ruolo di altre città. La critica di Cennamo è gentile , la mia è radicale. La sua dice che “ La Città metropolitana è un livello istituzionale che stenta a prender vita, perché Napoli , inizia ad Ovest e cammina in tutta l’area flegrea, guarda a Nord verso l’area casertana (tutta la vecchia Atella), poi, svolta a Nord Est verso la Città Nolana per tornare nel golfo attraverso l’area omogenea dei comuni vesuviani”. Aggiungerei, respira aria buona dopo ore di traffico verso i monti Lattari. La mia è una rivoluzione del pensiero urbano, ripartendo dalle mappe sulle eco-regioni. L’indovinello, già proposto – “devo morire per far nascere mia madre – parte dalla evidente consapevolezza della figura che non c’è, del sindaco metropolitano, in dialogo potenziale ed istituzionale con le Regioni, il Governo e la Commissione Europea. La definizione delle nuove Macroregioni Europee potrebbe essere il processo chiave che rende fattibile le ipotesi di Cennamo, con la disponibilità di un nuovo macroscopio per la politica economica della Commissione UE che verrà.
La Commissione che verrà non potrà non considerare lo scenario geopolitico da cui fare emergere il potenziale dell’economia del continente Europa; esso ha bisogno di una politica federale riconoscibile dove la politica economica delle nazioni sia efficace, e dove la nuova soggettività delle città metropolitane sia connessa al tema della nuova geografia delle periferie competitive. Queste andranno connesse alla nuova geografia manifatturiera territoriale di area vasta. La geografia competitiva è quella connessa alla sostenibilità profonda ed alla nuova urbanità, non più miope e balbuziente; essa dovrà trovare una nuova governance , trasparente, a reciprocità verticale ed orizzontale efficace ed a sussidiarietà strategica riconoscibile ( quinta urbanità e terza ecologia). Le imprese ed il lavoro al centro ed un ruolo chiave del terzo settore dovranno dare voce al coordinamento tra investimenti pubblici e privati. Il tasso di accumulazione è in regressione profonda, in tutta Europa, risente anche di questo mancato coordinamento, già misurabile nel disastro operativo della gestione del PNRR, dove il tasso di investimenti della Ricerca e Sviluppo è ancora un oggetto indistinto, dal punto di vista strategico.
Domani o dopodomani dovrò andare da Cennamo, come me nato nel ‘46, per dire a noi stessi , che, nonostante l’età, bisognerà fare di più, per fermare la rincorsa ai fondi, senza che emerga una valutazione micro e macro che sappia connettersi al futuro delle macroaree europee, che sarebbe diabolico.
Le città metropolitane italiane, sono ancora in crescita adolescenziale, più capricci che progetti, più desideri annunciati che consapevolezza.
