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Il Punto di Arpocrate di Pasquale Persico/Ripensiamo alla città come luogo dell’Eutopia e dell’Utopia.

Per CNR-ISMed,  la Dott.ssa Angela Maria Digrandi ha sviluppato mappe di conoscenza mettendo in risalto le nuove statistiche delle ecoregioni a livello globale, con un approfondimento sulla geografia euromediterranea. E’ nata l’opportunità di nuove visioni macro e comparative tra macroaree relativamente omogenee di tutta l’area euromediterranea, a cui l’Europa appartiene. Emerge con chiarezza il buio nel quale ci stiamo cacciando, sacrificando la possibile visione di aree vaste, viste geograficamente, come reti di città e di altre città ad urbanità diffusa. Le aree urbanizzate – in un saggio del 2001 di Gianfranco Dioguardi, ordinario di economia ed organizzazione – già venivano descritte come aree devastate dalla presenza disordinata di luoghi abbandonati o trascurati; la città aveva perso quella unità di racconto a partire dalla lettura degradata dei centri storici. Oggi la desertificazione delle città medio-piccole e delle cosiddette aree interne, e la compromissione dell’efficacia della rete ecologica delle macroaree, richiedono un ripensamento profondo, ben oltre i temi balbettanti e contraddittori della transizione ecologica, della transizione energetica e di quella digitale. Le diverse macroaree (ad esempio tutta la pianura padana con le sue città storiche e l’altra città di centri minori, o arcipelago urbanizzato, come pure tutto il territorio della Val d’Agri fino all’area vasta del golfo di Taranto ) richiederebbero lo sviluppo di visioni tra utopia ed eutopia (buoni luoghi) per una risalita profonda del concetto di città ed altra città. Il Report Sisma in pubblicazione per la Regione Emilia affronta con lucidità la possibile risalita dell’intera area vasta padana, ipotizzando, poi, nello studio sulle ecoregioni Euro Mediterranee, i temi comparativi da sviluppare con le altre aree del Mediterraneo. La stessa metodologia può essere prevista per la macroregione Val d’Agri fino all’area vasta del golfo di Taranto, area dove la diminuzione della popolazione in età di lavoro e la crisi ambientale, hanno fatto emergere una malinconia civile dirompente.

Il saggio di Dioguardi – Ripensare la città – può essere una guida metodologica su come fare  risalire, per queste aree, le diverse dimensioni della urbanità desiderabile. Lui accenna alla necessità di avere un progetto di utopia nella elaborazione ideale, ma poi il tema della rete dei buoni luoghi (Eutopia), dovrà emergere dai percorsi di cucitura, rammendo e sarcitura dei processi di evoluzione sociale, e dalle reti di produttività totale, cioè da quelle reti “produttrici” di economie di scala, scopo e varietà urbane. Per la Val d’Agri e l’area tarantina, nel mio caso, si tratta di rispolverare i temi del volume La Valle delle Orchidee, con prefazione di Romano Prodi, deve verificare la posizione attuale di Eni e di altri settori della manifattura in difficoltà. Questa volta potrei avvantaggiarmi del proposito comunicativo dell’ENI che nella sua nuova versione colora di giallo e di verde il cane a sei zampe che fu disegnato da Leonardo Sinisgalli, nativo della Val D’Agri. Questa nuova comunicazione, indirettamente, promette di voltare pagina rispetto al suo comportamento istituzionale tradizionale in Val D’Agri. Partendo dal luogo simbolo dell’area archeologica e dal parco archeologico di Grumentum si svilupperanno i temi che nella storia, l’utopia avrebbe potuto assegnare alla città ed ai territori del sublime, a partire dai luoghi della Magna Grecia. Ripensare la città e l’altra città in rete di paesaggio, in termini di utopia ideale e poi di eutopia possibile, senza dimenticare la storia concreta dell’essere umano nei luoghi, consente di sviluppare il tema della sottrazione incoerente dei comportamenti che caratterizzano il territorio.  Fare emerge la storia dell’uomo che con il suo comportamento ha disegnato la macroarea, significa far emergere la storia degli attraversamenti di diverse civiltà spesso antagoniste. I territori con le loro sofferenze, le loro tradizioni, le loro gioie e le loro malinconie faranno venire fuori tutta la storia della civiltà degli scambi, evidenziando usi propri ed impropri delle risorse disponibili.

L’esercizio di fusione tra l’utopia del virtuale e l’eutopia della concretezza alimenterà la speranza di dare all’arcipelago delle nuove urbanità, con la vitalità degli organismi complessi che potremo chiamare ancora città che si prende cura del suo futuro. La lungimiranza della Sovrintendenza della Basilicata di accettare un esperimento di ricerca promosso da DNA Marateacontemporanea, vede crescere il numero di ricercatori di CNR ed Università, oltre ad appassionati di ricerca sui temi della nuova urbanità. L’esperimento si lega a settori importanti delle comunità locali dell’area tarantina, ed  incoraggia non poco l’intrapresa necessaria. Vi sono una varietà di elementi già emersi dalla esperienza in Val D’Agri che spingono a tentare ancora una volta un percorso di risalita su i temi della nuova urbanità. Questi elementi, oggi, esprimono la necessità di non trascurare la città e l’altra città in tutte le loro componenti, da conservare (archeologia), da recuperare (funzionalità ecologica), da rinnovare (civiltà plurale), fino a desiderare un cambiamento di valori dal Pil al Fil (Felicità interna lorda invece di valore del Prodotto interno lordo).  Le Macroaree euromediterranee proprio per le sofferenze che stanno vivendo hanno la necessità di rientrare nella storia dalla parte giusta; le città dovranno continuare a vivere la loro storia di memorie e di opportunità nella metamorfosi dinamica che la storia della nuova globalizzazione impone. I colori del futuro ipotizzati dalla nuova comunicazione ENI non devono essere traditi ma devono essere visti come riferimento di una eutopia in campo che proietta l’identità europea verso una gamma di futuri possibili dove la civiltà plurale continua ad essere un racconto praticabile dell’abitare mediterraneo. Un nuovo Welfare di urbanità sarà prodotto dai beni relazionali a massa critica crescente che le intelligenze e le volontà faranno emergere da una riflessione di senso a scala moltiplicata.

 


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