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La nascita del governo di destracentro – non estraneo nel linguaggio di chi governa in generale – ha ribadito, a spettro largo, il concetto di sovranità, fino a parlare di sovranità alimentare. Lo Stato-nazione pretende nuovamente di “regolare” i flussi di merci e servizi, di informazione e persone, inventando nuove e improbabili autonomie amministrative. Si reintroduce una logica apparentemente lineare, ma discriminante del territorio, una sovranità che si illude di regolare la vita (dei territori) costruendo nuovi labirinti fatti da muri amministrativi o addirittura da muri di cemento. E’ la crisi della modernità che si avvolge su se stessa, perché ripropone la fondazione della città nuova come infrastruttura gerarchica di appartenenza (vedi la fondazione di Roma ed il fratricidio connesso), dove il potere di chi amministra ritiene di reiterare il messaggio di sovranità legata al potere economico e politico della città o della nazione.
Il tema della forestazione urbana nelle città metropolitane riposiziona il problema, escludendo il territorio di confine dalla possibilità di fare sconfinare le foreste in progettazione. Ritorna il concetto di limes, frontiera che ribadisce il fallimento della concezione moderna di sovranità, orientata dal principio dello spazio ecologico e plurale.
Lello Esposito, artista, accetta che il suo paradigma visivo, identità e metamorfosi – un Pulcinella innovatore, che trascina i colori della vecchia identità – venga poggiato ed illuminato su un vitigno di uva Asprinio a spalla. Queste mura apparenti di vigneti – caratteristica dell’area aversana e casertana – a Nord della città metropolitana, per l’artista e per l’Azienda Agricola Vinicola Cavasete di Succivo (Caserta), sono, invece, un invito ad oltrepassare il confine per aumentare il potenziale della rete ecologica in programmazione, per allargare anche concettualmente la gamma dei servizi ecologici connessi alla funzionalità piena delle nuove foreste, diffuse nell’area vasta urbanizzata.
In vista dei bandi 2023 e 2024, il quesito culturale è stato posto ai nuovi responsabili del Pnrr ed alcuni di essi hanno accettato l’invito a bere vino Asprinio ogni volta che verranno a Succivo per sciogliere il nodo di programmazione previsto dallo statuto della città metropolitana di Napoli, che, invece, prevede accordi di reciprocità tra aree di confine.
Allora? Allora, bisogna ricordare che una città antica, la città di Atella, apparteneva alla macroarea degli italici, ed una visita al museo archeologico di Succivo dovrà proporsi ai nuovi ospiti come opportunità e luogo di riflessione sui temi della ibridazione tra capitale naturale e capitale culturale, come ha fatto il sindaco di S. Prospero nel modenese. Egli, nonostante 25 milioni di bottiglie di lambrusco e 7 milioni di bollicine di bianco prodotti nel suo territorio, per la sua nuova piazza sta pensando di costruire un labirinto di Asprinio a spalla come spazio di accoglienza trasparente e gioioso, che annuncia anche per S. Prospero la volontà di appartenere ad un arcipelago metropolitano di area vasta a governance orizzontale, a modernità temporanea e ad ibridazione contemporanea.
Egli non vuole che il suo territorio diventi un fossile dell’archeologia che verrà senza un tentativo di metamorfosi consapevole. Il giorno 11 dicembre la visibilità del vitigno a spalla sarà anche di sera, ma c’è il rischio che le bottiglie siano già partite per S. Prospero, Modena, per ibridare concettualmente e fisicamente il progetto del Distretto Gastronomico del Modenese.
