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A mio avviso – e non a caso – il tema del federalismo pragmatico, accompagnato da un federalismo poggiato sugli ideali (discorso a Strasburgo), ha preceduto il viaggio di Draghi programmato per incontrare Biden negli Usa. L’Europa non può tornare indietro, deve consolidare il suo grande ruolo di continente commerciale (e umanitariamente presente) tra le grandi nazioni del mondo, a partire da formidabili partner commerciali come Cina e Usa. Ma è rintracciabile un humus globale che costringe tante altre nazioni a non abbandonare il dialogo – anche ideale – della cooperazione prevista un tempo da una stanca Onu? Pandemie e cambiamenti climatici hanno condizionato comportamenti cooperativi e l’economia globale non può fare a meno delle esternalità garantite da condivisioni lungimiranti (vedi il tema dei vaccini e della pandemia, fino alla crisi energetica di transizione).
Allora, sarà l’economia a portarci oltre il conflitto come paradosso di previsione, rispetto alla maggior parte delle ipotesi che vedono la guerra come il sale ed il pepe necessario all’accumulazione capitalistica, per uscire dalla sua crisi ? Potremmo condividere, ma queste guerre dovranno pure illuminare i temi della globalizzazione sapiente, cioè di quel fare reti per economie di scopo e di diversità che alla fine “esaltano” i benefici per tutti (da distribuire per correggere le disuguaglianze emerse).
Certo, non è un percorso senza ostacoli, ma non è nemmeno un percorso utopistico. Guardiamo indietro alla sola Europa ed al cammino fatto negli ultimi 70 anni; una rincorsa per entrare a pieno titolo nell’Europa della cooperazione economica e culturale. Certo, ci sono ritardi, la civiltà plurale auspicata da molti non si è ancora realizzata, ma vi sono fermenti in tutta Europa e proprio l’Europa deve rimanere un modello di speranza.
Le migrazioni aumenteranno per il cambiamento del clima ed altre crisi sanitarie potrebbero portarci ad isolamenti inauditi, ma il dado è tratto; un ruolo attivo dell’Europa non è improbabile, accanto ad un accordo Usa-Cina per un ponte verso un multilateralismo pragmatico, capace di far fermentare un multilateralismo ideale, per dare ai G20, moltiplicati per un venti, un ruolo che l’Onu non riesce più a svolgere. Ma vi è la possibilità di fare emergere una grande leadership politica a livello internazionale? L’Europa appare in difficoltà, ma non è improbabile un suo riposizionamento; perché, allora, non può avvenire un cambiamento attivo in molti altri Paesi?
E poi è Madre Terra che spinge per essere curata. Se deve continuare a sopportare il nostro peso, Lei aspira, anche, a diventare altro. Anche senza di Noi, non è lei che ha previsto la nostra estinzione. E’ disponibile a proroghe condivise.
