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Il Punto di Arpocrate di Pasquale Persico/ Lo stallo permanente? Decisione bipartisan, super-miope.

Da più giorni il dibattito sugli errori del Pnrr abbraccia la mente dei politici e dei tecnici esperti. Come funghi la platea si allarga, ma manca un tavolo dove reciprocità e sussidiarietà siano al centro della metodologia di confronto. Qualche osservatore più autonomo ha avanzato l’ipotesi che far passare il tempo promuovendo un percorso circolare di stallo sia la soluzione più conveniente, sia a destra che a sinistra. L’argomento del debito buono torna in campo ma nessuno ne parla per paura del fantasma di Keynes ancor prima di quello di Draghi. Il tema delle economie dei continenti come analisi in dialettica propositiva per  le economie delle nazioni è un argomento da evitare: la prospettiva delle elezioni europee è la tentazione forte per parlare della direzione da dare all’Europa delle nazioni e non all’Europa come continente largo e dialogante.

La pandemia aveva fatto nascere l’idea di una possibile politica fiscale (comune spesa e politiche di bilancio condivise) a vantaggio di un salto sull’accesso al nuovo welfare connesso alla produttività totale dell’Europa e delle singole nazioni, con desiderio di cessione di sovranità. Oggi il quadro è più chiaro, la chiamata all’integrazione sui temi degli armamenti dà un colpo definitivo al problema di quali quote di spesa pubblica fare crescere come componente della futura identità plurale dell’Europa.

Il dato è tratto e ritornano in campo tutte le ragioni scritte e non pubblicate di Keynes durante la Conferenza di Pace del  1919, poi edite dopo la sua morte, come lui desiderava. L’emersione, allora, dalla Conferenza della voracità corrotta delle nazioni, impedì di disegnare un prospettiva di speranza di una economia non nazionalistica dei Paesi e si disegnarono patti di non belligeranza temporanei, di stallo politico internazionale. Alcune nazioni ne approfittarono per rimettere la miopia e la corruzione al centro del loro nuovo progetto di ripresa e tutto andò come doveva andare fino alla seconda guerra mondiale.

Lo stallo, quindi, è pericoloso perché sottrae alla mente il tema della speranza che è connesso al problema – cristiano e non cristiano – della resurrezione (o della rinascita). Moltiplicare, allora, i luoghi liberi, come dovrebbero essere le città che ospitano centri di ricerca e formazione, è l’unica strada che riapre i giochi, basterebbe vedere cosa accade in Francia ed in altri Paesi dove le piazze mostrano radicalità nel confronto ed aprono nuovi spazi urbani di discussione.

Lo stallo o la “rivoluzione” sono dentro l’angolo?

La speranza è presente in molti luoghi, la partecipazione giovanile e femminile è estesa: la probabilità dello stallo si allontana e la politica deve pur tentare di sopravvivere. I costi sospesi emergono come probabile investimento e la mano che nasconde di un celebre economista ci costringe a riconoscere le strategie che risolvono i problemi a svantaggio di quelle che ci imprigionano nello stallo partecipativo.

 


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