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Le credenze di ciascuno di noi rappresentano (anche) la nostra evoluzione dalla identità appresa. Queste credenze si sviluppano in maniera complessa e le occasioni vanno tutte colte. Potrebbe essere questa la sintesi del saluto di Angela Merkel a tutti i ministri che hanno collaborato con lei nei sedici anni di cancellierato; sì, perché il tema della credenza significativa può essere valutato solo nel tempo medio/lungo. Con il “Punto di Arprocate”, qualche settimana fa, avevo avanzato l’ipotesi che presto la Merkel avrebbe annunciato il suo desiderio di prendersi una pausa di apprendimento, per leggere molto, ascoltare musica e viaggiare. Non a caso, nel suo breve discorso di saluti ha ricordato l’importanza della cooperazione internazionale per affrontare le sfide globali e poi ha affermato che gli ultimi due anni di pandemia hanno dimostrato “quanto sia importante la fiducia nei leader politici a moralità persistente, nella scienza e nel confronto individuale e pubblico”.
Ha, poi, confermato la mia ipotesi di non pensare a nuove cariche, perché ha la necessità di una pausa di riflessione, e la frase di qualche giorno fa a individuato il luogo della ripartenza: “Mi sentirei meglio se fossimo in una situazione come quella dell’Italia”. E’ stato per la Merkel un modo per lasciare al suo popolo un messaggio chiave: rimanere ottimisti e “guardare sempre il mondo con gli occhi degli altri”. Mettere nuovamente il viaggio al centro dell’apprendere ad apprendere è, allora, una chiave necessaria, investendo in nuova reciprocità che, però, non è solo quella istituzionale ma anche quella dell’incontro con tutte le persone che hanno la credenza di dover crescere offrendo in discussione le proprie idee di ieri per aprirsi al confronto.
Il tema della nuova civiltà plurale dell’Europa che verrà ha bisogno di nuovi cori, come è stato quello dei giovani europei, che hanno gridato per la liberazione di Patrick Zaky e che hanno considerato – come la Merkel – il modo in cui Zaky ha vissuto, con il suo voler apprendere, in un altro Paese, una modalità per allargare i confini della sua formazione intellettuale e politica, senza rigettarla.
Ecco, allora, le ragioni del nuovo viaggio: riconosce, come nel racconto di Italo Calvino, il desiderio di visitare le mille città invisibili, ancora non percepite.
Queste sono le ragioni della sua nuova ripartenza. Come ho già detto, una Vela del Circolo Nautico del Porto di Ischia sarà pronta per lei, dedicata al suo nuovo viaggio, che non potrà che essere contro vento per rompere i confini delle identità statiche, fuori dalla storia e dalle storie.
