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Appena dopo il G7 (circa 30 anni fa) a Napoli, il sovrintendente Giuseppe Zampino ed il sindaco Antonio Bassolino ospitarono un’opera complessa di Ugo Marano: Sole di Creta ed il Tavolo del Paradiso. I fratelli De Martino della Fornace di Rufoli fecero aprire, alle sei di mattina, il portone del Maschio Angioino e depositarono una tonnellata di argilla per disegnare una grande vasca a forma di croce greca. Ugo Marano inaugurò l’opera con oltre 100 coppe di cotto, e si attese un suono di campana provocato dalle coppe mosse dal vento entrato nel cortile. Per l’Artista questo suono rievocava il primo suono della Creazione. Dopo una settimana, con l’aiuto della velocità dell’acqua sopraggiunta per la pioggia, l’opera si sciolse per dare spazio al Tavolo del Paradiso; questa opera in ferro, sempre a forma larga, a croce greca, occupando poco spazio di appoggio a terra (120 cm quadrati) poteva ospitare centocinquanta postazioni con coppe e bicchieri. C’era l’idea di un convivio urbano capace di prendersi cura della città, riconnettendola all’ambiente ed alle periferie. Un concetto che si potrebbe riconnettere al segno del Terzo Paradiso di Pistoletto. Questa connessione dipende dal luogo dove si colloca l’opera. I due segni potevano spingere in anticipo l’intera città metropolitana ad interpretare i temi che Carlo Ratti porterà alla prossima biennale dell’architettura a Venezia nel 2025. Ma con Ugo, e su invito del sindaco di Sassano e del presidente del Parco Nazionale del Cilento, decidemmo che il tavolo avrebbe avuto un ruolo ancora più importante, con il suo arrivo sul monte Cervati, la montagna sacra più alta della Campania, al confine tra i comuni di Sanza, Sassano e Monte S. Giacomo. Molti sindaci, la Sovrintendenza di Salerno, più i presidenti della Provincia di Salerno, e la comunità del parco, avrebbero potuto interpretare la reciprocità e la sussidiarietà necessaria a condividere i valori della rete ecologica del Parco, Patrimonio Unesco con più riconoscimenti. Con l’arrivo delle risorse del PIT Parco, diverse centinai di miliardi di allora, le diverse istituzioni beneficiarie si dedicarono alla loro sopravvivenza politica ed il tavolo sembrava abbandonato sia per la sottrazione delle coppe che dei bicchieri, fatta dai visitatori.
Per Ugo Marano era un buon segno, l’arte entrava nelle case e comunicava che un tavolo sarebbe vissuto per la gioia di tutti. Anche dei cavalli e degli uccelli che trovavano acqua, soprattutto, nelle coppe. E così fu per molto tempo. Poi la Comunità montana, per un progetto di arredo per ristoro, spostò il tavolo in altro luogo e la mancanza di coppe e bicchieri, faceva apparire il tavolo senza comunicazione evidente. Il tavolo fu ripristinato una seconda volta ed affidato ai contadini custodi della biodiversità per comunicare il loro progetto. Ma ancora il progetto fu abbandonato ed il tavolo fu trascurato e non rispettato. Il terzo ripristino consentì di portare il tavolo a Maratea, Hotel S. Venere, per una mostra organizzata da DNAMaratecontemporanea, ma poi fu trasportato all’Antica Ferriera di Morigerati, con la benevolenza dell’Amministrazione. Ancora un ritardo culturale sulle attività di manutenzione e di comunicazione, consentì al tempo e agli sbalzi di temperatura di frantumare le ceramiche; non restò che ricondurre il Tavolo nei luoghi dove era stato concepito: La Fornace De Martino. A partire dal 26 Maggio di quest’anno, la Galleria Verrengia di Salerno, accoglie opere di Ugo Marano, a Salerno, e ricorda a tutti il pensiero d’artista, anche sui temi della città che verrà, e sul Tavolo: “Vorrei che il Tavolo si consumasse sulla montagna sacra”. Io, Pasquale Persico, invece, per amore dell’opera ho disubbidito all’artista, e la cronaca del viaggio lo testimonia; oggi, penso che ricominciare altri viaggi potrebbe non essere il tempo giusto, il nostro tempo è troppo buio per illuminare i pensieri dell’Artista. Forse, proprio in galleria, potrà maturare una diversa idea, magari rileggendo il messaggio di Ugo Marano, nel libro La Pietra Utopica, edizione Guida (dove è chiaro il riferimento al Monte Cervati ed a Madre Terra). Durante il periodo della mostra si potrà visitare il Tavolo del Paradiso nuovamente ripristinato presso la Fornace De Martino.
