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Di solito a fine anno si fa, anche senza volerlo, un bilancio delle azioni fatte e ci si augura di poter dare poi, domani, un contributo nuovo a se stessi e, perché no, anche agli altri. Le parole “Exit, Voice, and Loyalty” appartengono al pensiero di un grande economista dello sviluppo, Albert O. Hirschman. Egli, facendo riferimento alle organizzazioni, sottolinea che queste possono essere vitali quando ascoltano le voci di chi crede in loro, mentre perdono la qualità di rappresentare il potenziale per il futuro quando la loro credibilità si sospende e nasce un movimento in uscita (exit, come abbandono del campo), che si esclude dal partecipare o protesta contro la persistenza di quella organizzazione. Questa riflessione è stata da me fatta fin dalle prime esperienze di pianificazione, sia teoriche che di campo, quando sono stato parziale protagonista, come assessore alle idee di sviluppo di un Comune, Salerno, od in altri ruoli per una regione o per una nazione. Nelle mie diverse esperienze di economista applicato, le due parole – exit and voice – hanno rappresentato, però, ancora la possibilità di unire economia e politica economica. In questa fase di crisi o di metamorfosi anche del Parlamento europeo, queste parole devono rientrare in campo per dare voce alla risalita e contrastare la voglia di uscita di molti, per diventare invisibili, cioè chiusi nella propria terra desolata, fino ad evitare ogni relazione, distruggendo qualsiasi ipotesi di risalita (perché ammalati di malinconia civile).
Ecco il richiamo ad Eliot, alla sua poetica (terra desolata) ed al suo rappresentare il non eroe romantico, che fa nascere l’idea di ispirare una nuova collana di ricerca capace di descrivere le forze corrosive in campo, per evitare che queste forze paralizzino completamente ogni azione di risalita. Esiste forse un lettore – quello de Il Punto di Arpocrate – che dal linguaggio colloquiale estrae un effetto sorpresa e trasforma la comunicazione in azione, anche minima, che fa crescere, poi, la dimensione di una nuova realtà a cui aderire?
La prima fase del cammino poetico di Eliot terminò con la pubblicazione del poemetto più famoso, The waste land (La terra desolata, 1920). Le prime due parti descrivono gli abitanti della terra desolata: uomini spiritualmente morti, a loro non resta che la malinconia civile.
Questa lunga premessa propositiva (la collana), però, mi consente di fare un appello operativo al Sindaco Metropolitano, perché in discontinuità con i sindaci precedenti, dia una mano alla sussidiarietà che viene dal basso, ai sindaci, rafforzando il grado di partecipazione dei sindaci delle aree omogenee affinchè essi e le loro popolazioni non interpretino, anch’essi, exit come credenza negativa sul ruolo della città metropolitana. Porti il tema delle aree omogenee in città metropolitana, per approvare il loro ruolo proattivo, per fare emergere il tema voice in tutto il suo potenziale residuo, andando controcorrente anche rispetto ad altre città metropolitane (a cominciare da Bologna) e questo prima della presentazione del Preliminare di Piano Metropolitano.
I temi della transizione ecologica e la rinascita del ruolo delle città dipendono dallo sviluppo delle relazioni istituzionali, la reciprocità come voice credibile e fondamento dei processi di governance e government. Il Pnrr ha bisogno di questa ripartenza a proposito delle ipotesi di revisione, ed il 2026 non è lontano.
