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Il Punto di Arpocrate di Pasquale Persico/Donna Haraway e la necessità dei linguaggi della “biofilia”.

Su Wikipedia si legge: l’intelligenza naturalistica è l’ottava manifestazione di intelligenza umana, secondo la classificazione proposta da Howard Gardner nella sua teoria delle intelligenze multiple. Essa è definita come l’abilità di entrare in connessione profonda con gli esseri viventi non umani e di apprezzare l’effetto che questa relazione ha su di noi e sull’ambiente esterno. Questa forma di intelligenza richiede un’abilità sensoria sviluppata per percepire gli organismi viventi, una capacità di ragionamento logico che permette di distinguerli e di classificarli, una particolare sensibilità emotiva verso ciò che è “naturale”, e una certa sapienza esistenziale che consente di legare insieme tutte queste qualità sulla base di esperienze d’ordine spirituale e morale. Se la “biofilia”, come è stato detto, è un complesso di regole di apprendimento filogeneticamente adattative e non, essa potrebbe costituire la base fisiologica e il potenziale psichico dal quale far emergere l’intelligenza naturalistica.

Questa premessa è il presupposto culturale per avvicinarsi al tema del come vivere meglio in un pianeta infetto secondo Donna Haraway, uscendo dalla malinconia che ci avvolge guardando ai mille disequilibri del pianeta. In effetti per parlare di noi come protagonisti della transizione ecologica dobbiamo metterci in simmetria con tutte le altre specie non umane. Non si tratta solo di mettersi  in relazione con l’altro  ma con tutte le specie che abitano il pianeta.  Scopriremo così che non abbiamo i vocaboli per parlare di ciò che è possibile fare,  a partire dalle parole,diventate sterili ed abusate nel Pnrr di ecosistema e biodiversità. La professoressa emerita della università di Santa Cruz, California, ci conduce con il suo libro “Chthulucene” nel labirinto della nuova tassonomia, fino a farci diventare ricchi anzi ricchissimi di nuovi concetti più idonei per porci nuove domande. I nostri tempi, lei ci dice, traboccano di dolore e di gioia, gli schemi dei nostri ragionamenti sono chiusi, abbiamo la necessità di generare nuove parentele, nuove connessioni inventive, culturali per imparare a restare a contatto con tutti i viventi, in un nuovo spazio-tempo ridefinito, per acquisire abilità della mente e del corpo, per restare con una risposta nuova su una terra danneggiata e ferita, festeggiata ma non capita, a partire dal suo fuoco interno generativo e rigenerativo, spesso scambiato per pericoloso nemico (Leopardi ed il fuoco del suo Vulcano).


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