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Il Punto di Arpocrate di Pasquale Persico/Dispute globali: molto da studiare, la lezione di Maffettone.

Vorrei ringraziare l’amico filosofo professor Sebastiano Maffettone per la bella recensione del libro “Cultura e Imperialismo” di Edward Said, sul Sole 24 ore. Egli sottolinea la necessità di studiare di più e scovare nella letteratura e nella storia dei continenti le visioni nascoste, ma colte e profonde, dei paradigmi culturali che ci raccontano della nascita e del consolidarsi della colonizzazione. Questi approfondimenti sono necessari per poter oggi parlare delle difficoltà della decolonizzazione. Finalmente il libro è stato pubblicato dalla Feltrinelli e in esso la parola Oriente potrebbe essere concettualmente allargata a più continenti; questa nuova visione ci aiuta a  spiegare tutta la storia di una colonizzazione spesso non esplorata; si allarga, allora, la percezione e la conoscenza sulla storia delle culture che ancora non abbiamo indagato, apprezzato o incontrato. La grande cultura di Said  diventa riferimento per approfondire la nostra ricerca, per essere, poi, in grado di valutare se l’espansione imperiale dei  Paesi  europei,  come l’Inghilterra e la Francia, e a seguire dei Paesi del cosiddetto mondo occidentale, aggregato dagli Stati Uniti, sia stato un valore aggiunto alto per  la storia dell’umanità. La parola “imperialismo” segue la parola “colonizzazione” ed ambedue portano con esse  ideologie che per affermarsi non hanno sviluppato approcci espansivi  senza violenza. Said non tralascia di affermare, anche nel romanzo “Cuore di Tenebre”, a mezzo della voce narrante, che la missione colonizzazione, ed in particolare quella dell’Africa, ben presto ha rivelato l’anima predatoria del capitalismo. Maffettone riafferma, però,  che alcune posizioni di Said andrebbero approfondite, ma condivide l’idea generale che, per non essere stupidi, bisognerebbe studiare i contributi di chi ha scritto la storia e la letteratura dei Paesi “ex-colonizzati”: si scoprirebbe che essi (i contributi) fanno   emergere il dissenso culturale dei  popoli ex-coloniali; questi  avvertono che le  ricostruzioni storiche sono incomplete.

Come sottolinea, più volte, il prof. Maffettone, sulla scorta della lettura originale di Gramsci, si scoprirebbe il perché occidentali ed ex-colonizzati finiscono per contendersi lo stesso territorio. Allora non c’è altra strada che trovare terreni culturali ed economici, per i quali, occidentali ed ex-colonizzati possano intendersi e integrarsi, scegliendo le economie di scopo e di varietà che riescono ad aiutarli per elaborare il potenziale delle città plurali, da fondare.  Si tratta, come dicono molti studiosi di letteratura, filosofia e poesia, di tentare di non continuare a parlare di un passato che non passa e di contrapposizioni ideologiche e religiose. Bisogna evitare, quindi, la politicizzazione della cultura. Ma questa politicizzazione è in espansione, e costituisce anche un pericolo per Maffettone. Bisognerebbe scorporare anche dall’arte e dalla cultura tutti i temi   valoriali del colonialismo, fino ad immaginare che sia ancora possibile un de-colonialismo finalmente  sincero.

L’“Altro” è sacro, ha ripetuto Simone Weil per tutta la vita ed oggi, quasi ogni giorno, lo ripete Papa Francesco, riconoscendo il valore laico e culturale di questa affermazione, una credenza non solo cristiana. Quindi smettiamola  di parlare di noi e di loro e studiamo di più,  per fare nascere una cultura della reciprocità collaborativa; bisogna apprezzare il potenziale dei beni comuni da sviluppare, riconoscendo le nuove ripartenze necessarie a camminare  verso sentieri di civiltà a più dimensioni culturali, ricchezze, queste,  tutta da esplorare.


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