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Un importante convegno, organizzato da CNR ISMed e CNR-Dipartimento Scienze Umane e Sociali, presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare di Napoli, ha voluto mettere a fuoco l’impatto della guerra Russia-Ucraina (e, solo sfiorata, di quella tra Israele e Palestina) sulle economie dei Paesi africani e dell’Europa. Si è tentato di prospettare possibili strade di uscita dalla fase di stagnazione delle economie del Mediterraneo allargato. Al centro del’attenzione le riflessioni dell’Ammiraglio di Squadra e Coordinatore della logistica della Marina Militare, Salvatore Vitiello, il direttore del Dipartimento CNR di Scienze Umane, Prof. Salvatore Capasso, e il Prof. Patrizio Bianchi, già Ministro della Pubblica Istruzione, oggi cattedra Unesco (Educazione, crescita ed uguaglianza) presso l’Università di Ferrara.
La geopolitica come elemento principale di riflessione, prima di approfondire i temi della politica economica relativamente alle ricadute in termini di efficacia. L’Ammiraglio Vitiello ha ben descritto l’allargamento delle responsabilità della Marina Militare, ben oltre il Mar Mediterraneo, per offrire un contesto di tranquillità ai traffici commerciali, e garantire la libertà di circolazione delle merci e delle persone. Il Professore Capasso ha dato respiro alla globalizzazione in ristrutturazione degli aggregati della nuova geografia economica; in questo caso non sarà possibile avvalersi della politica economica prima che una nuova economia dei continenti trovi una visione coordinabile della geopolitica. Sullo stesso argomento è tornato il Professore Bianchi. Egli, dopo una minuziosa rappresentazione del disordine delle aspettative dei Paesi dell’area mediterranea, ha scoraggiato ipotesi di facili coordinamenti tra i cosiddetti grandi Paesi (in Europa, Usa, Cina, Russia , India, e, a seguire, i Paesi emergenti dell’America Latina e dell’Asia. La scorciatoia proposta è stata la possibilità di una proposta politica della Ue per la Pace: l’unica via per una risorgenza della soggettività istituzionale della Europa in crisi di identità, a cui concorre anche l’Italia.
Ma sono rimaste sospese molte domande: ma è veramente risolta la fase storica della decolonizzazione? Quali sono i segni che l’Africa ha raggiunto una vera autonomia propositiva sui temi della decolonizzazione sincera? L’Occidente, ma anche la Russia, la Cina e l’India, sono pronti ad assorbire una decolonizzazione radicale con una soggettività riconoscibile dei Paesi africani ricchi di materie prime che chiedono di diventare Paesi manifatturieri? Il concetto di Pace ha bisogno di un processo molto differente dalle conferenze di Pace dopo il primo conflitto mondiale e anche del secondo. Questo argomento Keynes l’ha spiegato molto bene, per oltre un trentennio, a proposito della riforma potenziale del sistema capitalistico.
Allora? Allora non avrei accennato al tema della pace senza avere individuato una ripartenza del concetto di decolonizzazione sincera e della possibilità di trovare l’istituzione capace di essere credibile con una profonda riforma del suo ruolo (ad esempio , Onu riformato o G20 moltiplicato e riformato, Ue, finalmente in grado di parlare di politica economica e geopolitica efficace).
Rileggere la colonizzazione e la decolonizzazione potrebbe essere utile per fare ripartire il concetto meno astratto di Pace, se attribuito all’Europa. Si potrebbe indagare, anche, sul perché Giordano Bruno ed Enrico Mattei siano stati bruciati vivi (in forme diverse) per avere parlato di infiniti mondi e di voler dare a questi una loro autonoma, possibile soggettività.
In Val d’Agri il Progetto Biblioteca Warburg ha iniziato una riflessione profonda sul pensiero di Mattei, (l’Africa all’Africa e la Val D’Agri alla Val D’Agri) e presto non sarà difficile definire nuove ripartenze, sviluppando gli approfondimenti sulla decolonizzazione sincera e sulla terza ecologia.
