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La visione della Prof.ssa di Unibo, con il suo furore di ricerca scientifica sulla storia di questa esperienza eretica a creatività moltiplicata, ci avverte che questo patrimonio del vissuto di un gruppo rivoluzionario ci metterà sulla strada di un possibile nuovo modello di vita, tra utopia ed eutopia: il Milieu Creativo, come nuovo buon luogo, a cui aspira Caggiano, in rete con Sant’Arsenio e Polla, non è allora un sogno. L’introduzione della parola efficienza , e , soprattutto, della parola efficacia, per la professoressa, nella sua presentazione, servono a dare valore alle ricerche da fare, utilizzando storia e ricerca storica sulle esperienze, raccontate dagli archivi, e da esplorare con passione. La storia di quel teatro ha prodotto molte riflessioni, e può suggerire un possibile modello di governance poetica sulle attività da sviluppare (vedi la letteratura sul modello idraulico che oggi sembra dominare il mondo e il modello poetico a democrazia insorgente che è in crisi). Se il Teatro è vivere molte pluralità con la consapevolezza che la cultura da produrre deve portare ad un cambiamento, allora, le forze generative di questo cambiamento devono essere riconosciute, per dar vita a più percorsi di ricerche (e l’archivio diventa luogo del buon vivere). La memoria, come eredità eretica, deve nuovamente viaggiare per la ricerca di una Cosmopolis che tarda ad affacciarsi nella storia che ci circonda. La professoressa ci ha illustrato il perché la metodologia del Living (vivere una rivoluzione culturale) non è stata immune da attacchi provenienti sia da destra che da sinistra; e non a caso la sua proposta di lettura è ricca di materiali per la ricerca da fare; e lei propone tre campi di indagini. Descrivendo il percorso di BiKo (attivista sudafricano anti-apartheid, vedi la sua storia), la studiosa ci dice come accumulare nuove ricerche sulla consapevolezza della contrapposizioned necessaria, concorrente ad elaborare un modello per una civiltà plurale ed inclusiva.
I campi da esplorare per valorizzare Caggiano inteso come attrattore culturale del fare (come annunciato con la moltiplicazione dei Palazzi del Borgo, contenitori di archivi di valore internazionale) sono almeno tre : a) Il rapporto con il mercato, b) Il rapporto con la politica e 3) la rivoluzione dei costumi, tra etica e morale da ridefinire.
Nel primo approfondimento vengono richiamati i temi dell’efficacia e dell’efficienza del Modello Living; 56 anni di attività fino al 1983 producono più di 800 rappresentazioni, incontrano 400 mila spettatori, si producono materiali per un archivio a produttività tutta da esplorare; e queste sono misure di efficacia e di efficienza; esse esprimono una coerenza collettiva sullo spettro di attività per il cambiamento di tutti gli obiettivi del teatro tradizionale. Una sussidiarietà dell’esperienza è da non perdere, per diffonderla, approfondendo i risultati raggiunti e le misure del cambiamento; si tratta allora di proporre come ricerca della quinta urbanità (con le transizioni di cui si parlerà alla prossima biennale di architettura sulla città, nella visione della terza ecologia). L’approfondimento sulla politica è ancora più importante per le ragioni del come e del perché evitare una regressione culturale probabile. L’archivio, allora, deve diventare anche un luogo di costruzione della mente insorgente per riconoscere, appunto, le “pluralità insorgenti dal sociale e dalle immigrazioni rigenerative”. La politica, se vuole, deve leggere i risultati di queste nuove ricerche, per dare nuova voce al sostegno efficiente ed efficace, alla terza missione sul territorio. La ricerca e la formazione nel settore della cultura devono abbandonare la retorica del Pubblico Interesse ed abbracciare una cultura civica del vivere in comunità aperte. Il pubblico interesse, allora, è anche il campo aperto da esplorare sui temi del costume e delle differenze culturali, nella nuova percezione dell’etica e della morale. Non solo il tema della morale maschilista va esplorato con innovativa densità, ma bisogna ampliare lo sguardo sulle molteplicità presenti nelle città, per rispettare le diverse evoluzioni su questi temi.
In definitiva, la nuova residenza delle idee della professoressa ci invita a diventare cittadini residenti e non più turisti in cerca di visite museali. La ricerca deve coniugare nuove epistemologie, quali la ricerca di azioni trasformative; non solo il nuovo femminismo deve emergere, ma soprattutto una rivoluzione sull’apprendimento sociale sulla diversità, che deve essere crescente. La città della memoria, da fare emergere dagli archivi, deve diventare anche la città del desiderio di futuro; la lezione da apprendere dovrà proporsi come un’ipotesi sul come e quando alimentare una politica trasformativa delle differenze, correggendo anche gli errori sulle incoerenze che ci avvolgono.
Va ringrazia, allora, la scienziata per i pensieri regalati e per i dolci frutti eretici che nasceranno. L’apprendimento trasformativo, che è stato l’approccio politico degli amministratori lungimiranti del Comune, negli ultimo 25 anni, non si discosta molto dalle nuove linee guida suggerite dalla Prof.ssa Valenti. Spetta ai residenti ed ai residenti equivalenti, in arrivo per ricerca e nuovo protagonismo, sapere dosare le self-location delle proprie attività. Gli spazi dei nuovi vuoti da candidare a Milieu creativi, che rompono i confini delle discipline, oltre che moltiplicarsi anche fuori dal tradizionale centro storico, devono adoperare anche il silenzio come strategia sull’efficacia di cui si è parlato. Dire e non dire, tacere ed ascoltare, è anche la strategia de “Il punto di Arpocrate” che da domani dialogherà con il Nibbio di Leonardo da Vinci. L’Uccello che ha ispirato lo scienziato infinito, per comporre anche musica e teatro di avanguardia in un’epoca ancora tutta da scoprire. Vive in comunità folte nella Valle di Caggiano ed è disponibile a fare volare i propositi di ricerca di cui ci ha parlato la residente equivalente Cristina Valenti.
