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E’ in caduta libera la preferenza degli italiani nell’investire nel “mattone”: se nel 2006 la percentuale che vedeva nel mattone l’investimento ideale era il 70% e nel 2010 il 54%, nel 2011 è scesa al 43%, nel 2012 al 35% ed attualmente tale percentuale è precipitata al 29%, dato di gran lunga più basso dal 2001. Sono, in particolare, Sud e Isole a registrare il calo più marcato, passando dal 37% al 28%. Questo uno dei risultati dell’indagine sugli Italiani e il Risparmio, che da tredici anni Acri, l’Associazione che rappresenta collettivamente le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa, realizza insieme ad Ipsos in occasione della 89° Giornata Mondiale del Risparmio, celebrata a Roma lo scorso 30 ottobre. Il dato di fondo emerso dall’analisi è costituito dalla riduzione della propensione al risparmio da parte degli italiani anche se, negli ultimi dodici mesi, tale trend, che durava dal 2010, sembra avere avuto una inversione di tendenza, testimoniato dalla crescita, dal 28 al 29%, di coloro che sono riusciti a risparmiare e dalla diminuzione, dal 31 al 30%, delle famiglie in saldo negativo.
Gli investimenti.
Tornando agli investimenti degli italiani, bisogna innanzitutto considerare una preferenza per la liquidità è stabilmente elevata che riguarda 2 italiani su 3; chi investe lo fa solo con una parte minore dei propri risparmi. Resta costante, rispetto al 2012, la quota di coloro che dichiarano di aver sottoscritto assicurazioni sulla vita/fondi pensione (19%) come quella dei possessori di certificati di deposito e obbligazioni (10%). Crescono leggermente i possessori di fondi comuni di investimento (12%) e i possessori di libretti risparmio (23%), mentre risultano in discesa i possessori di azioni (dall’8% al 7%) e di titoli di Stato (dal 9% al 7%) dopo il ridimensionamento dei rendimenti.
Per quanto riguarda l’investimento ideale, col crollo degli investimenti immobiliari, risultano in crescita (34%) coloro che reputano che sia il momento di investire negli strumenti ritenuti più sicuri (risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato). Parallelamente, però, sono sempre di più coloro che ritengono sbagliato investire in una qualsiasi forma (il 18% nel 2010, il 23% nel 2011, il 28% nel 2012, il 32% nel 2013).
I consumi.
Dopo la pesante riduzione dei risparmi e degli investimenti, che ha caratterizzato i primi anni della crisi, adesso sono i consumi, come evidenziato anche dai dati inflattivi, a subire i tagli più consistenti. In particolare vengono colpite le spese cosiddette del “fuori casa”: il 65% degli italiani dichiara di aver ridotto la propria frequenza nei ristoranti, bar e pizzerie negli ultimi 2-3 anni, con un saldo negativo tra chi ha incrementato e chi ha ridotto pari a 61 punti percentuali; in riduzione del 60% anche viaggi e vacanze, con un saldo negativo del 55%, in peggioramento rispetto al 53% del 2012; si contrae per il 57% degli italiani la spesa per cinema, teatro e concerti (saldo negativo del 53%). Saldo negativo del 47%, comunque inferiore a quello del 2012, negativo di 51 punti percentuali, anche per quanto riguarda il consumo di vestiario, abbigliamento e accessori. Ancora in calo le spese per cura della persona, capelli e bellezza (saldo negativo del 30%), giochi e lotterie (-31%), libri, giornali e riviste (-26%) ed elettronica ed elettrodomestici (-20%). Saldi meno drammatici si registrano per prodotti alimentari e per la casa registrano (-18%), per spese per auto, moto e spostamenti (-16%), per telefono e telefonia (-13%). In controtendenza i dati relativi al consumo dei medicinali, che addirittura mostrano un saldo positivo del 18%, migliorando il +17% registrato nel 2012.
Le categorie del risparmio tra presente e futuro.
L’indagine sugli Italiani e il Risparmio ha delineato sei gruppi di tendenza rispetto al risparmio combinando l’andamento del risparmio delle famiglie italiane nell’ultimo anno (2013) e le previsioni per quello futuro (2014):
1.Famiglie con trend di risparmio positivo – hanno risparmiato nell’ultimo anno e lo faranno di più o nella stessa misura anche nei prossimi dodici mesi: sono il 14% (-2 punti percentuali rispetto al 2012 e -4 rispetto al 2011, quando il dato era il 18%);
2.Famiglie con risparmio in risalita – hanno speso tutto senza fare ricorso a risparmi/debiti, ma nei prossimi dodici mesi pensano di risparmiare di più: sono il 5% (in crescita rispetto al 4% del 2012 e del 2011);
3.Famiglie che galleggiano – hanno speso tutto senza fare ricorso a risparmi/debiti e pensano che lo stesso avverrà nel prossimo anno, oppure hanno fatto ricorso a risparmi/debiti, ma pensano di risparmiare di più nei prossimi dodici mesi: sono il 19% (-3 punti percentuali rispetto al 2012, stesso dato del 2011);
4.Famiglie col risparmio in discesa – sono riuscite a risparmiare, ma temono di risparmiare meno nei prossimi dodici mesi: sono il 13% (in crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2012, -1 rispetto al 2011);
5.Famiglie in crisi moderata di risparmio – hanno consumato tutto il reddito e nei prossimi dodici mesi temono di risparmiare meno: sono il 18% (in aumento di 2 punti percentuali sul 2012 e di 4 rispetto al 2011);
6.Famiglie in crisi grave di risparmio – hanno fatto ricorso ai risparmi accumulati e a debiti (famiglie in ‘saldo negativo’) e pensano che la situazione del prossimo anno sarà identica o si aggraverà: sono il 25%, 1 italiano su 4 (-1 rispetto al 2012, più 2 punti percentuali rispetto al 2011).
In sintesi, la percezione degli italiani riguardo alla propria capacità futura di risparmiare è più negativa della loro effettiva odierna capacità di risparmio. Combinando capacità attuale di risparmio e prospettive future si ottengono le sei famiglie su descritte, da cui emerge che le famiglie che si sentono in crisi di risparmio sono in lieve aumento: il 43% contro il 42% del 2012 e il 37% del 2011.
(Fonte: Com. St. Acri del 29.10.13)

