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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Le eredità “sconnesse” delle varie e multiple emergenze che già sono giunte all’orizzonte del breve termine.
Il disastro bellico e le risposte ansiose della politica
La verità è che siamo rimasti “appesi” alla giostra economica - nazionale e internazionale - che è in grado di generare percorsi, decisioni, scelte, carriere e quanto altro ancora è ritenuto sostanziale per proseguire nella corsa agli interessi degli interessi.

Ma quante Italie ci sono ancora da rappresentare, descrivere, analizzare e proporre all’attenzione generale dei cittadini, o meglio di quanti sono rimasti a riflettere prima di agire, a pensare prima di decidere, a interrogarsi prima di fare scelte possibili all’interno di una catastrofe continua, senza cesure o interruzioni? Perché, ormai, siamo inseriti in questa sequenza ininterrotta di problemi enormemente complicati, complessi, senza un quadro stabile di riferimento, né politico, né sociale, per non parlare di quello economico, che resta, ormai, appeso ad un ciclo internazionale, prim’ancora che nazionale, dominato, principalmente, dalla preoccupazione (fondata) che tutto decada in una crisi ancora più profonda di quella che stiamo vivendo, senza lasciare vie di uscita di nessun genere. E’ questo solo il tratto più diffuso di una sindrome ansiosa, (probabilmente) di origine neoborghese, che si basa su consuete utilità di sistema per “viaggiare” – più o meno – nella stessa favorevole posizione (socio/economica) che fino a poco tempo ha tutelato (più o meno) una serie di utilità (e comodità), per così dire, che hanno retto abbastanza bene i numerosi colpi subiti negli anni dalle popolazioni in varie parti del mondo (avanzato o meno avanzato).

In altre parole, in questo momento si può dire che in Europa si è consolidato il livello (economico) più alto, in grado di garantire il livello di vivibilità ordinaria alla quale ci siamo abituati. La diffusione di un medio benessere si è protratta nel tempo, fino a diventare un sintomo ben percepito della cosiddetta società avanzata, restando uno degli standard attraverso i quali ci piace descriverci e che sicuramente racchiude una parte importante di quello che siamo diventati.

E’ chiaro, quindi, che la crisi generata e approfondita dal conflitto bellico in Ucraina e, poi, sostanziata e aggravata da quanto sta accadendo in Medio Oriente, per non parlare della crisi pandemica che appare più o meno domata, rendono molto più esteso il fenomeno di grave arretramento – economico, sociale, culturale, politico, partitico – con il quale siamo chiamati, invece, a confrontarci per rimettere in moto, soprattutto, la nostra capacità di riprendere in mano le cosiddette questioni urgenti, primarie, per intenderci: esistenziali.

Siamo capaci, cioè, di ragionare (adesso, in questo momento) e confrontarci senza disperderci nel “nullismo permanente”, incentrato sulle convenienze personalistiche, neanche più convenienze politiche o partitiche, ma, semplicemente, personalistiche? E’ questo il quadro che ci troviamo di fronte, senza che, in fondo, accada nulla di “rilevante”, se non varie forme di parodia e di esasperazione delle psicopatologie di non pochi personaggi politici (ed economici) che, in realtà, dovrebbero provare ad occuparsi di quanto di loro reale competenza. E, invece, non accade, mentre noi continuiamo ad assistere alla consueta rincorsa di ruoli e responsabilità destinati ad “incantare” le varie platee di riferimento, che, giusto per ricordarlo, decidono le investiture e le carriere politiche (le mappe quasi sempre prevalenti del potere vero e proprio).

Si accavallano, intanto, traguardi ritenuti fondamentali, ma che, probabilmente, sono solo l’inizio (o la fine) di itinerari/percorsi al termine (o all’inizio) dei quali si accumulano scadenze che, per la verità, quasi mai giungono a mettere il punto al discorso del quale, per anni, ci hanno raccontato l’importanza.

La verità è che siamo rimasti “appesi” alla giostra economica – nazionale e internazionale –  che è in grado di generare percorsi, decisioni, scelte, carriere e quanto altro ancora è ritenuto sostanziale per proseguire nella corsa agli interessi degli interessi.

Ma, intanto, la partita è già stata aperta: la politica fa finta di cercare nuovi leader, è pronta – dice – a rinnovarsi: se ne è accorto almeno qualcuno?

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

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