I numeri dell'economia »
di Giuseppe Ferrantino
Domenico Cotugno nacque a Ruvo il 29 gennaio 1736 (diverrà Ruvo di Puglia nel 1863 ed oggi è un comune della città metropolitana di Bari); a nove anni venne mandato al seminario di Molfetta dove, per tre anni, sotto la guida del canonico De Sanctis studiò la retorica ed il latino; a dodici anni, nel 1748, tornò a Ruvo e, da P. Picillo (P. Picinni o P. Picinno secondo altri) (a), apprese la logica e la metafisica, mentre, da autodidatta studiò matematica, fisica e scienze naturali. Il medico Giovanni Battista Guerna (o Giambattista Verna secondo Mitolo) (b) gli insegnò i primi rudimenti della medicina; a poco più di un mese dal compimento dei diciotto anni, il 24 dicembre del 1753, giunse a Napoli, per frequentare le lezioni di medicina presso la Regia Università degli Studi. Venne accolto, per pochi giorni, in casa del duca Carafa d’Andria e conte di Ruvo, poi andò ad abitare in via dell’Avvocata n. 15.
La sua straordinaria carriera di medico e scienziato iniziò il 21 settembre 1754, a soli diciotto anni vinse il concorso per «assistente pratico» presso l’Ospedale degli Incurabili, dapprima, gli venne riconosciuto un compenso di un ducato e mezzo al mese, una stanza nell’Ospedale ed il vitto. Successivamente, gli sarà data una stanza migliore, che lascerà nel 1763, dopo nove anni di permanenza, un vitto più salubre ed avrà libero accesso alla Biblioteca dell’Ospedale ed in essa «vi passò [come spesso diceva] i più lieti giorni della sua vita».
Il Cotugno in questo periodo conobbe l’abate Antonio Genovesi e seguì le sue lezioni di economia e filosofia; a diciannove anni nel 1755, ammalatosi il professore di Chirurgia, gli venne affidato tale insegnamento in qualità di sostituto; a vent’anni, nel 1756, si laureò a Salerno in Filosofia e Medicina ed in tale occasione si fece accompagnare dal suo amico e collega Giuseppe Vairo. (1)
Il Cotugno, nonostante avesse frequentato assiduamente le lezioni tenute, presso la Regia Università degli Studi di Napoli, dal Lama e dal Filangieri per la Fisica, dal Pedillo per la Botanica, dal Firelli per l’Anatomia, dal Sanseverino per la Fisiologia, dal Froncillo per la Chirurgia, dal Serao per la Medicina Pratica, dal Roberti per la Medicina Teorica, (2) scelse di laurearsi presso il Collegio Medico di Salerno sia per il rigore adottato dai suoi componenti nel rilasciare i gradi accademici sia per il prestigio che dava una laurea conseguita a Salerno. Ciò fu possibile in quanto il Collegio Medico di Salerno aveva la prerogativa di «dottorare senza osservanza di matricola» ossia senza che il laureando avesse frequentato lo Studium di Salerno. (3)
Per quanto riguarda la sede nella quale al Cotugno è stata conferita la laurea, è certo che dal 1608 tutte le lauree furono conferite nel Palazzo della Città «In nostro Salernitano Palatio», (4) che il Natella ha identificato con il palazzo Sant’Antuono, in Via dei Canali, anche conosciuto come Municipio Vecchio. Infatti, il palazzo è stato sede del Municipio fino al 1936 ed oggi lo è del Settore Attività Produttive del Comune di Salerno. Il Natella ha citato documenti che attestano riunioni tenute presso di esso in piena età moderna dai componenti il Collegio Medico, rispettivamente nel 1661, nel 1780 e nel 1783. (5)
In quanto alla modalità di svolgimento della cerimonia di conferimento della laurea a Salerno, essa ci viene fornita dal Decreto del 24 febbraio 1696. Il candidato per tre giorni era impegnato in un rituale antico di secoli e dai profondi significati. Il primo giorno il Bidello accompagnava il candidato alla presenza del Priore. Il candidato presentava la «fede del battesimo» e se questi aveva i requisiti veniva mandato al Mastro d’Atti al quale rilasciava una supplica corredata dai certificati degli studi effettuati, diretta al Collegio, affinché fosse ammesso al dottorato. Il secondo giorno il candidato veniva condotto prima a casa del Priore poi dall’Esaminatore Ordinario dai quali veniva esaminato rigorosamente ed in segreto (durante queste prime fasi non si redigeva nessun atto) se veniva approvato da entrambi il candidato depositava il denaro presso il Collegiale Cassiere. Quindi, veniva condotto dal Promotore avanti al quale recitava la Prefazione e testi di Filosofia e Medicina e li spiegava, se ammesso ed approvato dal Promotore questi gli illustrava il cerimoniale che avrebbe svolto la mattina seguente. Il terzo giorno il Bidello accompagnava il Dottorando al Palazzo della Città e si dava inizio alla cerimonia di conferimento della laurea che nel decreto è definita «Funzione». Il Dottorando sedeva a sinistra del Promotore in banca separata dagli altri Collegiali, di nuovo recitava Prefazione e testi di Filosofia e Medicina. Il candidato poi, veniva portato in un’altra stanza, intanto, il Mastro d’Atti con la Bussola raccoglieva i voti dei Collegiali, che erano pallucce d’argento e due nere, e se solo fossero state tutte bianche veniva dichiarato approvato. Dopo la votazione le pallucce venivano poste in un vaso d’argento aperto e mostrate prima al Priore, poi al Promotore, poi ai Collegiali ed infine al Dottorando, quindi quest’ultimo si vestiva della toga e veniva accompagnato dal Bidello davanti al Priore, inginocchiato recitava la professione della fede e giurava di credere nell’Immacolata Concezione di Maria Vergine. Dopo di che veniva riportato a sedere accanto al Promotore; quindi, il Priore recitava la Prefazione di lode della medicina e dichiarava il Dottorando «Dottore». Il neodottore veniva condotto di nuovo davanti al Priore e prestava alcuni giuramenti. (6) Del giuramento salernitano solo il Mazza nel suo libro Historiarum epitome de rebus salernitanis pubblicato nel 1681 ne ha riportato alcune frasi. (7) Inoltre, il Dottorando professava un giuramento di moralità e buona condotta. (8)
Dopo i giuramenti gli venivano dati l’insegna ed i fregi del dottorato: il libro chiuso ed aperto (segno dell’autorità di svolgere la professione di medico), l’anello d’oro (segno dell’elevatezza del rango), la corona d’alloro (espressione del merito distinto), il bacio (segno dell’appartenenza corporativa), la paterna benedizione (auspicio di futuri successi professionali), infine, veniva ricondotto dal Promotore e recitava la sua Ringraziatoria e così si concludeva la cerimonia. (9)
L’art. 21 dei Capitula et Constitutiones Collegij et Studij Salernitani in Artibus et Medicina (Capitoli e Costituzioni del Collegio e dello Studio Salernitani in Arti e Medicina) stabilisce che i puncta (cioè gli argomenti dell’esame di laurea) debbano essere tratti dai seguenti testi: la Tegni di Galeno, il Canone di Avicenna e gli Aforismi di Ippocrate (per la Medicina), la Fisica e gli Analitici Posteriori entrambi di Aristotele (per le Arti). (10)
In quanto alla tassa per l’esame di laurea nel 1754, cioè due anni prima che si laureasse Cotugno a Salerno, era di 40 ducati. (11)
Il Cotugno a venticinque anni nel 1761 pubblicò, la sua opera più importante, intitolata De aquaeductibus auris humanae internae anatomica dissertatio (Dissertazione anatomica degli acquedotti dell’orecchio interno dell’uomo). In essa diede la prima descrizione degli acquedotti del vestibolo e della chiocciola e della presenza ubiquitaria di liquido nel labirinto, illustrò quest’ultimo con minuziosa ricchezza di particolari. A ventotto anni nel 1764 pubblicò il De ischiade nervosa commentarius (Commentario sulla sciatica nervosa) in cui riportò la prima osservazione microscopica del nervo sciatico ed esaminò la sciatalgia sia sotto il profilo clinico che dal punto di vista anatomo-patologico. Distinse due forme di sciatica, l’artritica e la nervosa, la prima dovuta a infiammazione delle vertebre lombari, caratterizzata dalla diffusione del dolore limitatamente alla coscia, e la seconda dipendente dall’infiammazione o dall’irritazione del nervo sciatico, contraddistinta dall’irradiazione del dolore fino al piede, inoltre, trattò dell’origine del liquido cefalo-rachidiano. (12)
Il 24 marzo 1765 intraprese un viaggio attraverso l’Italia, per accrescere le sue cognizioni in campo medico e per conoscere i medici più in vista del resto d’Italia, si recò quindi a Roma, Bologna, Ferrara, Pavia, Venezia, Firenze e Padova dove incontrò Giovanni Battista Morgagni. Fece ritorno a Napoli il 12 giugno 1765.
A trent’anni, il 4 agosto 1766 sostenne e vinse un concorso pubblico ottenendo la cattedra di Notomia (Anatomia), nella Regia Università degli Studi di Napoli. Per opera di Cotugno la cattedra di Anatomia fu separata dalla Chirurgia e venne elevata a cattedra primaria. (13) Nel 1815, a causa delle precarie condizioni di salute, individuò Francesco Folinea quale sostituto. (14)
A trentatré anni nel 1769 pubblicò il De sedibus variolarum syntagma in cui dibattè della localizzazione delle lesioni vaiolose che il Cotugno fu incline a considerare solo esterne e non anche viscerali. Nel «Raggionamento accademico» letto il 5 marzo 1772 nell’Ospedale degli Incurabili dal titolo Dello spirito della medicina affermò «I grandi uomini non si fanno nelle scuole; si dispongono a divenirvi; ma in effetti ognuno deve essere maestro di sè medesimo.» affermazione dal sapore autobiografico, inoltre disse «La medicina vuol fatti e non ragioni» schierandosi contro la medicina filosofica di allora. (15) Nel novembre del 1778, nella Regia Università degli Studi, tenne il discorso di inaugurazione dell’anno accademico il De animorum ad optimam disciplinam praeparatione, durante il quale disse «la Sapienza consiste in una virtù formata dai costumi e perfezionata dalle lettere» ed espose le regole per raggiungere la Sapienza fondate soprattutto sull’«attenzione» e sulla «meditazione». Nel 1782 presentò alla Reale Accademia delle scienze e belle-lettere di Napoli una memoria dal titolo Del moto reciproco del sangue per l’interne vene del capo. (16)
La lite tra il Gran Cancelliere ed il Collegio Medico di Salerno in merito al privilegio di «dottorare senza osservanza di matricola», si protrasse dal 1587 al 1796 e quando il Gran Cancelliere nel 1793 mosse per la settima volta causa al Collegio Medico di Salerno, la Camera di Santa Chiara, che aveva funzioni di tribunale di prima istanza, chiese un parere a Cotugno ed a Vairo. Di seguito si riporta uno stralcio del parere espresso dal Cotugno: «Il Collegio di Salerno, Signore, è uno dei più grandi gioielli, che la M. V. abbia, e ch’è stato sempre l’oggetto di venerazione per tutta l’Europa, e che per nove secoli e più non solo con lustro ha conservato le antiche nozioni di medicina, ma puranche e come il primo di tutt’i Collegii, e come quello che sempre uniformemente si è con decenza sostenuto, ed ha ben meritato perpetui privilegii da tutt’i vostri Predecessori, e se si sono dispensati i laureandi da quel Collegio dalle matricole, lo è stato principalmente per dar luogo a tanti forestieri di ogni eccezione di potersi laureare in questo Collegio di Salerno per la sola ambizione di esservi ascritti.» In virtù di questo parere, anche in questa occasione, prevalsero le ragioni del Collegio Medico di Salerno. (17)
A cinquantotto anni nel 1794 sposò la nobildonna Ippolita Ruffo, vedova del duca di Bagnara. La coppia non ebbe figli. In merito a tale matrimonio il De Renzi scrisse: «E tale fu la nobiltà de’ suoi modi, che giunse fino a vincere la ritrosa aristocrazia, si che il figlio del contadino pugliese divenne sposo di una dama di corte e principessa.» (18)
Ricoprì numerose cariche: nel 1780 anno di istituzione della Reale Accademia delle scienze e belle-lettere di Napoli fu nominato componente della stessa e ne sarà presidente dal 1809 al 1817; nel 1789 fu nominato medico di camera (medico di Corte) di re Ferdinando IV; nel 1802 fu membro della Giunta per il perfezionamento della Biblioteca Reale e di quella per la riforma dei Pubblici Studi; fu componente del Real Istituto d’Incoraggiamento alle Scienze Naturali di Napoli. L’Accademia riunitasi la prima volta il 9 luglio 1806 lo scelse come Presidente provvisorio senza votazione; (19) nel 1808 fu eletto Archiatro (Protomedico); nel 1809 fu nominato Cavaliere del Real Ordine delle due Sicilie; nel 1812 fu nominato dal Ministro dell’Interno Giuseppe Zurlo Rettore della Regia Università degli Studi di Napoli; nel 1815 entrò a far parte di una nuova Giunta per la riforma generale della Pubblica Istruzione; nel 1818 fu nominato presidente onorario perpetuo dell’Accademia Medico-Chirurgica di Napoli; fu presidente del Comitato Centrale di Vaccinazione. All’estero, fu socio dal 1764 dell’Accademia di Bologna e dal 1817 dell’Accademia di Copenaghen.
Il Cotugno, uomo colto con molteplici interessi, realizzò una Biblioteca enciclopedica che includeva diverse cinquecentine, fra cui una rara opera di Pietro Pintore sulla lue venerea, ed un raro manoscritto di Celso, inoltre, collezionò monete, medaglie e vari oggetti antichi. Al Real Museo Borbonico (oggi Museo archeologico nazionale di Napoli) donò un busto in marmo rappresentante Teocrito ed un vaso apulo (c) proveniente dagli scavi di Ruvo. (20)
Il 18 agosto 1820, con testamento segreto consegnato al notaio Francesco Corbini, aperto il 9 ottobre 1822, il Cotugno lasciò i suoi beni alla Santa Casa degli Incurabili, (21) morì il 6 ottobre 1822 a ottantasei anni e per volontà della moglie venne sepolto nella Chiesa de’ Padri della Missione.
Per rappresentare la consapevole genialità del Cotugno si riporta una frase a lui attribuita pronunciata durante un ricevimento, quando un giovane, appartenente ad una importante famiglia, rivolgendosi alla moglie del Cotugno, si chiese come era possibile che certe dame si abbassavano a sposare uomini che non appartenevano al loro rango, il Cotugno prima che la moglie potesse dire qualcosa rispose: «Caro mio, per creare uno di voi non v’è bisogno che dello scherzo del caso, ma per un altro Domenico Cotugno deve intervenire il Padre Eterno in persona.» (22)
Note.
a)A.A. Scotti nel 1823 scrive “P. Picillo”, B. Vulpes nel 1834 riporta “P. Picinni”, nel necrologio pubblicato negli Atti del Real Istituto d’Incoraggiamento alle scienze naturali di Napoli nel 1834 si legge “P. Picinno”.
b)M. Mitolo scrive “Giambattista Verna”.
c)Vaso a figure rosse su fondo nero, con ritocchi bianchi, prodotti (4° sec. a. C.) nell’antica Apulia, spec. a Taranto, fonte: https://www.treccani.it/vocabolario/apulo/ .
Bibliografia e sitografia.
1)A.A. Scotti, Elogio storico del cavalier D. Domenico Cotugno, Napoli 1823, p. 3 e ss. disponibile in
https://books.google.it/books?id=7RwPAQAAIAAJ&printsec=frontcover#v=onepage&q&f=false ; B. Vulpes, Cotugno (Domenico), in E. De Tipaldo (a cura di), Biografia degli italiani illustri nelle scienze, lettere ed arti del secolo XVIII, e de’ contemporanei, Vol. I, Venezia 1834, pp. 290–295 disponibile in https://books.google.it/books?id=j0ADAAAAYAAJ&pg=PA212&dq=borgia&as_brr=1#v=onepage&q=borgia&f=false ;
Domenico Cotugno (Necrologio), in Atti del Real Istituto d’Incoraggiamento alle scienze naturali di Napoli, Napoli, Tomo V, 1834, pp. 323-333 disponibile in https://books.google.it/books?id=9MoAAAAAYAAJ&pg=PA323&dq=Domenico+Cotugno&lr=#v=onepage&q=Domenico%20Cotugno&f=false ;
Jatta, Domenico Cotugno (1736-1822), in Rassegna Pugliese, vol. IV, n. 13, 1887, pp. 195-199 disponibile in
G.Bilancioni, Proemio, in Domenico Cotugno, Dissertazione anatomica degli acquedotti dell’orecchio interno dell’uomo, traduzione del Prof. V. Mangano, Roma, 1932, p. 9 e ss. disponibile in file:///C:/Users/UTENTE/Downloads/N0_N0A003827%20(1).pdf ;
M.Mitolo, Domenico Cotugno L’opera anatomo – fisiologica: la sua umanità, estratto da “Puglia Chirurgica” A. IV, f. 4 – 5 – 6, 1961 pp. 289 e ss. disponibile in
Jacovelli, Onoranze funebri rese a Domenico Cotugno dall’Ospedale degli Incurabili di Napoli. Precisazioni biobibliografiche in margine a una rara pubblicazione, Archivio Storico Puglise 1984 n. 37, pp. 299-308 disponibile in https://emeroteca.provincia.brindisi.it/Archivio%20Storico%20Pugliese/1984/Articoli/OnoranzeFunebri.pdf .
2)M. Mitolo, Op. cit., 298–299; A.A. Scotti, Op. cit., 16.
3)A. Musi, Il Collegio Medico Salernitano in M. Pasca (a cura di) La Scuola Medica Salernitana. Soria, immagini, in età moderna, manoscritti dall’XI al XIII secolo, Electa Napoli, 2005, p. 34.
4)A. Sinno, Diplomi di Laurea dell’Almo Collegio Salernitano, Estratto dal Fase. 2° dell’Archivio Storico della Provincia di Salerno, 1921, p. 13.
5)P. Natella, I luoghi della Scuola Medica Salernitana, Salternum, Anno XXV – n. 46-47, 2021, p. 108.
6)S. De Renzi, Collectio Salernitana, Tomo I, Napoli 1852, pp. 394-396.
7)A. Mazza, Historiarum epitome de rebus salernitanis, Napoli 1681, p. 140.
8)A.S.Sa., Liber Iuramentorum Anni 1712-1713-1714.
9)S. De Renzi, Op. cit.; G. Lauriello, Dal Magistero di Ippocrate alla Scuola medica salernitana in L’eredità della Scuola medica salernitana, Giuseppe De Nicola editore, 2022, pp. 19-20.
10)S. De Renzi, Op. cit., pp. 378-381.
11)A. Sinno, Sintesi storica della scuola salernitana, Ente Provinciale per il Turismo, Anno XX, p. 80.
12)L. Premuda, Cotugno, Domenico, Dizionario Biografico degli Italiani – volume 30 (1984) disponibile in https://www.treccani.it/enciclopedia/domenico-cotugno_%28Dizionario-Biografico%29/.
13)G. Bilancioni, Op. cit., p. 16.
14)Vedi nota 1.
15)G. Bilancioni, Op. cit., pp. 47-48.
16)L. Premuda, Op. cit.; M. Mitolo, Op. cit., p. 292; G. Jacovelli, Op. cit., nota 13 p. 305.
17)S. De Renzi, Storia documentata della Scuola Medica di Salerno, Ripostes 2004, pp. 586-587.
18)S. De Renzi, Storia della medicina in Italia, Tomo V, Napoli 1858, p. 196 disponibile in
19)Notizie istoriche del R. Istituto d’incoraggiamento alle scienze naturali dalla sua fondazione fino al 1860, Napoli 1862, p. 2 e p. 109 disponibile in https://books.google.it/books?id=k1D57ERZWjoC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false .
20)Vedi nota 1.
21)Liber Patrimonialis, Cotugno Domenico [1736-1822] disponibile in https://4ggft.jimdofree.com/liber-patrimonialis/secolo-xix/005/ .
22)M. Lotito, Domenico Cotugno. Un ragazzo prodigio: la sua formazione, in L’Eco della scuola, p. V, 2008, disponibile in https://www.cotugnocarduccigiovanni23.edu.it/wp-content/uploads/2022/05/Speciale_Cotugno_2008.pdf .

Palazzo Sant’Antuono (Municipio Vecchio) in Via dei Canali - Salerno - (foto di G. Ferrantino)
