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I numeri dell'economia »

Occorre puntare sull’impegno nel lavoro e nella produzione di ricchezza attraverso l’introduzione di culture e pratiche manageriali sia nel privato che nella P.A.
Il ceto medio, un valore per l’economia e la società
Secondo le analisi del Censis, il 50% teme un declassamento; il 74,4% sente un blocco della mobilità verso l’alto; più del 75% è convinto che le generazioni future staranno peggio di quelle attuali.

di Antonio Viviano*

Pubblicato il 20 maggio il rapporto Cida-Censis (“Il valore del ceto medio per l’economia e la società”), uno studio che cerca di dare risposte, che diventano riflessioni, sul sentiment del ceto medio italiano, da sempre motore della nazione. Il 60,5% degli italiani dichiara di appartenere al ceto medio, ossia coloro che hanno un reddito fino a 50mila euro o poco più. Il ceto medio, pur essendo un concetto astratto ma estremamente concreto nella materialità della vita di milioni di italiani, è una delle chiavi di lettura più efficaci per raccontare l’Italia dal dopoguerra ad oggi. Secondo la fondazione Censis possiamo individuare 3 momenti storici: una fase di ascesa che va dal miracolo economico al secondo rinascimento; una fase di declino rappresentata dalla tempesta perfetta del periodo 2007-2012 e, infine, la fase da oggi in avanti.

È proprio la fase “da Oggi in avanti” a stimolare riflessioni che mostrano un collegamento con i dati economici: guardando l’andamento del Pil italiano dagli anni ‘70 ad oggi, è evidente il calo. Il Pil passa dal +41,6% degli anni ’70/’80 al +0,9% del periodo 2010/2019 per tornare al +3,5% del primo triennio degli anni ‘20.
Questo andamento decrescente della variazione percentuale reale cosa ha determinato per il ceto medio italiano? Lo studio risponde così: il 50% teme un declassamento; il 74,4% sente un blocco della mobilità verso l’alto; più del 75% è convinto che le generazioni future staranno peggio di quelle attuali. Questa mancanza di speranza nel futuro mostra, però, anche un dato incoraggiante: l’80,6% degli italiani ritiene che il sistema fiscale dovrebbe premiare chi crea impresa, lavoro e opportunità.

Sono tante le cose da cambiare in un Paese come l’Italia che ha subito più degli altri gli effetti negativi della globalizzazione e dei cambiamenti economici; basti pensare che dal 2001 al 2021 il reddito pro-capite delle famiglie italiane è sceso di oltre 7 punti percentuali, mentre Germania e Francia crescevano rispettivamente del 7,3% e del 9,9%. Da dove partire? Bisogna partire dalla meritocrazia.

Occorre valorizzare l’impegno nel lavoro, nella produzione di ricchezza, attraverso l’introduzione di culture e pratiche manageriali sia nel privato che nella P.A. Evolvere le PMI da gestione familiare a gestione manageriale, introdurre tecniche manageriali nella P.A., avere dirigenti bravi e capaci di guidare e stimolare anche gli altri lavoratori. Ma non basta. Bisogna intervenire nella formazione scolastica e professionale; incentivare la ricerca e l’innovazione; occorre ridisegnare il carico fiscale, semmai eliminando un’altra aliquota; puntare al sistema previdenziale complementare in quanto quello pubblico risente del calo demografico e della discontinuità lavorativa; una lotta all’evasione che è anche elemento di concorrenza sleale. Insomma, una serie di interventi che puntino alla produttività scostandosi da misure assistenzialiste, tipiche degli ultimi anni, di cui il ceto medio è il principale finanziatore. In questo modo si può sperare che i cittadini abbiano maggiore fiducia nel futuro, che diminuisca la propensione al risparmio tipico delle epoche d’incertezza e che si possa ritornare a stimolare i consumi. Responsabilità politiche di non poco conto che impattano profondamente nella quotidianità delle famiglie italiane. Appartenere al ceto medio non è solo questione di reddito ma anche di percezione personale e stile di vita.

Ecco, rendere la nostra nazione, le nostre città, i nostri paesi luoghi dove si vive bene, dove i servizi funzionano e la meritocrazia e l’impegno sono premiati.

* Consulente del lavoro

Foto Numeri Economia-Investimenti- Soldi
Il vero ruolo del ceto medio
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