Lo speciale »
di Pasquale Persico
Il contributo dell’Arch. Amalia Bevilacqua (in questa stessa newsletter di www.salernoeconomy.it, “Lo speciale 1”) richiama in campo un’intera classe dirigente ad una riflessione immediata su come ripartire, non per la fase due, che pure sarà drammatica, ma, soprattutto, visto il richiamo alla obsolescenza della strumentazione urbanistica, e su come elaborare una visione sistemica per ricomporre il potenziale del capitale naturale ed incrociarlo con quello tecnologico, umano e sociale. Invece di assistere ogni giorno alle conferenze stampa dei Governatori e dei Sindaci dei capoluoghi di provincia, che non aggiungono molto a quello che potrebbero dire i responsabili di Asl e Protezione Civile sulle fasi “1” e “2”, potremmo auspicare una riunione settimanale del nostro Governatore con i sindaci delle città per prospettare un’ipotesi di tavolo congiunto che vada incontro ad una ripresa con nuovi strumenti di pianificazione territoriale. Il Sindaco della città metropolitana ed il Governatore non hanno trovato un accordo sul grande tema degli strumenti di governance della città metropolitana, strumenti che, nella visione che proponiamo, prevedono un forte raccordo con le altre città delle altre province.
L’ipotesi di trovare nuovi strumenti “a flessibilità adeguata alla crisi che verrà” è in realtà già percepita dai Prefetti illuminati. Il prefetto di Firenze, Laura Lega, ha anticipato tutti ed ha costituito un tavolo sul tema: “Per il rilancio e la competitività del territorio”. Un tavolo a più voci, oltre al Sindaco della città metropolitana di Firenze ed il Governatore della Regione: le voci delle diverse associazioni sono anche affiancate dal mondo delle Università e della ricerca. Una realtà resiliente e disponibile si è già incontrata per dare una risposta forte ai problemi istituzionali ed a quelli gestionali, cercando di anticipare una risposta efficace e rapida ai temi del riposizionamento delle attività della città metropolitana larga (Toscana).
La vera notizia è che si sono già riuniti ed hanno stabilito la direzione di collaborazioni relative ai settori ed agli strumenti nuovi di intervento. Noi non ci addentriamo sulle difficoltà istituzionali di fare dialogare le istituzioni campane sui temi della pianificazione, ma, nel presentare i problemi da affrontare, speriamo solo che aumenti la consapevolezza della obsolescenza degli strumenti in loro possesso: es. Puc ed altre “diavolerie” sul piano paesaggistico. Per fare questo percorriamo il ragionamento del Prof. Enrico Giovannini, già Ministro, chiamato al tavolo dei 17 esperti del Comitato che dovrà favorire la ripresa delle attività produttive rivoluzionando i modelli organizzativi della governance di supporto.
Per il prof Giovannini la Ue dovrebbe affrontare la crisi da coronavirus con un approccio sistemico, volto alla ricostituzione del potenziale del capitale naturale, del capitale economico, umano e sociale preesistente. Sarebbe un impegno nello spirito del Trattato di Lisbona.
Ma al di là dei passi che faranno le istituzioni europee – chiamate ad assumere importanti decisioni, da cui dipenderà il futuro dell’Unione e di milioni di persone – un atteggiamento di apprendimento pro-attivo delle istituzioni regionali e locali è necessario. Le analisi condotte negli ultimi anni sul modo e i tempi in cui fu organizzata la risposta alle crisi del 2008-2009 e del 2011-2012 hanno mostrato i numerosi errori compiuti. Bisogna imparare da quelle lezioni ed evitare di cadere in analoghi errori. In estrema sintesi, il benessere di un’area economica e la sostenibilità del suo sviluppo dipendono dalla dotazione e dalla trasmissione intergenerazionale di quattro forme di capitale: il capitale naturale; il capitale economico; il capitale umano; il capitale sociale. Tutte sono essenziali per il funzionamento del sistema socioeconomico e la qualità dell’ambiente in cui opera.
Sempre per Giovannini, la produzione di “scarti fisici” (come rifiuti e inquinamento) e di “scarti umani” (per esempio, poveri ed emarginati) ha effetti sui servizi – apparentemente gratuiti – forniti dall’ecosistema (impollinazione, bellezza di un paesaggio, ecc.) e dal sociosistema (pace, solidarietà); la riduzione dei servizi ecosistemici e sociosistemici ha effetti sul benessere individuale e sociale, decurtando capitale naturale e capitale umano, capitale istituzionale e sociale.
Il richiamo dell’Arch. Bevilacqua ai temi delle ecoregioni pone in risalto, con un caso semplice, il pericolo che il debito ecologico contratto dalle regioni del Nord sia difficile da ridurre, nonostante la natura sia il primo e vero alleato forte per una rapida risalita della funzionalità ecologica.
Sul capitale economico i pericoli sono evidenti (riduzione della capacità produttiva, accelerata dalla caduta degli investimenti, e, quindi, dell’accumulazione di capitale; caduta della ricchezza attuale e prospettica; e così via); sul capitale umano (per esempio, la disoccupazione e la sottoccupazione riducono le conoscenze incorporate negli individui; i lockdown hanno un impatto immediato sulle attività formative nei confronti dei giovani, degli adulti e dei lavoratori); sul capitale sociale (i lockdown riducono le interazioni, impediscono le attività del terzo settore, e via dicendo).
L’obiettivo delle politiche è quello di ridurre al massimo gli effetti negativi dello shock e stimolare al massimo la “resilienza trasformativa” del sistema socioeconomico, aiutandolo a “rimbalzare avanti” e non solo a “rimbalzare indietro”, visto che la situazione antecedente era considerata insoddisfacente e insostenibile. Per conseguire questo risultato, le politiche devono cercare di “ricostruire” – ed eventualmente di accrescere – tutte le forme di capitale che dallo shock subiscono effetti negativi.
Ed allora come interloquire con le politiche europee in evoluzione e con le politiche nazionali in preparazione, basterà l’iniziativa dei Prefetti volenterosi?
Si proponga, con un tavolo credibile, una visione istituzionale adeguata alla sfida, il disegno delle politiche tenga conto di tutte le forme di capitale e del funzionamento dell’intero sistema socioeconomico, coerentemente con l’impegno che l’Unione Europea e i suoi stati membri hanno preso per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile previsti dall’Agenda 2030.
In definitiva, come Regione, non si vada al tavolo di programmazione con i vecchi strumenti diventati inadeguati ed a spiazzamento sicuro delle nuove aspettative sui beni universali da produrre (ambiente, salute , lavoro e benessere sociale). E’ il primo passo che non possiamo sbagliare.

Pasquale Persico
