L'altra notizia »
di Ernesto PappalardoIl quadro politico a tutti i livelli risulta ulteriormente – se possibile – confuso dopo l’elezione del Capo dello Stato. La “liquidità” delle alleanze che il presidente del Consiglio è in grado di mettere in campo (variabili e, soprattutto, sempre funzionali ai suoi obiettivi strategici) è molto probabile che generi effetti a cascata molto variegati in base ai diversi scenari locali sui quali impatterà. Insomma, il Pd alla fiorentina si sta dimostrando capace di superare la teoria andreottiana dei due forni: nel caso di specie un forno al giorno toglie il medico di torno e placa, a quanto pare, anche la minoranza interna che si accontenta (dopo mesi di quaresima) di rivendicare un qualche risultato (anche se sa bene che sul piano dei rapporti di forza dentro al partito non è cambiato alcunché). Che cosa potrebbe accadere in Campania dopo l’elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica? La sensazione è che l’area di centro moderata – tra vari mal di pancia – ben oltre le indicazioni che arriveranno da partiti e partitini, in termini di elettorato ha molte buone ragioni per guardare più a sinistra che a destra. Perché? Perché è nello stesso Pd che riprendono maggiore respiro quelle componenti che geneticamente hanno sempre guardato ad un’alleanza organica tra socialismo riformista e centro cattolico. E’ bastato rivedere in televisione le immagini di Ciriaco De Mita con Sergio Mattarella per cogliere il senso di un “ragionamento” politico che in queste ore a Roma, nelle stanze del Nazareno, è ancora più all’ordine del giorno. Individuare un candidato sul quale aggregare in Campania anche i centristi – un arcipelago che va molto oltre quello “perimetrato” da Ncd e Fi e da altre formazioni di respiro più locale – superando in un modo o nell’altro la conta interna derivante dalle primarie, significa non solo ampliare lo zoccolo duro del consenso “tradizionale”, ma anche e soprattutto sottrarre terreno fertile al presidente uscente Caldoro. Insomma, un doppio vantaggio che consente, particolare non trascurabile, di tentare di sopire la guerriglia interna che in questa nostra regione va avanti da decenni. Ed è evidente che l’evocazione forte delle suggestioni legate alla stagione del dialogo Dc-Pci è destinata ad avere senza alcun dubbio non poche conseguenze sull’orientamento dell’elettorato maturo della Campania, un’area del Paese certamente a maggioranza moderata fin dai tempi del referendum Repubblica-Monarchia. D’altro canto la prova di abilità politica sfoggiata da Renzi nelle elezioni per il Quirinale resterà bene impressa a tutti: avversari e compagni di viaggio. Non si intravede proprio all’orizzonte qualcuno nel Pd che abbia reali possibilità di contrapporsi alle decisioni finali che il segretario-presidente del Consiglio prenderà sul caso-Campania. Il vero problema per Renzi – ma fino ad un certo punto – sarà quello di fare ragionare pezzi del suo partito da troppo tempo abituati al cannibalismo correntizio che consegnò nel 2010 la Regione al centrodestra (anche se erano anni nei quali Forza Italia aveva tutt’altro consenso elettorale). E la sentenza che conferma la decadenza del sindaco De Luca a causa del doppio incarico ricoperto nei mesi della sua “presenza” nel governo-Letta finisce per ingarbugliare ancora di più una situazione di oggettiva e quasi ossessiva belligeranza interna.
Un problema, in ogni caso, risolvibile con le “buone” (accordi con i riottosi candidati già in campo alle primarie) o con le “cattive”: candidato paracadutato dall’alto alla sua maniera con tanti saluti alle autonomie gestionali del Pd che in Campania hanno prodotto solo (o quasi) disastri. A dovere fare i conti con questa virata sull’elettorato di centro ( e di destra moderato) si troverà soprattutto Caldoro che, non a caso, è da tempo incamminato su nuovi percorsi come, per esempio, la ricerca faticosa di una rete “neocivica” incentrata sui sindaci e sulle unioni di amministrazioni che insistono su territori omogenei. A questo punto, quindi, la partita tra Pd e quello che dovrà per forza di cosa essere il nuovo centrodestra (ben oltre Ncd) è molto più complessa di quanto sembrava all’inizio. Sono saltati i vecchi schemi. Si gioca in campo aperto da una parte e dall’altra. Sarà una bella lotta. E non mancheranno le sorprese.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
