I numeri dell'economia »
di Alfonso Schiavino
Il pazzo volo della Salernitana – dall’ultimo posto alla salvezza in poche giornate – resterà nella storia popolare della Serie A. I calciatori con la maglia granata hanno aggiunto spessore materiale al noto refrain “Fin quando i numeri non ci condannano…”, buono per chi arranca nelle retrovie e per chi corre verso la gloria, come insegna la “fatal Verona?”. Come sempre pragmatico e misurato, il popolo salernitano ha festeggiato il risultato con dosata parsimonia, archiviandolo poche ore dopo il triplice fischio, sperando così di obliare la umiliante sconfitta casalinga avvenuta nei palpitanti 100 minuti decisivi. Lo strano finale del campionato contiene forse qualche lezione generale: la squadra granata ha fatto qualcosa di importante per se stessa e per il movimento calcistico nazionale. Nel male e nel bene.
Quota salvezza mai così bassa…
La Salernitana si è salvata a 31 punti, con una sola lunghezza sul Cagliari (che meriterebbe di retrocedere due volte per le occasioni buttate al vento nel corso di dieci giornate).
Nessuno aveva mai conquistato la “conferma” su una base così risicata, fin da quando, nella stagione 2004/05, il campionato ha assunto il formato a 20 squadre. Nel 2006 il Messina scese in B con lo stesso punteggio, ma venne ripescato per la retrocessione della Juventus: nei tempi di Calciopoli tutto era possibile. Nelle altre sedici edizioni, i quartultimi hanno raggranellato almeno i 34 punti di Sassuolo e Crotone (2013/14 e 2016/17), entrambi avanti di 2 sui diretti rivali, Catania ed Empoli, i quali, oggi, sarebbero in A con i loro 32 punti.
… nel progressivo abbassamento.
In realtà i salernitani hanno portato al punto più basso un processo recente. Se una volta un Parma conquistava 42 punti e un Lecce 41, dalla stagione 2012/13 le quartultime si sono collocate stabilmente nella sequenza dei trenta.
Il drastico abbassamento della soglia dà buone motivazioni ai detrattori dell’attuale organico a 20. In effetti squadre che si comportano come le ultime 5 della recente stagione tolgono valore al campionato e lo rendono poco “allenante” per i club impegnati in Europa. La Salernitana ha almeno una grossa attenuante societaria: nel girone di andata, i calciatori sono scesi in campo con la concreta possibilità di essere “cancellati” alla fine del 2021, il limite concesso al presidente laziale per cedere il suo secondo club nella Lega. Gli acquisti di gennaio hanno cominciato a produrre risultati dopo le settimane minime per l’ambientamento sportivo.
Allora sospendiamo il giudizio, anche per i motivi che ora vedremo.
Il rendimento calante delle neopromosse.
Come si comportano le matricole in Serie A? Il primo anno restano o scendono? Per analizzare questo aspetto è opportuno risalire alla stagione 2004/05, quando il campionato cadetto cambiò la formula delle promozioni, immettendo il meccanismo dei play off: raffronteremo le promozioni di ogni singola stagione con la classifica della susseguente Serie A. Vedremo che il rendimento delle matricole è andato peggiorando: prima nessuna retrocessione lampo, poi una soltanto, quindi addirittura due. Questa progressione è stata interrotta dalla Salernitana. Cominciamo il viaggio a ritroso.
La stagione inaugurale dei play off (2004/05) non fa testo. Il Genoa campione e il Torino (terzo) non raggiunsero il massimo campionato per motivi diversi: retrocessione d’ufficio e dissesto economico.
Le sei matricole dei due anni seguenti (2006/07 e 2007/08) esordirono bene o benissimo in A: la Juventus centrò i preliminari di Champions, l’Atalanta e il Napoli arrivarono ottavi, entrando in Coppa Intertoto. Genoa, Catania e Torino chiusero fra il 10° e il 16° posto.
I 7 terzetti promossi fra le stagioni 2008/09 e 2014/15 andarono peggio: ogni anno successivo retrocesse una delle tre matricole, generalmente la terza (Lecce, Livorno, Brescia, Novara, Livorno e Cesena) ma occasionalmente anche la prima classificata (Pescara).
I 6 terzetti saliti dal 2015/16 al 2020/21 si sono rivelati ancor più deludenti, perché per 5 volte è retrocessa immediatamente una coppia: Carpi e Frosinone, Verona e Benevento, Empoli e Frosinone, Brescia e Lecce, Benevento e Crotone. Peraltro Carpi, Empoli, Brescia e Benevento erano saliti come campioni cadetti; Frosinone, Verona, Lecce e Crotone erano stati secondi. La discesa repentina della prima e della seconda stava diventando una prassi, essendosi verificata anche nella penultima e terzultima Serie A.
Quest’anno, del gruppo neopromosso, è tornato indietro solo il Venezia, che era giunto quinto nel campionato cadetto. La Salernitana, salita come seconda, ha interrotto la tendenza alla doppia discesa. Inoltre, con l’Empoli, ha spazzato la “nostalgia di B” che caratterizzava la coppia regina.
Meglio le prime o le seconde della cadetteria?
Infine la Salernitana ha consolidato una frequenza statistica. I club che salgono in A come seconde hanno più possibilità di restarci, avendo raggiunto l’obiettivo 12 volte in 16 annate. Le squadre prime classificate ci sono riuscite 11 volte su 16, le terze solo 6 volte su 16.
Qualche spunto per il movimento calcistico.
Forse i dirigenti del calcio italiano e della cadetteria dovrebbero riflettere sull’evoluzione e sui dati che abbiamo raccontato, per il bene dell’intero movimento nazionale. Sempre che due fallite qualificazioni mondiali vogliano insegnare qualcosa.

Mito e realtà
