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E spunta lo spread da lavoro “nero”

In un articolo di Emanuele Imperiali sul “Corriere del Mezzogiorno” viene pubblicata una graduatoria, tra le province italiane, stilata in base al divario tra ricchezza dichiarata e benessere reale (dati Eurispes). In pratica gli indicatori che caratterizzano ogni provincia esprimono, a seconda della loro ampiezza, uno “spread” dal quale si evidenzia la diffusione o meno di redditi provenienti da lavoro sommerso. La provincia di Salerno si mantiene al di sotto della media regionale, pari a 51, con uno spread pari a 46 che la colloca al ventinovesimo posto assoluto. In generale sono le regioni meridionali a detenere il primato negativo, in particolare la Puglia, con uno spread medio pari a 54, seguita dalla Sicilia con un valore di 53. Riguardo alle province la maglia nera spetta a Catania, indicata con uno spread pari a 60, seguita da Ragusa, Sassari, Brindisi ed Agrigento a quota 57. Prime province campane in negativo risultano essere Benevento e Caserta, al sesto posto con un valore pari a 56, seguite da Napoli (diciassettesima con 51) ed Avellino (diciannovesima a quota 50). Al contrario, le province più virtuose sotto il profilo del lavoro “nero” risultano essere Milano (spread pari a 0), Aosta (a quota 1) e Sondrio (spread pari a 2). L’economia legata al sommerso ha prodotto, secondo le stime Euripes, 540 miliardi di euro nel 2011, una cifra pari al 35 per cento del Pil, ed il trend è in continua crescita.


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