GLOCAL di Ernesto Pappalardo »
Gli amministratori delegati – nel contesto internazionale ed anche in Italia – sono decisamente ottimisti sulla crescita economica. A scrutare bene che cosa si delinea seguendo le orme della crescita economica – 29ª Annual Global & Italian CEO Survey, indagine realizzata da PwC e delineata con chiarezza al World Economic Forum di Davo – il 62% dei CEO italiani crede (e prevede) nella dilatazione dell’economia globale per i prossimi dodici mesi, dato che si contestualizza con quello espresso a livello mondiale (61%). Il trend che esprime una fiducia in netto miglioramento (ultimi tre anni), segna un +43% rapportato al 2023. Lo studio presentato da PwC segnala – c’è da sottolineare – il divario tra aziende che provano a sperimentare l’intelligenza artificiale e aziende che integrano strutturalmente questo strategico elemento. E sono queste – dice la ricerca – che ottengono reali benefici: riduzione dei costi e crescita dei ricavi. L’applicazione dell’AI allo sviluppo di prodotti e servizi, alle attività di marketing, ai processi “strategici”, insomma, risulta conveniente. 4.454 amministratori delegati – in 95 Paesi e territori,118 italiani, ascoltati nel mese di ottobre e novembre del 2025, considerano pure le prospettive dell’economia nazionale. Il 49% dei rispondenti arriva a prevedere la crescita del proprio Paese. In Italia, il 35% dei Ceo è molto o estremamente fiducioso sull’aumento del fatturato nel breve termine, percentuale superiore alla media globale (30%). A tre anni, l’ottimismo si dilata ulteriormente, fino al 53%, 49% su base mondiale. La fiducia si poggia sui risultati delle imprese: il fatturato medio è aumentato del 10%, il margine netto è intorno’8%, (media mondiale al 10%).
Tutto bene, quindi, è il caso di dire? Le prospettive future appaiono condizionate da un alto livello di incertezza. Più o meno un terzo dei Ceo – in Italia e nel mondo – conferma che “le tensioni geopolitiche” hanno fatto diminuire le probabilità di effettuare investimenti rilevanti mentre si riesce a trovare una vera e propria “strategia chiara e condivisa per mitigarne i rischi”.
E’ l’intelligenza artificiale che sta mettendo a fuoco “le dinamiche competitive”. Le minacce informatiche e l’instabilità macroeconomica – secondo il 31% degli intervistati – sono lì. Il contesto italiano, però, presenta alcune differenze: i Ceo indicano come principale fonte di preoccupazione il cambiamento tecnologico, l’impatto dei dazi, i rischi informatici, l’inflazione, e, naturalmente, la carenza di lavoratori qualificati. In ogni caso, i manager italiani si sentono meno esposti alle tensioni geopolitiche: solo il 13% è vulnerabile (23% nel mondo). Si attenuano anche le preoccupazioni complessive: la scarsità di competenze-chiave, che un anno fa era uno dei fondamentali timori per il 35% dei Ceo, scende al 20%. Per quanto riguarda i dazi, l’impatto sembra contenuto: il 22% dei Ceo italiani parla di una riduzione dei cosiddetti margini netti, il 29% a livello globale, il 65% – superiore alla media mondiale del 60% – non constata effetti significativi.
E’ la trasformazione digitale la principale opzione strategica per il 53% dei Ceo italiani, una quota superiore al 42% globale: le imprese devono seguire l’evoluzione tecnologica. La percentuale di Ceo che sottolinea il ritardo nell’implementazione dell’AI e superiore alla media mondiale. L’AI nel mercato italiano è in una fase embrionale. Il 43% delle imprese ritiene insufficienti le risorse per l’intelligenza artificiale rispetto al 29% della media globale.

IA, IA, IA
