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L'acquario di Luca Iovine »

Un “classico” esempio di come la classe dirigente “dilapida” il patrimonio economico e produttivo del nostro Paese.
Dopo le quote latte? Ecco il disastro
Hanno chiuso almeno 1500 stalle per effetto del crollo del prezzo pagato agli allevatori sceso al di sotto dei costi di alimentazione del bestiame, su valori di quindici anni fa.

Nel nostro Paese esiste una singolare predisposizione nel “demolire” i “giacimenti” di eccellenze produttive che abbiamo avuto la capacità di creare nel corso degli anni – ed in alcuni casi dei secoli – a tutto vantaggio dei competitor esterni. Si potrebbero fare numerosi esempi, ma le cronache dell’ultimo periodo suggeriscono di concentrarci sulla “devastazione” in atto della filiera del latte. Un patrimonio che non trova difficilmente riscontro in altre aree geografiche d’Europa e che assume in sé varie valenze. Non solo quella strettamente legata alla specificità della produzione – di grandissima qualità nella stragrande maggioranza dei casi – ma anche per le ricadute che questo tipo di “industria” del settore primario è in grado di generare da diversi punti di vista. Prima di tutto sul versante della “manutenzione” dei territori e sulla tutela del paesaggio, senza sottovalutare il controllo del rischio idrogeologico, arrivando, poi, alle interazioni virtuose con il turismo ambientale ed enogastronomico.
Ebbene, dalla fine del regime delle quote latte – segnala la Coldiretti – hanno chiuso in Italia almeno 1500 stalle, “la maggioranza – è scritto in una nota dell’associazione reperibile sul web – in montagna, per effetto del crollo del prezzo pagato agli allevatori che è sceso addirittura al di sotto dei costi di alimentazione del bestiame, su valori di ben quindici anni fa”. Il prezzo del latte alla stalla è “franato” da 0,44 euro al litro nel marzo 2014 a 0,37 nel marzo 2015 ed è ora mediamente di 0,33, con punte fino a 0,30 euro in Friuli Venezia Giulia. “Questi valori – denuncia la Coldiretti – “non consentono neanche di garantire l’alimentazione degli animali e spingono le aziende alla chiusura mettendo a rischio il lavoro, le stalle, i prati ed i pascoli custoditi da generazioni”. A conti fatti “la vita o la morte di molte stalle sopravvissute fino ad ora in Italia dipende – – sottolinea l’associazione – da almeno 5 centesimi per litro di latte che si ricavano dalla differenza tra i costi medi di produzione pari a 38-41 centesimi e i compensi attualmente riconosciuti”.
Il bilancio è estremamente negativo. Le stalle presenti in Italia dopo la fine delle quote latte sono scese al minimo storico di meno di 33mila unità, rispetto alle 180mila attive nel 1984 all’inizio del sistema delle quote, “con il rischio concreto che di questo passo nel giro di qualche anno la nostra montagna verrà spopolata dalla indispensabile presenza degli allevamenti, che hanno garantito fino ad ora biodiversità, ambiente e equilibrio socio economico delle aree più sensibili del Paese”
Che cosa ci insegna questa situazione? Che l’Italia si è dimostrata più volte drammaticamente “disattenta” in sede europea alla tutela dei propri interessi economici e produttivi. Spesso non si è guardato al medio e lungo periodo, ma ad interessi di brevissimo impatto, privilegiando la ricerca di un facile consenso politico e tralasciando, invece, l’elaborazione di un disegno di ampia portata, capace di intravedere con chiarezza quali siano i reali obiettivi raggiungibili.
“Il settore agricolo – ha rimarcato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – è stato vittima di scelte di politica generale assunte senza alcuna considerazione del pesante impatto dal punto di vista economico, occupazionale e ambientale sui nostri territori. La Commissione Europea ha anche letteralmente sbagliato tutte le analisi e le previsioni relativamente al futuro del settore lattiero dopo la fine delle quote, non valutando un aumento così repentino delle produzioni soprattutto del Nord Europa. La produzione europea del latte sta così esplodendo in alcuni Stati come Irlanda o Olanda che dopo la fine delle quote fanno registrare incrementi a due cifre della produzione, mentre in Italia si stimano aumenti dal 3 al 4%”.
E’ evidente, quindi, che siamo ancora una volta incappati in un tipico caso all’italiana. Da un lato tuoniamo contro la Ue per ottenere maggiore flessibilità e meno rigore sul versante della politica economica e dall’altro cediamo in maniera inconcepibile sul fronte che, invece, più dovremmo tutelare e proteggere. Perché la nostra vera ricchezza risiede nelle produzioni di qualità che si intrecciano con la storia delle nostre comunità e dei nostri territori. In un colpo solo con il tracollo delle stalle stiamo perdendo occupazione e filiere produttive di elevata qualità. Un danno enorme che travalica di molto l’aspetto eminentemente economico. E’ in queste battaglie che si misura la validità di una classe dirigente. E non si tratta di una critica “politica”, ma, purtroppo, di una semplice constatazione.
@LucaIovine6 Company Trainer (Fonte: coldiretti.it/02.04.2016)

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Il prezzo del latte alla stalla è ora in media di 0,33 euro/litro
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