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L’analisi dei flussi finanziari in Campania elaborata dalla Banca d’Italia (Economie regionali).
Credito e Imprese, -1,8% nel 2014
I finanziamenti erogati al sistema produttivo ancora in riduzione, sebbene in misura inferiore rispetto al 2013 (-3,7). Ma crescono i prestiti all’industria alimentare e tessile. In flessione quelli al comparto metallurgico, ai trasporti, al gomma-plastica ed alle costruzioni (-2,8 per cento rispetto al -3,6 di fine 2013).

(Er. Pa.) – L’analisi elaborata dalla Banca d’Italia descrive – in Campania – un quadro dei rapporti tra banche ed imprese improntato ancora alla massima prudenza da parte del sistema creditizio, con dinamiche non omogenee rispetto ai vari comparti produttivi, segnalando l’attenuazione dei fenomeni restrittivi. Va evidenziato – sebbene sia un fenomeno non affatto nuovo – l’atteggiamento differente delle banche rispetto alle imprese di maggiori o minori dimensioni: più accomodante verso le aziende più grandi, di meno verso le medie e le piccole. Ma occorre aggiungere che anche tra le banche è emerso un approccio differenziato: “Per le piccole imprese – scrive la Banca d’Italia – i prestiti erogati dai primi cinque gruppi bancari si sono contratti (-4,2 nel 2014) mentre quelli concessi dalle altre banche hanno recuperato in misura marcata, fino ad azzerare la caduta”. Il quadro generale.
Lo studio della Banca d’Italia segnala che nel corso del 2014 “si è progressivamente attenuato il calo dei finanziamenti bancari alla clientela residente in Campania (-0,6 per cento lo scorso dicembre, a fronte del -2,9 alla fine del 2013). Quali le cause di questa dinamica positiva? In parte il recupero della domanda – “in particolare per le famiglie consumatrici” – in parte “il miglioramento delle condizioni di offerta di credito”. Questo andamento sarebbe rintracciabile anche nei primi mesi del 2015 “sino ad arrestare la caduta dei prestiti”. L’attenuazione della flessione dei finanziamenti “ha caratterizzato sia le famiglie sia le imprese, sebbene, tra queste ultime, essa sia stata più intensa per quelle di maggiori dimensioni, per le quali il credito bancario ha cessato di contrarsi”.
La domanda di credito.
Nel secondo semestre del 2014 “la domanda di credito delle imprese è stata stazionaria ed è stata alimentata da esigenze di ristrutturazione del debito e, in minor misura, da quelle di finanziamento del circolante; le richieste di prestiti finalizzate alla realizzazione di nuovi investimenti sono rimaste nel complesso stazionarie”. La domanda di credito “dovrebbe risultare in lieve espansione nel primo semestre dell’anno in corso”. Dopo la grave crisi del triennio precedente, “nel 2014 le richieste di mutui per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie sono tornate a crescere; anche la domanda di credito al consumo si è lievemente espansa”. Secondo le previsioni degli intermediari, “nella prima parte del 2015 l’aumento della domanda di credito dovrebbe consolidarsi. Dal lato dell’offerta, è proseguito il lieve allentamento per i mutui, che ha interessato sia le condizioni di costo sia le quantità offerte. L’allentamento dovrebbe proseguire anche nel primo semestre dell’anno in corso”.
Credito alle imprese con il segno meno anche nel 2014.
Come già accennato anche nel 2014 i finanziamenti erogati alle imprese da banche e società finanziarie si sono ridotti (-1,8 per cento), “sebbene in misura inferiore rispetto all’anno precedente (-3,7)”. Con riferimento alle forme tecniche di affidamento, “i mutui e gli altri rischi a scadenza, che rappresentano circa i tre quarti dei prestiti vivi alle imprese, sono diminuiti del 4,8 per cento nel 2014, meno che nel 2013 (-5,9 per cento), risentendo della debole dinamica degli investimenti”. Si è attenuata “anche la flessione dei finanziamenti vivi associati alla gestione del portafoglio commerciale (-10,7 per cento a dicembre 2014, da -18,3 di fine 2013), nonostante l’ampliamento del calo del factoring”.
Credito sempre in flessione per le costruzioni.
La flessione del credito è stata diffusa tra i principali settori, “ampliandosi per le sole imprese manifatturiere (da -1,3 a -2,3 per cento). Ma il quadro è molto diversificato tra i diversi settori. “Hanno ripreso a crescere – spiega la Banca d’Italia – i finanziamenti alle imprese dell’industria alimentare, tessile e della fabbricazione di raffinati del petrolio, di prodotti chimici e farmaceutici (pari complessivamente al 45 per cento del totale dei prestiti del settore manifatturiero nel 2013) a fronte di un ampliamento della flessione dei prestiti per le imprese operanti nel comparto metallurgico e di una contrazione per quello dei mezzi di trasporto, dei prodotti in gomma e plastica e di quelli elettronici che avevano registrato un’espansione nel 2013”.
Ancora in difficoltà la filiera dell’edilizia. “Il credito concesso alle società di costruzione ha continuato a flettere nel 2014, anche se a ritmi inferiori rispetto all’anno precedente (-2,8 per cento, dal -3,6 di fine 2013)”. Nel settore dei servizi “si registra un’ampia eterogeneità”. Hanno ripreso a crescere “i prestiti alle imprese operanti nel comparto dei servizi di alloggio e ristorazione, in connessione con il positivo andamento dei flussi turistici”. Si è al contrario “ampliata la caduta per quelle dei servizi immobiliari e di noleggio e supporto alle imprese”.
Il costo del denaro.
A dicembre 2014 “il costo medio del credito a breve termine praticato alle imprese campane è stato pari al 7,6 per cento, in calo di mezzo punto percentuale rispetto alla fine del 2013. La riduzione dei tassi di interesse è stata diffusa tra i principali settori di attività, sebbene il calo sia stato meno pronunciato nel comparto dei servizi e per le piccole imprese. Si sono ridotti in misura più ampia i tassi di interesse sui finanziamenti a medio-lungo termine alle imprese, di 1,2 punti percentuali, attestandosi al 4,1 per cento”.
La qualità del credito.
Nella media dei quattro trimestri del 2014, “il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti in essere all’inizio del periodo è stato pari al 3,6 per cento, un valore in calo rispetto al 2013 (3,9), sebbene più che doppio di quello registrato nel periodo pre-crisi”. Per il complesso delle imprese il tasso di ingresso in sofferenza “è passato dal 5,8 al 5,2 per cento; si è sostanzialmente allineato alla media quello riferito alle imprese di piccole dimensioni, per le quali la riduzione del flusso delle sofferenze è stata più ampia (dal 7,3 al 5,5 per cento)”. Il flusso delle nuove sofferenze nelle costruzioni rimane nettamente più elevato (9,4 per cento) rispetto ai valori registrati nella manifattura (3,9) e nei servizi (4,8).

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In attenuazione il calo dei finanziamenti bancari in Campania
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