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Le tariffe continuano la loro corsa all’aumento: secondo uno studio Confesercenti, dal 2007 al 2011 la spesa media mensile delle famiglie è rimasta sostanzialmente costante, ma il peso delle tariffe è cresciuto in quattro anni di uno 0,7%, e nei primi otto mesi del 2012 di un altro 0,7%. Nel complesso più di un punto percentuale della spesa dei nuclei familiari è stato assorbito dai rincari delle tariffe sui servizi pubblici locali dall’inizio della crisi economica. Si tratta di circa 8,4 miliardi in gran parte sottratti ai consumi. Un aumento, commenta Confesercenti in una nota, che colpisce duramente i redditi, già in affanno, e penalizza ancora di più i deboli consumi degli italiani. Sottrarre in tempi di crisi 8,4 miliardi alle famiglie, senza quindi ridurre la pressione fiscale, comporta la chiusura di tante imprese e la crescita della disoccupazione”. (Fonte: www.confesercenti.it/05.10.12) La Cia commenta i dati diffusi da Confesercenti: i continui rincari, soprattutto per elettricità e combustibili, stravolgono la spesa delle famiglie. Non solo, accrescono anche gli oneri degli agricoltori con un aggravio insostenibile che mette a rischio la capacità di fare impresa del settore. Oggi quasi il 20 per cento dello stipendio se ne va in bollette. Per questo non si può più aspettare: il governo deve affrontare il nodo degli aumenti delle tariffe, soprattutto di energia e gas, che pesano in maniera spropositata sul bilancio delle famiglie. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi da Confesercenti. Nell’ultimo anno la quota di spesa media per elettricità, gas, trasporti, combustibili, acqua ha toccato i 483 euro al mese, arrivando a coprire un quinto della spesa complessiva delle famiglie italiane su 30 giorni -osserva la Cia-. Un aumento smisurato che ha costretto i consumatori a “tagliare” risorse destinate ad altre voci, compresi gli alimentari, il cui peso sul budget totale si è ridotto al 19,2 per cento. Ma i problemi non sono solo quelli delle famiglie -continua la Cia-. Anche le aziende agricole pagano questi continui incrementi soprattutto energetici, che si traducono in un aggravio insostenibile dei costi aziendali. Secondo gli ultimi dati Ismea, solo ad agosto gli agricoltori hanno dovuto “sborsare” il 10,3 per cento in più dell’anno scorso per i beni energetici (energia elettrica +26,2 per cento; carburanti +6,8 per cento). Ma questa corsa dei costi mette a rischio la capacità di fare impresa del settore, che da un lato subisce il crollo dei consumi domestici sul mercato interno e dall’altro non può sostenere investimenti “bloccato” com’è dai rialzi continui degli oneri produttivi. (Fonte: www.cia.it/05.10.12)
