L'intervista »
Il presidente di Legambiente Campania analizza gli scenari di sviluppo “Politica miope, si inseguono le emergenze senza una visione di sistema” “La nostra vera ricchezza? Mare, paesaggio, agricoltura e beni culturali” Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, si prepara a lanciare la proposta di un nuovo “patto” tra “ambiente e lavoro” per mettere in campo una politica organica e di sistema con l’obiettivo di “riattivare” l’economia e, soprattutto, di aumentare i livelli occupazionali in grave decremento. “La crisi – dice a salernoeconomy.it – non si risolve con i tagli e i sacrifici, spesso pesantissimi, imposti a tutti. Questa crisi è piuttosto figlia di politiche scellerate che hanno considerato l’ambiente come un freno per lo sviluppo economico o un lusso da rinviare a tempi migliori”. E come se ne esce, presidente Buonomo? “Dobbiamo puntare ad un’alleanza tra lavoro e ambiente per cercare di rispondere adeguatamente alla drammatica situazione attuale per cui aumentano le diseguaglianze e la crisi climatica incombe. Oggi c’è una sola ricetta per uscire dalla crisi, ed è quella di una green economy che incrocia le domande e i problemi dei territori, i ritardi del Paese e le paure del futuro, le risorse e le vocazioni delle città e che vuole rimettere al centro la bellezza italiana. Ci aspettiamo che l’attuale Governo avvii un “green new deal”, investendo su opere diffuse ma sistemiche di difesa suolo, manutenzione del territorio, solarizzazione a partire da scuole ed edifici pubblici, diffusione delle fonti energetiche alternative. Tutti interventi che necessitano di ridotte risorse finanziarie ma in grado di occupare una notevole quantità di risorse umane. Solo con questo start-up sarà possibile creare lavoro, riqualificare il territorio, attirare nuovi investimenti da parte delle imprese”. Già, ma fino a questo momento non c’è traccia alcuna di una “visione” del genere. “E’ ancora più grave della crisi economica riscontrare la mancanza di un approccio sistemico per cambiare la situazione attuale, per uno sviluppo fondato sull’asset ambiente-territorio-paesaggio. Eppure negli scorsi anni la Regione Campania si era finalmente dotata di strumenti di “area vasta”, dal Ptr ai sistemi locali di sviluppo, ai progetti integrati territoriali, nello sforzo di mettere in sintonia la programmazione economica con la pianificazione del territorio. Purtroppo, si è preferito, poi, inseguire le emergenze o utilizzare le risorse disponibili su progetti episodici e incapaci di generare nuove dinamiche economiche. Anche i fondi strutturali che dovrebbero essere d’investimento sono stati utilizzati come sostitutivi di spese ordinarie. Ecco perché prima ancora di parlare di tagli alla spesa pubblica e agli investimenti è bene porre l’attenzione sulla spesa produttiva e improduttiva. Né mancano altri esempi clamorosi”. Quali? “E’ a dir poco paradossale la situazione in cui versa il trasporto pubblico locale. Mentre in altre parti d’Italia si fa sempre più strada il concetto di “mobilità nuova” a Salerno, come in tutta la Regione, siamo ostaggi di beghe tra i partiti e assurde politiche di tagli lineari senza mai parlare di una riorganizzazione del sistema trasportistico superando sprechi, stipendi d’oro, carrozzoni clientelari a vantaggio della qualità del servizio erogato ai cittadini e in generale al territorio (imprese, turisti, ecc). Perché la mobilità sostenibile non è solo riduzione dello smog e della congestione, ma anche qualità dell’ambiente urbano e del territorio, efficienza del trasporto pendolare e di quello pubblico urbano, consumo di suolo e qualità ambientale, valorizzazione turistica delle città e del paesaggio, diritti dei consumatori ed equità nell’accesso ai servizi di mobilità, legalità, opposizione a nuove, grandi e inutili opere autostradali o ferroviarie”. Anche a Salerno si inizia a parlare di città intelligente. Che cosa ne pensa? “Le smart cities esprimono un concetto di ridefinizione delle modalità insediative nel terzo millennio. Sappiamo che la popolazione mondiale si concentrerà sempre di più nelle aree urbane e dobbiamo evitare il rischio di una conurbazione diffusa che ci privi completamente del territorio agricolo e naturalistico. Ecco perché una città intelligente e sostenibile è quella che, nonostante l’incremento del numero degli abitanti, riesce a evitare consumo di suolo e a mantenere un rapporto con l’ecosistema urbano, garantendo un’alta qualità della vita ai cittadini. Non esistono a tutt’oggi nella provincia di Salerno, se non da parte di alcuni piccoli comuni, approcci orientati verso il modello “smart”. Piuttosto, riscontriamo buone pratiche rispetto a singoli settori, dai rifiuti, con ottimi livelli di raccolta differenziata, al risparmio energetico e al ricorso a fonti energetiche alternative, l’avvio degli orti urbani e degli orti sociali. È evidente che c’è ancora molto da fare: ecco perché come Legambiente ci impegniamo per trasformare questi esempi puntali in azioni diffuse sul territorio integrando il ruolo degli enti locali con quello delle imprese della green economy, ma sempre e prioritariamente sensibilizzando i cittadini a praticare stili di vita sostenibili”. Ernesto Pappalardo

