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L’idea di non “basarsi” solo sulla visione “adattiva” dell’adesso da completare.
Bonaccini, l’agorà e le nuove geografie funzionali
A proposito della presentazione di quanto realizzato da Stato e Regioni - Lombardia ed Emilia Romagna - in materia di ricostruzione post terremoto. Il “risveglio” per costruire una nuova percezione di cittadinanza.

di Pasquale Persico

“Cittadini dell’Europa e del mondo si diventa”, potrebbe essere questo il commento alla presentazione che il presidente Stefano Bonaccini ha fatto, resoconto di maggio,  su quanto realizzato dalla Stato e dalle Regioni – Lombardia ed Emilia Romagna – in materia di ricostruzione post terremoto. E’ arrivato il tempo di rendicontare ma anche di fare riferimento a un bilancio sociale capace di vedere oltre l’atlante degli interventi effettuati negli oltre sessanta comuni dell’area vasta del cratere (quattro province dell’Emilia Romagna ed una della Lombardia). Il terremoto ha rivelato a tutti  un altro sistema di rischi; è emersa, però, una nuova identità territoriale, prima non vista dalle geografie sovrapposte  di riferimento. Ogni volta che il sistema complesso viene ignorato – a favore di altre  finalità non condivise – si generano danni; questa è l’attuale raccomandazione sopravvenuta, a cui si aggiunge quella post-pandemica: l’uomo distrugge il proprio ambiente e non si accorge di distruggere anche se stesso. Bonaccini, nel presentare il resoconto, allarga la riflessione sulle relazioni tra l’uomo e il sistema in cui vive, fino ad invitare tutti quelli che hanno contribuito alla ricostruzione a fare un salto ulteriore in termini di credibilità futura. Il salto dovrà essere capace  di sviluppare una sensibilità aperta nei confronti del nostro esserci, cioè il saper vivere tutta l’area come un perimetro di nuova cittadinanza; la proposta di un albero nuovo per ogni abitante va in questa direzione.

Allora la parola risveglio è il passaggio chiave da cui ripartire? Ad essa è associata l’idea di non basarsi solo sulla visione adattiva dell’adesso da completare. Il presidente è chiaro: ogni pietra deve poter tornare al proprio posto se coerente con la parola restituzione, ma deve anche apparire la visione di un futuro. Partendo dalle radici dobbiamo saper entrare nel contemporaneo, spetta ad ogni comunità insediata partecipare. Ogni cittadino residente, insieme con quelli  che sono residenti equivalenti o aspiranti, insieme, devono sentirsi protagonisti del risveglio in una nuova città complessa, che ha rotto i confini culturali delle geografie amministrative e immagina di poter accumulare nuove economie di scala, di scopo e di diversità nella macroarea europea di riferimento .

Allora, forse,  Bonaccini vuole suggerire ai suoi collaboratori di preparare una nuova idea di agorà di partecipazione, pro-attiva, a soggettività istituzionale riconoscibile in termini di sussidiarietà costituzionale riconoscibile? E prevedere per essa la capacità  di  moltiplicare laboratori di ricerca e formazione fino a generare nuovi modelli e nuove domande  di Anticipatory governance?

Le domande, per fortuna sono già nate: qual è il filo di ricucitura, quello di rammendo, e quello di risarcitura che lega la costellazione di comuni e città che abitano l’intero territorio del sisma?

Oggi che alcuni rischi hanno rivelato che nessuno si salva più da solo, cosa significa condividere gli spazi dell’abitare, del produrre e della fruizione dei beni comuni universali? Il tema della produttività totale dei fattori da implementare con la nuova visione collaborativa tra pubblico e privato su quali infrastrutture complesse deve essere poggiato?

È anche in virtù di questo atteggiamento, di voler moltiplicare la  mediazione verso il divenire dei processi in campo che oggi i collaboratori costruttori della ricostruzione  sono in condizione di fare un’esperienza totale, potendo muoversi in autonomia partecipata tra attività eterogenee.

Ecco, allora, affacciarsi la prospettiva di stringersi nuovamente per operare; le paure sono attutite, terremoto e pandemia hanno mostrato anche il vuoto come potenziale e può ripartire una sfida di cittadinanza europea, aderendo in maniera esplicita con gli obiettivi , e come area vasta, alla strategia del Pnrr.

Il resoconto nuovo deve contenere una valutazione descrittiva dell’esperienza vissuta con il terremoto, elencando le diverse “R” associabili al “Risveglio” avvenuto.  Risveglio rimane la parola chiave di riferimento di tutte le azioni che richiamiamo e può essere vista anche come parola-obiettivo del nuovo bilancio sociale. Esso diventa bene relazionale offerto a coloro che aprendo gli occhi, ampliando l’ascolto, e vibrando tutte le parti del corpo, finalmente avvertono che qualcosa sta accadendo. Risveglio, allora, è un riposizionamento partecipativo della rete dei comuni e delle città, come nuovo arcipelago in emersione (nel linguaggio di Francesco Indovina).

Per effetto del Risveglio, con il Riposizionamento, non solo si percepisce la necessità di una nuova tassonomia dello spazio, ma il riposizionamento degli oggetti o spazi da creare accanto a quelli già collocati, ci offrono un  lemmario di apprendimento,  capace di rendere esplicita l’appartenenza al nuovo territorio, città arcipelago dell’area vasta a proiezione europea.

Ritorno alle radici è soltanto un prepararsi all’azione, in termini di formazione e di vissuto; pronti al cambiamento, ma è un tutto che torna indietro solo per Rifiorire, senza nostalgia. Viene spostata l’idea di centro che adesso è dappertutto e diventa Ripartenza, Rinascita; quest’ultima consente il riuso dello spazio come spazio neutro, inclusivo, di appartenenza desiderata, finalmente plurale, ed in linea con i temi della nuova biennale dell’Architettura a Venezia.

Il resoconto diventa metodologia per Riconoscere, per sottrarre e aggiungere in maniera moltiplicativa, per raggiungere nuove mete di appartenenza.

Allora, il probabile Bilancio sociale della ricostruzione dovrà avere la caratteristica di nuova Accountabilty propositiva? Dovrà evidenziare probabili  interventi coerenti con le nuove esigenze evidenziate dai Comuni in linea con il quadro europeo? Bisognerà ipotizzare nuovi modelli di governance connessi e coerenti con la nuova governance del Pnrr? Occorre usare il linguaggio del paesaggio in maniera innovativa per cogliere la carica dei temi della transizione ecologica e del digitale?

Per avere come riferimento anche l’Europa diviene essenziale tenere conto della Strategia europea per la Biodiversità e della Strategia per le Infrastrutture verdi.

La Strategia per la biodiversità europea (e certamente lo sarà anche la Strategia nazionale) è recuperare gli ecosistemi degradati (iniziando da fiumi e coste) e piantare tanti, tanti alberi, potrà essere utile a recuperare il debito ecologico connesso al tema della salute (Aria e Nutrizione)?  E sarà utile per rinnovare i temi della scuola, della formazione e della  ricerca? Aree industriali ed aree agricole possono dialogare sugli obiettivi strategici nel nuovo assetto della urbanità di area vasta? E i centri storici come vengono riconnessi al grande tema dei beni culturali diffusi e riconoscibili come tessuto antropologico che racconta del passato e parla del futuro?

Il grande artista giapponese Shozo Shimamoto con l’evento-mostra a Reggio Emilia, circa dieci anni fa, segnalò l’importanza di progettare il vuoto senza farsi ingannare dalla bellezza dei colori sopraggiunti; immaginare che il suo pensiero ritorni ad ispirare i costruttori di futuro legati all’agenzia della ricostruzione non è un’idea cattiva. Una nuova opera collettiva deve potersi ispirare ad un pensiero di durata e permanenza di comportamenti; a geografie complesse fino a specificare le partecipazioni creative poggiate su una moltitudine di iniziative a valenza di nuova urbanità. Un esperimento pilota complesso deve poter diventare dibattito aperto per altre aree vaste del territorio europeo che naviga verso un assetto di macroaree capaci di disegnare nuove identità geografiche.

La politica economica europea che verrà, tenendo conto della stratificazione delle geografie esistenti, deve poter guardare oltre la sola attenzione alla geografia funzionale delle merci e dei mercati. Auguriamoci, allora, di poter entrare ed uscire dall’Agorà progettata dall’Agenzia della ricostruzione e prefigurata da Stefano Bonaccini.

L’Agorà nascerà  con una nuova idea di cittadinanza,  ben diversa da quella di partenza. Una nuova percezione di cittadinanza universale deve sopraggiungere e toccare  tutte le corde di un territorio che sa suonare e cantare, appartenente ad un coro di voci plurali in sintonia con il pianeta, ed in fratellanza e sorellanza che va ben oltre qualsiasi confine geografico.

 

 

 

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Pasquale Persico
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