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I numeri dell'economia »

Il titolo destinato alle spiagge richiama la sfida per migliorare la salute delle acque (e della gente).
Bandiere blu, Salerno capitale
La nostra provincia raggiunge Savona in testa alla classifica nazionale (per merito quasi esclusivo del Cilento). Problemi nel resto della regione.

di Alfonso Schiavino

La gran notizia dell’estate 2017 dice che Salerno è ritornata una capitale, sia pure di sabbia. Grazie alla nuova Bandiera blu di Sapri, la nostra provincia conta 13 comuni balneari “doc” e appaia Savona in testa alla classifica nazionale. Ora il Cilento ha 12 vessilli, il resto della Campania 3 (con il 75% della costa). Ne discende che la regione ha qualche problema, ovvero grandi opportunità. Entro pochissimi anni le Bandiere blu potrebbero aumentare molto – e non è un miraggio.
Le spiagge certificate, dalle Isole Vergini all’Islanda.
La Fee (Foundation for environmental education) è un’organizzazione danese conosciuta per il rito annuale delle Bandiere blu. I vessilli sventolano sulle riviere di mezzo mondo – soprattutto quello ricco – dalle Isole Vergini all’Islanda passando per Acapulco e Tenerife. Il titolo è un riconoscimento alle amministrazioni comunali, attribuito con una modalità solo in parte oggettiva: il meccanismo s’innesca quando un sindaco decide di candidare una spiaggia. La proposta viene filtrata su una griglia di criteri che premiano le acque eccellenti e soprattutto le iniziative di educazione ambientale e i servizi sull’arenile. Alcuni obblighi sono strettamente ecologici: le alghe e i detriti naturali non devono essere rimossi e – notate l’accostamento fra un mito tropicale e un’essenza mediterraneo-cilentana – “gli habitat, come la barriera corallina o le praterie di Posidonia, devono essere monitorati”. Il cronista potrebbe suggerire di misurare in qualche modo anche la “gentilezza” della popolazione o degli operatori economici.
Ad ogni modo, se l’iniziativa può ispirare qualche amministratore furbacchione (“lucidare” un pezzetto di territorio per ottenere una “medaglia” in generale immeritata), è anche vero che stimola a migliorarsi e farsi conoscere in maniera conseguente, con un carnet di condizioni tutto sommato accessibili.
Ora, possono esserci sindaci distratti in Campania? Le spiagge certificate si trovano anche sulle acque interne. Lo sanno?
Spiagge doc, la Campania sfiora il podio.
Nel 2017 le Bandiere blu italiane inorgogliscono 163 Comuni e quasi 350 lidi. La Liguria domina (27 comuni), seguita da Toscana (19) e Marche (17). La Campania è quarta, con 15 presenze mal distribuite: Salerno 13, Napoli 2, altre 0. Anche a livello sub-provinciale c’è un dislivello: costiera amalfitana 1, Cilento 12. Inoltre, tutte le 15 Bb sventolano sul mare, mentre il Trentino ne ha 10 sui laghi.
Le acque di balneazione migliorano in Europa.
Tre settimane fa, l’Agenzia ambientale europea (Eea) ha pubblicato il rapporto sulle acque di balneazione. Per puro piacere campanilistico, notiamo che 1 delle poche foto ritrae Amalfi (pagina 4).
Nel 2016 le analisi hanno coinvolto 21.344 punti nell’Unione e 5.518 in Italia. Una tabella a pagina 9 dimostra che la qualità avanza nel continente: l’85,5% delle acque è eccellente, valore che sale al 96,3% con quelle buone e sufficienti.
E l’Italia? I grafici attestano che sta bene (pagina 11), però da un anno all’altro riesce a migliorare (pagina 12) e peggiorare (pagina 13). In generale, l’anno scorso circa cento siti risultavano scadenti.
Italia, i limiti (sottaciuti) della depurazione.
I problemi nazionali non devono sorprendere: la Corte di giustizia europea ha già inflitto 2 condanne all’Italia per la cattiva gestione dei reflui urbani. Una terza sentenza si profila. Questo è un fatto sottaciuto, anche se riguarda la salute delle persone e dell’ambiente da Nord a Sud. Una riprova indiretta viene proprio dalle Bandiere blu: il Piemonte ne ha 2, la Lombardia 1.
Tornando ai test balneari del 2016, troviamo 19 punti insoddisfacenti in Campania. Lo rivela un’altra mappa dell’Eea,che, se potrebbe essere pensata meglio, con un po’ di pazienza diventa abbastanza loquace.
Il paradosso della Campania, dove sappiamo tutto.
Nel 2017 la situazione è migliorata solo leggermente, come documenta il portale dedicato del Governo . Il sito “certifica” la salute del mare sotto casa in tempo quasi reale e contiene le schede analitiche delle Agenzie regionali ambientali. Quelle dell’Arpac dettagliano in maniera puntuale le cause dell’inquinamento sul litorale campano. Il grande fattore negativo è lo sversamento continuo di liquami tal quali, originati da vasti insediamenti e singoli edifici. Là dove esistono fognature e collettori, la minaccia assume le sembianze dei disservizi e degli sfiori che scaricano i reflui nel mare o nei fiumi. Abbastanza frequenti sono le condotte sottomarine.
L’Ue chiede impianti di depurazione articolati, ma consente alternative equivalenti, quando le reti normali dovessero risultare difficoltose o anti-economiche.
Quindi: abbiamo gli obblighi, sappiamo tutto e, se investiamo ora, risparmieremo i soldi aggiuntivi delle multe europee (che pagano le Regioni).
Basta, per sostenere che una dose di energia ci farebbe progredire nel giro di pochissimi anni?

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13 bandiere blu in provincia di Salerno
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