Lo speciale 2 »
di Gerardina Fimiani*
La paura del pericolo è diecimila volte più spaventosa del pericolo vero e proprio, quando si presenta di fatto davanti ai nostri occhi; e l’ansia è una tortura molto più grave da sopportare che non la sventura stessa per la quale stiamo in ansia. (Daniel Defoe)
La CBT (Cognitive behavioral therapy) è attualmente considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici. Essa ha assunto un ruolo d’elezione per i disturbi d’ansia, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il caposaldo della terapia cognitivo-comportamentale dei disturbi emotivi è: “Il modo in cui pensi influisce sul modo in cui senti”. Le persone, soprattutto durante episodi di ansia intensa con conseguente attivazione fisiologica incontrollabile, non riescono a comprendere che i loro pensieri influenzano i loro stati d’animo e che giocano un’importante funzione di mediazione tra la situazione e l’emozione con la conseguente reazione fisiologica e tra la situazione e il comportamento.
Tale approccio postula una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti, evidenziando come i problemi emotivi siano in gran parte il prodotto di credenze disfunzionali che si mantengono nel tempo, a dispetto della sofferenza che la persona sperimenta e delle possibilità ed opportunità di cambiarle, a causa dei meccanismi di mantenimento. La teoria di fondo, sottolinea l’importanza delle distorsioni cognitive e della rappresentazione soggettiva della realtà nell’origine e nel mantenimento dei disturbi emotivi e comportamentali. Ciò implica che, non sarebbero gli eventi a creare e mantenere i problemi psicologici, emotivi e di comportamento, ma questi verrebbero piuttosto largamente influenzati dalle strutture e costruzioni cognitive dell’individuo. La CBT si propone, di aiutare i pazienti ad individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d’interpretazione della realtà, al fine di sostituirli e/o integrarli con convinzioni più funzionali. La CBT si serve di diversi interventi con i pazienti vediamone alcuni: interventi psico-educativi (al paziente vengono fornite nuove modalità di lettura di pensieri e stati d’animo); tecniche di esposizione (si stabiliscono con il paziente graduali step per affrontare l’evento o la situazione temuti, in modo da confrontarsi con le fobie in diversi contesti, eliminazione dei comportamenti di controllo (a volte talmente abituali da risultare automatici: tutte le azioni messe in atto per prevenire l’evento paventato come andare in certi luoghi o trovarsi in determinate condizioni).
Spesso sono proprio i costi che le strategie di controllo implicano a convincere la persona del bisogno di aiuto, ristrutturazione cognitiva (si identificano e discutono i pensieri che mantengono la sintomatologia ansiosa, ad esempio le convinzioni di pericolo o la tendenza a catastrofizzare un evento spiacevole ed infine la prevenzione delle ricadute nell’ansia e negli attacchi di panico attraverso tecniche mindfulness e il programma MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction).
La terapia cognitivo-comportamentale agisce sul pensiero del paziente stesso, affinché segua una modalità costruttiva, correggendo le valutazioni erronee di minaccia (pensieri disfunzionali) ed infine andando a rinforzare le personali risorse per fronteggiare le situazioni difficili.
*Psicologa
(3-fine)

La lotta con l'ansia
