Green Style di Mario Gallo »
E’ l’agricoltura del Mezzogiorno a fare segnare il maggior tasso di crescita nelle assunzioni nel 2015 con un aumento record dell’11% dei lavoratori dipendenti che sale addirittura al 31% se si considerano le sole donne. E’ quanto emerge da una analisi dellaColdiretti relativa ai dati Istat sul secondo trimestre dell’anno, resa nota in occasione della Giornata dell’Agricoltura italiana ad Expo. Risulta, quindi, trainante il dato rilevato nel Sud rispetto ad una crescita occupazionale complessiva che nelle campagne ha toccato il 5%. Aumentano gli occupati nelle campagne (+5%), cresce l’agricoltura rosa.
A livello generale gli occupati dipendenti nelle campagne italiane aumentano del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il quintuplo rispetto alla media italiana. A trainare la crescita è il risultato fatto registrare nel Mezzogiorno, con un balzo in avanti dell’11%, ma anche l’aumento delle lavoratrici nei campi, considerato l’incremento del 10% delle assunzioni di donne in agricoltura registrato nello spazio di dodici mesi contro una crescita del 3% dei lavoratori maschi. Tale trend va di pari passo alla crescita dell’agricoltura rosa, con quasi una azienda su tre (28,9%) che è oggi a conduzione femminile, con un impatto importante sul profondo rinnovamento del settore.
Under 35: al Sud occupati nei campi +21%.
Tra gli occupati, dipendenti e indipendenti, è notevole la crescita anche tra i giovani sotto i 35 anni che fanno registrare un incremento del 10%, il 21% se si considerano i soli giovani del Sud. Il dato conferma come l’agricoltura possa oggi offrire prospettive di lavoro sia a chi vuole intraprendere con idee innovative sia a chi vuole trovare una occupazione anche temporanea. Secondo un sondaggio Coldiretti/Ixe’, infatti, più di due giovani italiani su tre (68%) sognano di lavorare d’estate in campagna, partecipando alla raccolta della frutta o alla vendemmia.
Crescita occupati regolari contrasta fenomeno caporalato.
La crescita degli occupati dipendenti regolari nel Mezzogiorno rappresenta anche il miglior antidoto contro il problema del caporalato, che colpisce spesso la componente più debole dei lavoratori agricoli. “Serve – ha sottolineato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo- una grande azione di responsabilizzazione di tutta filiera, dal campo alla tavola, per garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute ed il lavoro, con una equa distribuzione del valore. E questo non è possibile se i pomodori nei campi sono sottopagati a 8 centesimi al chilo e le arance ancora di meno”. “Le campagne possono offrire prospettive di lavoro sia per chi vuole intraprendere con idee innovative che per chi vuole trovare una occupazione anche temporanea ed è anche per questo che noi non possiamo tollerare oltre, forme di lavoro, come il caporalato, che fanno retrocedere il Paese agli inizi del 900 e poco importa quanto siano isolate”, ha continuato Moncalvo nel sottolineare che “contro quel tipo di sfruttamento si sono battuti i nostri bisnonni e i nostri nonni, portando a casa conquiste di civiltà del lavoro che sono diventate universali”.
Nuovi progetti di filiera per sfruttare il “Capitale inagito” del Sud.
Ma il rilancio del Sud passa anche dalla capacità di riuscire finalmente a sfruttare le risorse inutilizzate del Meridione, o meglio il Capitale inagito, come lo ha definito l’ultimo Rapporto Censis sulla situazione del Paese. In occasione della Giornata nazionale dell’agricoltura la Coldiretti ha presentato una serie di progetti che sta sviluppando insieme ai principali gruppi industriali e bancari d’Italia. Tali progetti intendono realizzare nuovi e moderni strumenti di gestione delle relazioni contrattuali lungo le filiere, che vogliono rappresentare un modello di co-imprenditorialità, di sostenibilità economica, ambientale e del lavoro, dove al produttore agricolo è assicurata la giusta remunerazione, così come al lavoratore, nel rispetto dell’ambiente e del consumatore. Partendo per ora dalle filiere dell’olio d’oliva, della carne bovina e suina, del grano duro, del tabacco si stanno costruendo accordi di filiera e di co-imprenditorialità per riorganizzarle e renderle motore di sviluppo nel Sud Italia e di nuove opportunità per i tanti giovani del Sud che sono rimasti nei loro paesi, ma anche per coloro che sono stati costretti ad abbandonarli. I progetti agiranno su tutti gli aspetti economici a disposizione dei territori e degli agricoltori, dalla fornitura di mezzi tecnici per la produzione e la gestione del rischio attraverso la riorganizzazione dei Consorzi Agrari, il supporto all’export agro-alimentare per mezzo di FAI international, un migliore accesso al credito con CreditAgri Italia, sino al recupero dei siti inquinati destinandoli a produzioni no food.
(Fonte: coldiretti.it/15.09.15)

