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Salerno Economy XII.27 – 21.07.2023

All’ultima giornata del campionato 1966-67, la storia si ricordò di fermare la squadra di Helenio Herrera che così aprì le porte alla vittoria della Juventus in campionato.

A Mantova, l’antica (moderna) disfatta dei nerazzurri

Il presidente dell’Inter Angelo Moratti: “Siamo stati grandi quando si vinceva, cerchiamo di essere grandi anche ora che abbiamo perduto. Forse siamo rimasti troppo tempo sulla cresta dell’onda. E tutti a spingere per buttarci giù. Ora saranno tutti soddisfatti”.
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Facchetti consola Sarti a Mantova (1967)
Era il 1° giugno del 1967, quando l’Inter perse 1-0 a Mantova. Giuliano Sarti, grandissimo portiere, divenne l’incredibile protagonista di un autogol che segnò il tramonto del fenomeno nerazzurro in quegli irripetibili anni 60’. Il pallone che entrò in rete attraverso un banale cross al centro dell’area di rigore da parte di Di Giacomo (già per qualche stagione compagno di squadra dei nerazzurri), era lieve e innocente. Ma per Giuliano Sarti non ci fu niente da fare: fu il gol del vantaggio mantovano. La “grande” Inter andava, così, in archivio, dopo una sequenza di vittorie che resta ancora oggi ben scritta nella storia del calcio mondiale. La scena di Mantova restò impressa alla folla interista: a pochi minuti dall’inizio del secondo tempo, Bedin perse il pallone a centrocampo. Fu Di Giacomo ad impossessarsene e, giunto quasi sul fondo della fascia, a crossare proprio al centro dell’area di rigore: il portiere perse contatto con il pallone, che entrò desolatamente in rete. Addio sogni di gloria: scudetto e ambizioni precipitarono all’improvviso in terra. Fu Giacinto Facchetti, che sforò il perimetro di foto divenute storiche, a cercare di rincuorare, inutilmente, Sarti.
La “Grande Inter” non c’era più, era scomparsa dopo una galoppata indimenticabile: con il petroliere Angelo Moratti presidente e allenata dal franco-argentino Helenio Herrera, l’Inter conquistò - tra il 1963 e il 1966 - per tre volte il campionato nazionale e vinse due (consecutive) Coppe dei Campioni (1963-64, 1964-65) oltre che due Coppe Intercontinentali (1964, 1965). Fu Angelo Moratti a sintetizzare bene, con la perenne classe del tifoso che non vuole mai abbandonare la scia delle conquiste realizzate: “Siamo stati grandi quando si vinceva, cerchiamo di essere grandi anche ora che abbiamo perduto. Forse siamo rimasti troppo tempo sulla cresta dell’onda. E tutti a spingere per buttarci giù. Ora saranno tutti soddisfatti”.
(continua)
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Tendenze che “riducono il benessere, con inevitabili effetti depressivi sulle già deboli dinamiche del Pil”.

Le spese obbligate? “Macigno sui consumi delle famiglie”

Analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio. “Nel 2023 toccata quota 41,5% del totale, con oltre 5mila euro a persona per l’abitazione e quasi 2mila per energia, gas e carburanti”.
Numeri Economia – Immagine consumi
Le conseguenze
“Dopo il livello record toccato l’anno scorso (42,7%), anche nel 2023 resta molto alta la quota di spese obbligate sul totale dei consumi delle famiglie italiane (41,5%). Si tratta di una percentuale di cinque punti più elevata rispetto al 1995 e lontana dalla quota 40% superata per la prima volta nel 2007. In termini assoluti, nell’anno in corso su un totale di oltre 21mila euro pro capite di consumi, per le spese obbligate se ne vanno 8.755 euro, ovvero 100 euro in più circa rispetto al 2019”. Questi i dati che segnala l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio “sulle spese obbligate delle famiglie italiane tra il 1995 e il 2023”. La spesa che “pesa di più riguarda in generale l’abitazione (5.062 euro) e in particolare energia, gas e carburanti che, con 1.976 euro, rappresentano il 9,4% del totale dei consumi. A rendere il fenomeno ancora più allarmante è l’aumento dei prezzi: se tra il 1995 e il 2023, infatti, il prezzo medio dei beni commercializzabili è cresciuto di quasi il 53%, quello delle spese obbligate è aumentato del 120% con la componente energia che è salita di quasi il 175%”. L’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio specifica che “si tratta, evidentemente, di tendenze, che riducono il benessere e dei consumatori e frenano la propensione al consumo con inevitabili effetti depressivi sulle già deboli dinamiche del Pil. Non è un caso che dopo due anni eccezionali come il 2021 e il 2022 l’economia italiana sia entrata in una fase di rallentamento, con il prodotto interno lordo praticamente immobile nel secondo trimestre dell’anno in corso”.
(Fonte: confcommercio.it/14.07.2023)
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La ripresa “è importante dopo che nei primi tre mesi del 2023 ciascun italiano ne ha mangiato quasi 2 chili in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.

“Con il caldo +20% consumi di frutta in una settimana”

Coldiretti consiglia di “fare acquisti ripetuti in base alle esigenze giornaliere della famiglia in modo da tagliare gli sprechi senza accumulare prodotto che poi non si consuma”.
Frutta bio
Tesori naturali
“Balzo del +20% dei consumi di frutta e verdura spinti dalle alte temperature estive con picchi di 40 gradi che aumentano la sensazione di sete e la voglia di refrigerio con pesche, albicocche, meloni, cocomeri, cetrioli, pomodori e insalate”. E’ questa la stima che la Coldiretti fa “sulle base delle indicazioni sugli acquisti che emergono dai mercati di Campagna Amica nell’ultima settimana di grande caldo rispetto a quella precedente, in occasione del #tintarelladay al Villaggio contadino di San Benedetto, sulla Riviera delle Palme, dove gli agricoltori hanno distribuito in spiaggia pesche e albicocche delle aree alluvionate”. La ripresa “è importante dopo che i consumi di frutta e verdura sono diminuiti dell’8% nei primi tre mesi del 2023 con ciascun italiano che, indipendentemente dall’età, ne ha mangiato quasi 2 chili in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (elaborazioni Coldiretti su dati Cso Italy)”. Situazione verificatasi dopo che “nel 2022 gli acquisti di frutta e verdura - specifica Coldiretti - sono risultati di mezzo miliardo di chili inferiori a quelli dell’anno precedente per un totale di appena 5,5 miliardi di chili con preoccupanti effetti sulla salute dei cittadini visto che si è scesi sotto la soglia minima di 400 grammi di frutta e verdure fresche per persona, da mangiare in più volte al giorno, raccomandato dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per una dieta sana”.
Va detto che “frutta e verdura - osserva Coldiretti - sono alimenti che soddisfano molteplici esigenze del corpo stressato dal caldo: nutrono, dissetano, reintegrano i sali minerali persi con il sudore, riforniscono di vitamine, mantengono in efficienza l’apparato intestinale con il loro apporto di fibre e si oppongono all’azione dei radicali liberi prodotti nell’organismo dall’esposizione al sole, nel modo più naturale ed appetitoso possibile”.
(Fonte: coldiretti.it/15.07.2023)
(continua)
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“Il dato della dinamica dei prezzi al consumo di giugno conferma una decelerazione di oltre un punto percentuale rispetto a quanto registrato a maggio”.

“A rischio 10 miliardi di potere d’acquisto in tre anni”

Confesercenti: “Inflazione frena più lentamente del previsto”. Il tasso di aumento dei prezzi? “Dovrebbe attestarsi ancora intorno al +5,7%, restando sopra il +2% almeno fino alla fine del 2025”.
Spesa famiglie-Confcommercio
Situazione difficile
“Il periodo prolungato di alta inflazione sta incidendo sui consumi delle famiglie, quest’anno crescita ridotta a 0,6%. E l’ondata di caldo aumenterà esborso per energia, a discapito di altre voci di spesa. L’inflazione frena, ma più lentamente del previsto. Il dato della dinamica dei prezzi al consumo di giugno conferma una decelerazione di oltre un punto percentuale rispetto a quanto registrato a maggio (dal 7,6% al 6,4% rispetto all’anno scorso), un rallentamento agevolato dal ridimensionamento dei prezzi dei beni energetici. Ma il calo dell’inflazione procede a un ritmo insufficiente: per l’anno in corso, secondo le nostre stime, il tasso di aumento dei prezzi dovrebbe attestarsi ancora intorno al +5,7%, restando sopra il +2% almeno fino alla fine del 2025”. E’ questo il quadro delineato da Confesercenti in relazione ai dati Istat sul processo inflattivo nel mese di giugno. “Si profila, dunque, un triennio di alta inflazione - continua Confesercenti - che rischia di bruciare 10 miliardi di euro di potere d’acquisto delle famiglie, con conseguente impatto negativo sui consumi. Nel complesso, resta dunque la necessità di monitorare con attenzione e sostenere la situazione del potere d’acquisto delle famiglie, intaccato anche dalla crescita dei tassi stabilita dalla BCE”.
(Fonte: confesercenti.it/17.07.2023)
(continua)
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