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Salerno Economy XIII.26 – 12.07.2024

Che cosa fa veramente scuola? Mentre tanti ragazzi, in fondo, hanno già deciso di prendere il largo e ritagliarsi il proprio spazio fuori dall’Italia.

Le giravolte della politica che perde (clamorosamente) terreno . . .

E’ questo il messaggio che l’estate propone, mentre i più giovani guardano all’estero. E lì che li attrae un solido posto di lavoro e una vita così lontana dai riflessi del potere dominante che tutti hanno imparato, furbescamente, a sostenere.
Immagine Glocal partiti politici
La "nuova" politica
In Francia, in Inghilterra e tra qualche mese negli Stati Uniti. Poi, la lunga coda elettorale abbraccerà l’Italia, con le regionali (2025). Insomma, è il tempo delle elezioni, più che della politica vera e propria, è il tempo, cioè, di provare a fare quadrare teorie - sempre inattuali - e numeri di partito (o di coalizione), più basilari per delineare quello che siamo destinati ad affrontare, anche alla luce della grave inadempienza previsionale che ha preso forma a proposito di due Paesi (Francia e Inghilterra), dove tutti sembravano pronti a mettere in campo tutto, tranne che una vera e propria svolta - questa sì, veramente politica - da tenere in considerazione, fino a farla diventare, nella nostra memoria, il riferimento preciso rispetto a quello che è stato un terremoto, riaprendo le porte alla sinistra: sì, c’è ancora e, magari, dove non c’è del tutto, sta studiando, perché la sinistra esiste. Insomma, non appartiene solo al passato. Anzi, in alcune Regioni, in tanti Comuni è capace di governare, magari di mettere in campo il racconto di decenni di buona amministrazione: e la gente lo sa, ne ha coscienza, fino a inseguire quelle esperienze nate e cresciute in anni, ormai, lontani, ma ancora molto significative.
Già, proprio così, ma cosa è arrivato a “fare scuola” nelle menti giovanili che, in fondo, hanno deciso di prendere il largo e ritagliarsi il proprio spazio, non politico, perché, all’estero, non serve più? La vera prospettiva di mutamento strategico, al momento, è propria questa: ma siamo sicuri che la politica conserva ancora, oltre il potere che le resta (e non è affatto poco), altre e più profonde forme attrattive? Più siamo poveri - e a leggere la relazione intercorrente tra il valore nominale dei soldi e il reale potere di acquisto, che determina non solo l’esiguità della ricchezza di chi lavora, ma anche e soprattutto la precarietà che si accumula giorno dopo giorno sulle spalle di quanti si mettono in campo senza risparmio alcuno - e più è facile prenderci in giro. Stiamo bene, non stiamo bene? E chi può dirlo con certezza, se siamo giunti ancora una volta al punto che nessuno capisce bene chi ha vinto e chi ha perso?
Quello che si va formando sono vari gruppi che non riescono a rimanere insieme convintamente, solidi, motivati, ma molto perplessi, spinti da calcoli che sono quasi sempre persi nell’obiettivo minimo, mai proiettati verso un cammino che riscopre principi e mete difficili, ma auspicabili. E’ c’è la necessità - non del tutto chiara a tutti - di rispettare ogni forma di aggregazione che prende forma ed è legittimata dal pieno consenso che riscontra tra le persone. E’ evidente che è la forza dei numeri a fare la differenza: maggioranza e opposizione. E’ proprio sulla legittimità del consenso derivante dalla forza dei numeri che si basa il principio armonico, che rende splendente la democrazia. Ma nessuno ne vuole parlare: basta “vincere”, così hanno detto.
(continua)
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"A trainare le vendite alimentari, mentre per il no-food le notizie sono meno positive".

“La ripresa dei consumi è più lenta delle attese”

Confesercenti/Recuperato il reddito disponibile - aumentato di oltre nove miliardi - ma la spesa stenta ancora a ripartire.
Spesa famiglie-Confcommercio
Falsa ripartenza
“Gli italiani recuperano il reddito disponibile, ma la spesa non riparte: nei primi tre mesi dell’anno aumentato di 9,1 miliardi, quasi sei volte di più dei consumi (+1,6 miliardi). Al via i saldi estivi, l’auspicio è che diano una scossa: possono valere 3,5 miliardi di euro”. Le vendite tornano in territorio positivo: “Dopo un aprile col segno meno, sia in volume che in valore, le rilevazioni Istat sulle vendite al dettaglio segnano a maggio un ritorno in positivo su entrambe le voci rispetto al mese precedente. A trainare le vendite alimentari, mentre per il no-food le notizie sono meno positive”. E’ questo il quadro delineato da Confesercenti rispetto all’andamento assunto dalle vendite. Va detto che “il quadro mostra alcune ombre, analizzando l’andamento tendenziale: rispetto a maggio dello scorso anno, la variazione positiva in valore è di fatto annullata dall’inflazione, nonostante il rallentamento di quest’ultima. Si registra dunque sull’anno ancora una flessione in volume, pari a quasi 1 punto percentuale per entrambi i format del retail fisico, grande distribuzione e piccole superfici”. Ne consegue che “nonostante il recupero del reddito disponibile, dunque, la spesa degli italiani stenta a ripartire. A confermarlo anche le stime Istat sul primo trimestre dell’anno: tra gennaio e marzo, a fronte di un aumento del reddito disponibile del 3,5% sul trimestre precedente, solo in minima parte eroso dall’inflazione (0,2 punti), la spesa delle famiglie è aumentata appena dello 0,5%”. Come spiegare questa situazione? “Questo significa che della crescita di 9,1 miliardi del potere d’acquisto solo 1,6 miliardi sono stati effettivamente destinati a nuovi consumi, con un saggio di risparmio risalito di ben 2,6 punti nell’arco di un trimestre. Ampliando lo sguardo in prospettiva storica ed escludendo l’eccezionale periodo dei lockdown, le famiglie italiane non manifestavano una disponibilità al consumo tanto bassa dal lontano 2009. Il consistente abbassamento della propensione al consumo può essere collegato alla necessità di ricostituire i risparmi bruciati durante due anni di alta inflazione, e anche al permanere degli alti tassi di interesse, che da una parte comportano una riduzione dei flussi di credito, dall’altra aumentano il rendimento del risparmio”.
(Fonte: confesercenti.it/05.07.2024)
(continua)
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“Alberghi e bed and breakfast risultano le strutture più utilizzate, anche se c’è un 13% che può sfruttare la seconda casa di proprietà”

Turismo: 38 mln di italiani in vacanza nell’estate 2024

Coldiretti/Ixe’: “Mezzo mezzo milione in più rispetto al 2023, per una spesa media di 746 euro a persona, con un aumento del 12% nel confronto con lo scorso anno”.

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Mare,prima destinazione
“Sono 38 milioni gli italiani che nell’estate 2024 trascorreranno almeno un giorno di vacanza in Italia o all’estero, mezzo milione in più rispetto al 2023, per una spesa media di 746 euro a persona, con un aumento del 12% nel confronto con lo scorso anno”. E’ questo il quadro complessivo che emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ “sulle ferie degli italiani diffusa al Villaggio Coldiretti a Venezia, una delle città simbolo del turismo nazionale, dove è stata allestita la mostra sui nuovi sigilli, le specialità salvate dall’estinzione che rappresentano uno dei motori che alimentano i viaggi di italiani e stranieri”. La modalità della vacanza più gettonata? “E’ quella dei tradizionali sette giorni, prediletta dal 28% di coloro che vanno in ferie, e un altro 25% si permetterà ferie fino a due settimane”, secondo i dati di Coldiretti/Ixe’. Il “14% si spingerà fino a tre settimane fuori. Ma c’è anche un 7% che può permettersi un mese di vacanza e un 3% anche di più. Meno fortunato un 18% che non andrà oltre i tre giorni”.
“Il mare si conferma la località di vacanza per eccellenza, davanti a campagna e parchi naturali, con la vacanza green che è ormai entrata nelle abitudini dei vacanzieri. La montagna è al terzo posto - spiega Coldiretti/Ixe’ - davanti alle località d’arte. Un italiano su tre (32%) passerà le vacanze nella sua regione di residenza, ma c’è anche un 29% che viaggerà all’estero, con una netta preferenza per l’Europa”.
Inoltre, “alberghi e bed and breakfast risultano le strutture più utilizzate dai vacanzieri, anche se c’è un 13% che può sfruttare la seconda casa di proprietà, e un 19% che beneficia dell’ospitalità di parenti e amici. Sempre più scelto l’agriturismo, grazie anche alla disponibilità delle quasi 26mila strutture attive su tutto il territorio nazionale che spinti - secondo Terranostra e Campagna Amica - dalla ricerca di un turismo più sostenibile, ha portato le strutture ad incrementare anche l’offerta di attività esperienziali con servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti, oltre ad attività culturali come la novità dei camini, i percorsi a cavallo, in biciletta o a piedi che permettono di scoprire territori meno conosciuti del nostro Paese”.
(Fonte: coldiretti.it/29.06.2024)
(continua)

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Nella stagione 1962-1963 portò a casa la prima Coppa dei Campioni rossonera e del calcio italiano, battendo a Wembley il Benfica di Eusebio.

El paròn, Nereo Rocco, la mezzala del vero calcio all’italiana

Da allenatore, introdusse in Italia il “catenaccio”, il modulo tattico difensivo ideato in Svizzera negli anni Trenta. Fu, poi, ingaggiato dal Milan, dove vinse lo scudetto al primo campionato. E il grande, vero, protagonista di quella stagione fu Gianni Rivera, appena diciannovenne.
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Nereo Rocco con Pierino Prati
Nereo Rocco è stato uno degli allenatori di calcio più apprezzati e seguiti dal pubblico del pallone, oltre che uno dei personaggi più innovativi del nostro football all’italiana. Nacque a Trieste, al rione di San Giacomo, il 20 maggio 1912. Poi si trasferì con la famiglia nel “Rion del Re” (che fu inaugurato nel 1925, giubileo di regno di Vittorio Emanuele III), nel sobborgo di Rozzol, dove, si può dire, abitò una vita intera con la moglie Maria Berzin e i figli Bruno e Tito. La famiglia di Rocco era in una condizione agiata, con l’azienda di commercio per le carni (di proprietà), che era un anello importante nella filiera delle forniture navali. Il cognome del padre Giusto (1891-1968) è Roch, austriaco, di origine viennese. La madre era Giulia Schillan (1888-1952). Aveva due sorelle, Silvana (1913-1989) e Nedda (1919-1969). Il nonno, Ludwig, un brillante borghese di Vienna, svolgeva la professione di cambiavalute. Roch divenne Rocco nel 1925. Morì il 20 febbraio del 1979 nell’ospedale Maggiore di Trieste, dopo una breve malattia; è sepolto nel cimitero monumentale di Sant’Anna a Trieste. Rocco, prima di esordire come calciatore, organizzava tornei con gli amici, creando vere e proprie squadre, fino a quando fu notato da Ovidio Paron, dirigente della Società Ginnastica Triestina, che lo portò tra le file della propria squadra. Nel entrò a fare parte delle giovanili della Triestina per, poi, passare alle riserve della prima squadra. Dopo una presenza nel campionato di Divisione Nazionale (1928-1929) esordì in serie A (6 ottobre del 1929) contro il Torino, persa dagli alabardati triestini per 1-0. Rocco diventò titolare a 18 anni, nel ruolo di mezzala. Giocò con la Triestina dal 1928 al 1937, nove stagioni, 235 partite e 62 gol.
Nel 1937 passò al Napoli - acquistato per 160.000 lire dell’epoca - con il compagno di squadra Germano Mian, debuttando con la nuova squadra in campionato alla prima giornata, il 12 settembre del 1937 nella sconfitta in trasferta contro il Bologna per 3-2. L’anno dopo, in seguito all’esonero dell’allenatore Eugen Payer, fece parte della commissione tecnica che guidò i partenopei, e con sei reti - tra cui una nella vittoria casalinga per 4-1 del 19 febbraio del 1939 contro la Juventus - fu il cannoniere della squadra. Con i campani, in 52 partite, segnò 7 reti in massima divisione; tra questi, c’è il gol della vittoria del 5 febbraio 1939 contro il Milan per 1-0. A Napoli, al Vomero, nacque il suo primo figlio, Bruno.
Passò, quindi, al Padova in serie B, disputandovi 47 partite e siglando 14 reti; nella stagione del 1942-1943 disputò il campionato di serie C nelle file della squadra, in larga parte militare, del 94º Reparto Distrettuale di Trieste. Chiuse la carriera con il San Giusto (Divisione Nazionale, 1944), il Cacciatore Trieste (Prima Divisione) e la Libertas Trieste in serie C, ricoprendo nelle ultime due il ruolo di allenatore-giocatore. In totale Rocco ha disputato in massima serie 287 gare in 12 campionati, segnando 69 gol.
Vestì la maglia della nazionale quando Vittorio Pozzo lo schierò nella partita di qualificazione al campionato mondiale di calcio del 1934, disputata a Milano contro la Grecia e vinta dagli azzurri per 4-0. Pur facendo parte del gruppo che affrontò il ritiro in previsione del torneo, Rocco non risultò nella rosa dei convocati per il mondiale. Giocò anche in nazionale B, segnando il gol con cui, il 27 ottobre del 1935, gli azzurri batterono a Genova la nazionale della Cecoslovacchia per 3-1.
Da allenatore, va detto che introdusse in Italia il “catenaccio”, cioè quel modulo tattico difensivo ideato in Svizzera negli anni Trenta. Sperimentò questo assetto durante la sua carriera da giocatore, nel ruolo di libero nella squadra della Libertas, negli anni dell’immediato Dopoguerra. E in un’amichevole contro la Triestina, Rocco riuscì a infliggere una clamorosa sconfitta agli alabardati, che lo prenotarono immediatamente per l’anno successivo. La Triestina, finita ultima nella stagione 1946-1947 e ripescata per via della difficile situazione in cui versava la città nel Dopoguerra, con la nuova tattica che instaurava battitore libero, si classificò seconda dietro al Grande Torino nel campionato del 1947-1948. Con questo risultato, per molti versi misconosciuto nella sua città, iniziò la storia di Nereo Rocco allenatore.
Gli affibbiarono il soprannome di el paròn (“il padrone”), soprannome che lo accompagnò nella splendida carriera da mister, sempre contraddistinto dalla bonomia del personaggio.
(continua)
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