Che cosa fa veramente scuola? Mentre tanti ragazzi, in fondo, hanno già deciso di prendere il largo e ritagliarsi il proprio spazio fuori dall’Italia.
Le giravolte della politica che perde (clamorosamente) terreno . . .
E’ questo il messaggio che l’estate propone, mentre i più giovani guardano all’estero. E lì che li attrae un solido posto di lavoro e una vita così lontana dai riflessi del potere dominante che tutti hanno imparato, furbescamente, a sostenere.

La "nuova" politica
Già, proprio così, ma cosa è arrivato a “fare scuola” nelle menti giovanili che, in fondo, hanno deciso di prendere il largo e ritagliarsi il proprio spazio, non politico, perché, all’estero, non serve più? La vera prospettiva di mutamento strategico, al momento, è propria questa: ma siamo sicuri che la politica conserva ancora, oltre il potere che le resta (e non è affatto poco), altre e più profonde forme attrattive? Più siamo poveri - e a leggere la relazione intercorrente tra il valore nominale dei soldi e il reale potere di acquisto, che determina non solo l’esiguità della ricchezza di chi lavora, ma anche e soprattutto la precarietà che si accumula giorno dopo giorno sulle spalle di quanti si mettono in campo senza risparmio alcuno - e più è facile prenderci in giro. Stiamo bene, non stiamo bene? E chi può dirlo con certezza, se siamo giunti ancora una volta al punto che nessuno capisce bene chi ha vinto e chi ha perso?
Quello che si va formando sono vari gruppi che non riescono a rimanere insieme convintamente, solidi, motivati, ma molto perplessi, spinti da calcoli che sono quasi sempre persi nell’obiettivo minimo, mai proiettati verso un cammino che riscopre principi e mete difficili, ma auspicabili. E’ c’è la necessità - non del tutto chiara a tutti - di rispettare ogni forma di aggregazione che prende forma ed è legittimata dal pieno consenso che riscontra tra le persone. E’ evidente che è la forza dei numeri a fare la differenza: maggioranza e opposizione. E’ proprio sulla legittimità del consenso derivante dalla forza dei numeri che si basa il principio armonico, che rende splendente la democrazia. Ma nessuno ne vuole parlare: basta “vincere”, così hanno detto.
(continua)
Leggi Tutto
"A trainare le vendite alimentari, mentre per il no-food le notizie sono meno positive".
“La ripresa dei consumi è più lenta delle attese”
Confesercenti/Recuperato il reddito disponibile - aumentato di oltre nove miliardi - ma la spesa stenta ancora a ripartire.

Falsa ripartenza
(Fonte: confesercenti.it/05.07.2024)
(continua)
Leggi Tutto
“Alberghi e bed and breakfast risultano le strutture più utilizzate, anche se c’è un 13% che può sfruttare la seconda casa di proprietà”
Turismo: 38 mln di italiani in vacanza nell’estate 2024
Coldiretti/Ixe’: “Mezzo mezzo milione in più rispetto al 2023, per una spesa media di 746 euro a persona, con un aumento del 12% nel confronto con lo scorso anno”.

Mare,prima destinazione
“Il mare si conferma la località di vacanza per eccellenza, davanti a campagna e parchi naturali, con la vacanza green che è ormai entrata nelle abitudini dei vacanzieri. La montagna è al terzo posto - spiega Coldiretti/Ixe’ - davanti alle località d’arte. Un italiano su tre (32%) passerà le vacanze nella sua regione di residenza, ma c’è anche un 29% che viaggerà all’estero, con una netta preferenza per l’Europa”.
Inoltre, “alberghi e bed and breakfast risultano le strutture più utilizzate dai vacanzieri, anche se c’è un 13% che può sfruttare la seconda casa di proprietà, e un 19% che beneficia dell’ospitalità di parenti e amici. Sempre più scelto l’agriturismo, grazie anche alla disponibilità delle quasi 26mila strutture attive su tutto il territorio nazionale che spinti - secondo Terranostra e Campagna Amica - dalla ricerca di un turismo più sostenibile, ha portato le strutture ad incrementare anche l’offerta di attività esperienziali con servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti, oltre ad attività culturali come la novità dei camini, i percorsi a cavallo, in biciletta o a piedi che permettono di scoprire territori meno conosciuti del nostro Paese”.
(Fonte: coldiretti.it/29.06.2024)
(continua)
Leggi Tutto
Nella stagione 1962-1963 portò a casa la prima Coppa dei Campioni rossonera e del calcio italiano, battendo a Wembley il Benfica di Eusebio.
El paròn, Nereo Rocco, la mezzala del vero calcio all’italiana
Da allenatore, introdusse in Italia il “catenaccio”, il modulo tattico difensivo ideato in Svizzera negli anni Trenta. Fu, poi, ingaggiato dal Milan, dove vinse lo scudetto al primo campionato. E il grande, vero, protagonista di quella stagione fu Gianni Rivera, appena diciannovenne.

Nereo Rocco con Pierino Prati
Nel 1937 passò al Napoli - acquistato per 160.000 lire dell’epoca - con il compagno di squadra Germano Mian, debuttando con la nuova squadra in campionato alla prima giornata, il 12 settembre del 1937 nella sconfitta in trasferta contro il Bologna per 3-2. L’anno dopo, in seguito all’esonero dell’allenatore Eugen Payer, fece parte della commissione tecnica che guidò i partenopei, e con sei reti - tra cui una nella vittoria casalinga per 4-1 del 19 febbraio del 1939 contro la Juventus - fu il cannoniere della squadra. Con i campani, in 52 partite, segnò 7 reti in massima divisione; tra questi, c’è il gol della vittoria del 5 febbraio 1939 contro il Milan per 1-0. A Napoli, al Vomero, nacque il suo primo figlio, Bruno.
Passò, quindi, al Padova in serie B, disputandovi 47 partite e siglando 14 reti; nella stagione del 1942-1943 disputò il campionato di serie C nelle file della squadra, in larga parte militare, del 94º Reparto Distrettuale di Trieste. Chiuse la carriera con il San Giusto (Divisione Nazionale, 1944), il Cacciatore Trieste (Prima Divisione) e la Libertas Trieste in serie C, ricoprendo nelle ultime due il ruolo di allenatore-giocatore. In totale Rocco ha disputato in massima serie 287 gare in 12 campionati, segnando 69 gol.
Vestì la maglia della nazionale quando Vittorio Pozzo lo schierò nella partita di qualificazione al campionato mondiale di calcio del 1934, disputata a Milano contro la Grecia e vinta dagli azzurri per 4-0. Pur facendo parte del gruppo che affrontò il ritiro in previsione del torneo, Rocco non risultò nella rosa dei convocati per il mondiale. Giocò anche in nazionale B, segnando il gol con cui, il 27 ottobre del 1935, gli azzurri batterono a Genova la nazionale della Cecoslovacchia per 3-1.
Da allenatore, va detto che introdusse in Italia il “catenaccio”, cioè quel modulo tattico difensivo ideato in Svizzera negli anni Trenta. Sperimentò questo assetto durante la sua carriera da giocatore, nel ruolo di libero nella squadra della Libertas, negli anni dell’immediato Dopoguerra. E in un’amichevole contro la Triestina, Rocco riuscì a infliggere una clamorosa sconfitta agli alabardati, che lo prenotarono immediatamente per l’anno successivo. La Triestina, finita ultima nella stagione 1946-1947 e ripescata per via della difficile situazione in cui versava la città nel Dopoguerra, con la nuova tattica che instaurava battitore libero, si classificò seconda dietro al Grande Torino nel campionato del 1947-1948. Con questo risultato, per molti versi misconosciuto nella sua città, iniziò la storia di Nereo Rocco allenatore.
Gli affibbiarono il soprannome di el paròn (“il padrone”), soprannome che lo accompagnò nella splendida carriera da mister, sempre contraddistinto dalla bonomia del personaggio.
(continua)
Leggi Tutto
