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Salerno Economy XIII.22 – 14.06.2024

Da destra e sinistra sono venuti i successi veri e propri che si potevano già intravedere nei percorsi affrontati.

E in battaglia, dopo la grande guerra, rimasero solo in due

Si guardano, si osservano, si contrastano nei loro stessi territori. Probabilmente provano a riprendere fiato, in una partita che ha designato una sola vincitrice. E’andata così. E si continua, lo sanno già.
1-Meloni-Schlein-images (RaiNews)
Meloni-Schlein, il confronto continua
I numeri parlano? Magari descrivono situazioni, relazioni, rapporti di collaborazione o di inimicizia. Leggere il report analitico, per esempio, delle elezioni del 8 e del 9 giugno scorsi, può essere molto utile per provare a farsi un’idea, più o meno precisa, di quanto accaduto nelle urne, di come ha funzionato la macchina di ogni singolo partito o, meglio ancora, il percorso di ogni singolo candidato, magari diventato (o non diventato) parlamentare Ue. A prescindere dalla durezza della partita che si è dovuta svolgere - tra le varie formazioni politiche in campo e tra i diversi sfidanti in gioco - è rimasta la sensazione di uno scontro, in molti casi, del tutto fuori contesto, non affatto tarato sulla base delle più autentiche domande degli elettori che, veramente in pochi, sono andati per esprimere la propria convinzione, la propria condivisione, il proprio interesse, il proprio voto insomma, sopravvissuto a chissà quante inquietudini. Perché - è bene sempre stare a chiederselo - chi è andato a votare, in percentuali minimali davvero mai espresse per le europee, ha davvero messo in campo una domanda chiara e compiuta relativamente a tutto quello che l’Europa è chiamata a fare per la popolazione che in essa si riconosce? Insomma, alla domanda “Ma che ci vado a fare?”, era necessariamente valido che trovassimo una risposta e corressimo ad esprimere il nostro voto? O, al contrario, era tutto già così evidente e inconcludente, da non richiedere nessuna reattività tendente al voto? L’idea che emerge dopo la celebrazione delle vittorie e dei diversi contendenti, dopo l’ammirazione che avvolge vincitori e vinti, quali risposte hanno preso velocemente il sopravvento?
A destra e a sinistra sono venute le vittorie vere e proprie che si potevano intravedere nei percorsi affrontati con chiarezza televisivamente deducibile e che esaltavano la linearità di un percorso, fino alla fine, senza tentennamenti. Riduceva, cioè, la capacità di dispersione per privilegiare la scelta dettata dalla linearità coerente dei comportamenti, delle decisioni individuate e sostenute, mantenute anche nella manifestazione oppositiva (alla decisione stessa) più continua e magari non del tutto prevista.
(continua)
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Dal punto di vista del governatore della Banca d’Italia: “Il nostro Paese non è condannato alla stagnazione”.

Panetta, necessari più immigrati regolari per crescere

Indispensabile realizzare con i partner europei “una risposta comune”, per contare in Europa e nel resto del mondo.
Fabio_Panetta_2023_(cropped) Wikipedia
Il governatore Fabio Panetta
“I problemi sono grandi, noti e non vanno ignorati: l’alto debito che ci ‘zavorra’ e va tagliato, la demografia in declino, i giovani che vanno all'estero, la sfida tecnologica mondiale e le tensioni geopolitiche”. Fabio Panetta - all’esordio nelle considerazioni finali come governatore - decide di sottolineare il tratto ‘europeista’ e, alla presenza in platea di banchieri, imprenditori, sindacalisti, degli ex vertici della Banca d’Italia (Mario Draghi e Ignazio Visco), ribadisce che non bisogna “farsi sopraffare dal clima di declino vissuto all’inizio degli anni 2000”. Al termine delle 26 pagine del discorso lo riassume, specificando che: “L’Italia ha concorso a fondare l’Ue, ora può e deve concorrere al suo progresso”.
L’Italia e l'Europa possono “superare le difficoltà”? Dal punto di vista di Panetta, “Il nostro Paese non è condannato alla stagnazione”, ma può cambiare la tendenza, soprattutto se con i partner europei saprà realizzare “una risposta comune” e “tornare a crescere e per contare in Europa, e con l’Europa contare nel mondo”. Fabio Panetta, che era al suo esordio nella considerazioni finali come governatore della Banca d’Italia, evidenzia, quindi, il suo forte tratto europeista e, di fronte alla rappresentativa platea, rimarca la necessita di guardare avanti, senza tergiversare su fatti e eventi che appartengono al passato. Occorre, invece, puntare con decisione al futuro. Un grafico - presente nel testo della relazione - sintetizza i principali punti di forza che sono già all’attivo del nostro Paese: dinamica di investimenti ed esportazioni fra il 2019 e il 2023 e ripresa post pandemica si sono rivelati più che consistenti (+15% e +9%), più alti di Francia, Germania, Spagna e della media europea. Hanno aiutato incentivi fiscali, politiche monetarie espansive, ma anche la reazione delle imprese che deve consentire di implementare la “produttività”, “ancora insufficiente”.
Questo appello è stato raccolto da banchieri e imprenditori. Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gianmaria Gros-Pietro, sottolinea che “l'Italia ce la può fare” perché “le aziende hanno imparato la lezione degli scorsi anni” e hanno investito “su capitale umano e innovazione raccogliendo i frutti”. Il neo presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha sottolineato l’invito “al cambio di passo dell'Europa”, “all'incremento degli investimenti per la produttività delle imprese” e al “capitale umano”. La produttività è da tempo il riferimento principale della Banca d’Italia: resta la principale strada per aumentare i salari che sono fermi rispetto ai partner europei, i redditi orari dei lavoratori dipendenti risultano inferiori di un quarto a quelli di Francia e Germania. Con la società che invecchia, un flusso migratorio più che consistente e un aumento del tasso di occupazione restano importanti correttivi. La produttività potrà giovarsi della tecnologia. Il governatore ha sottolineato il ruolo prezioso del credito d’imposta, oltre che il contributo dell’intelligenza artificiale. Secondo le stime della Banca d'Italia, l’Ia “riguarderebbero due lavoratori su tre”, circa 17 milioni con effetti positivi “ma per una minoranza di loro, specie in alcuni settori ‘le occasioni di impiego potrebbero ridursi’ e bisognerà gestire la fase di transizione.
(Sito: ansa.it-economia-31.05.2024)
(continua)
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“L’apprezzamento mondiale si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici”.

Boom export Dieta Mediterranea, “Va difeso dalle multinazionali”

“Sul successo - evidenzia la Coldiretti - pesano, però, i pericoli legati ai nuovi sistemi di etichettatura come il Nutriscore, il metodo che ne penalizza i suoi prodotti simbolo, concentrandosi solo su alcune sostanze nutritive come zucchero, grassi e sale, ma senza tener conto delle quantità assunte”.

Lo speciale 1 – Dieta Mediterranea-Pomodori
Tipicità autentiche
“E’ boom per le esportazioni dei prodotti simbolo della Dieta mediterranea che nel 2024 fanno registrare aumenti in valore a doppia cifra, a testimonianza di un sempre maggior appeal della sana alimentazione tra i consumatori mondiali”. E’ questo il quadro che emerge da una analisi Coldiretti su dati Istat in relazione ai primi due mesi dell’anno (diffusi in occasione della Giornata della Dieta Mediterranea nei mercati di Campagna Amica in tutto il Paese a partire dal Circo Massimo a Roma). Le esportazioni di pasta “sono cresciute del 10% così come quelle del vino rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente - specifica Coldiretti - mentre per pomodoro fresco e trasformato, come la classica pummarola, la crescita è del 16%. E balzo record per l’olio d’oliva, cresciuto in valore del 72%”.
“Sul successo della Dieta Mediterranea - evidenzia la Coldiretti - pesano, però, i pericoli legati ai nuovi sistemi di etichettatura come il Nutriscore, il sistema sostenuto dalle multinazionali che ne penalizza proprio i suoi prodotti simbolo, concentrandosi solo su alcune sostanze nutritive come zucchero, grassi e sale, ma senza tener conto delle quantità assunte. Basti pensare che alcuni gioielli del made in Italy a tavola sono classificati con la lettera ‘E’ in rosso (il ‘rating peggiore’) ma lo stesso olio extravergine d’oliva, riconosciuto da tutti come elisir di lunga vita, può vantare appena una ‘C’, mentre bevande gassate e cibi senza alcun legame con prodotti naturali, di cui spesso non è nota neppure la ricetta, vengono promossi a pieni voti col bollino verde e la lettera ‘A’. Un sistema ingannevole che la prossima Commissione Europea dovrà bloccare definitivamente - aggiunge Coldiretti - poiché finisce paradossalmente per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”.
(Fonte:coldiretti.it/25.05.2024)
(continua)
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Esordì nel calcio professionistico a 15 anni con la squadra dove aveva mostrato subito il suo talento, il Lecce (campionato di serie C, 1964-1965).

Franco Causio, la classe e la fantasia sulla testa del bomber

“Il Barone” era un’ala destra con il controllo di palla e l’abilità nel dribbling che sapevano incantare tifosi e calciatori alla stessa maniera. Grandissime magie che si abbattevano sul campo senza risparmiare nessuno.
1971–72 Juventus Football Club - Franco Causio
Il "barone" Franco Causio
(Er.Pa.) - Franco Causio (nato a Lecce il 1º febbraio del 1949) ha rappresentato la perfetta evoluzione verso il ruolo del centrocampista moderno, con un ottimo bagaglio tecnico e una non comune capacità di accelerare i collegamenti tra l’area arretrata della squadra con quella più avanzata. Centrocampista, tornante, attaccante di altissimo profilo tecnico, dotato di una capacità di palleggio non comune. I maggiori successi a livello di club scaturirono dalla carriera nella Juventus: con i bianconeri vinse sei scudetti, e con la nazionale italiana salì su tetto del campionato del mondo, nel 1982. “Il Barone”, soprannome elaborato dal giornalista di Torino Fulvio Cinti, Causio era un’ala destra dotata di grande fantasia, controllo di palla e abilità nel dribbling. Per non parlare dei perfetti traversoni al centro dell’area.
Esordì nel calcio professionistico a 15 anni con la squadra dove aveva mostrato subito il suo talento, il Lecce (campionato di serie C, 1964-1965). Dal Lecce, con tre presenze nella stagione d’esordio, si trasferì alla Sambenedettese: (1965-1966), 13 presenze (Serie C). Lo notò la Juventus che lo ingaggiò nel 1966. Nel primo anno in bianconero non scese mai in campo, poi nella seconda stagione marcò una sola presenza, esordio in Serie A: Mantova-Juventus (0-0), 21 gennaio del 1968. Poi va in prestito: alla Reggina (30 presenze e 5 gol nel campionato di Serie B 1968-1969), al Palermo, (3 gol in 22 partite nel suo primo campionato da titolare nella massima serie).
Nel 1970 è di nuovo Juventus, nella squadra delle riserve. La fiducia dell’allenatore della prima squadra, Armando Picchi, nell’autunno dell’anno successivo lo promuove, stabilmente, titolare. Vestirà la maglia da titolare per undici stagioni: vince sei scudetti, la Coppa UEFA 1976-1977 e la Coppa Italia 1978-1979.
Nel 1981 fu ceduto all’Udinese. E’ una seconda giovinezza per Causio: gioca altri tre anni su alti livelli e riconquista anche la maglia della nazionale. Si trasferisce all’Inter nel 1984, milita in nerazzurro per una sola stagione, poi fa ritorno (dopo vent’anni) al Lecce, il club che lo aveva lanciato agli esordi. Nella Triestina, la sua ultima squadra, chiuse la carriera in serie B (1987-1988) dopo una vittoria (2-1) sulla Cremonese.
(continua)
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