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Salerno Economy XII.39 – 10.11.2023

Il “nuovo” è più vecchio del vecchio, ma è destinato ad assumere la parvenza di “nuovo” senza alcun timore di non sembrare “nuovo”.

La politica? Tra cambi di stagione e (solite) contraddizioni

Non si decide mai niente di realisticamente inamovibile: è il cambio di “stagione” che prende forma giorno dopo giorno, ora dopo ora, momento dopo momento. E le “fondamentali” ragioni dei partiti non ci sono proprio più.
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Interrogativi e false domande
La deriva schizofrenica che, ormai, assale la rappresentazione che la nostra politica - ma è probabile che identica dinamica si auto-sostenga nella maggior parte dei Paesi che si aggrappano a varie ipotesi di sopravvivenza economica (prima di tutto) e sociale senza provare, almeno, a confrontarsi con i problemi che avanzano - offre senza un minimo di preoccupazione di fronte alla perdita effettiva di controllo degli avvenimenti (a cominciare dalle tragiche e sofferenti guerre in Europa e nel Medio Oriente), è diventata una costante tale da imporsi, quasi sempre, in ogni tipologia di avvenimenti che si ripete ciclicamente in questi mesi tristi. Al di là della gravità maggiore o minore che caratterizza la scelta di decisioni, programmi, iniziative - che relegano la persistenza di fenomeni gravi e seri in spazi veramente secondari - incentrati, va detto, su valutazioni che non possono non tenere conto del vantaggio, per così dire, preliminare rispetto al contesto generale di chi quella esatta scelta sostiene e porta avanti, è diventato consuetudine un pacchetto aggiuntivo di comportamenti che la politica ha reso del tutto abituali, finendo per renderli addirittura poco proponibili tra gli elementi che concorrono a “formare” quella notizia, quella presunta novità appunto, che, proprio perché divenuta usuale/abituale, non fa più notizia. Decine di esempi confermano, quindi, l’abitudine precisa, cronologicamente strutturata e riproponibile attraverso schemi ben rodati, di inserire nell’esplicazione delle decisioni (politiche) degli agganci ben riconoscibili con quelle dinamiche che garantiscono alle forze (politiche) in campo di prevalere nell’affermazione di posizioni che, pure, fino a poco tempo addietro apparivano così lontane dall’agire di quell’esatta forza (politica) che - ora - sostiene e porta avanti, fino a risolverlo, l’esatto problema che pareva, al contrario, non un problema di cui farsi risolutori, ma da combattere ed accantonare. A cosa si giunge con queste reiterate iniziative e prese di posizione? Prima di tutto al perseguimento di un obiettivo evidentemente giudicato necessario, ma, in realtà, all’avanzare di fatti e decisioni che hanno bisogno di rivestirsi primariamente della ragione più coerente con il piano di azione (politica) esattamente di quel partito. Se si vanno a confrontare le parole scritte e pronunciate in analoghe situazioni uno, due o tre anni fa da uno o più partiti, fioccano queste tipologie di contraddizioni, ma, soprattutto, emerge, limpidamente, proprio la contraddizione che pure è oggi cancellata: in altre parole, il “nuovo” è più vecchio del vecchio, ma è destinato ad assumere la parvenza di “nuovo” .
(continua)
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Verisure Italia-Censis hanno presentato il 2° Rapporto dell’Osservatorio sulla Sicurezza.

In nove milioni vittime di furti in casa

Il 75,4% della popolazione è convinto che dotarsi di sistemi di protezione domestica “fa vivere meglio” e “1 su 2 è intenzionato a investire di più nei prossimi anni”. La situazione “non è la stessa in tutti i territori”.
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Furti negli appartamenti
“È il furto in casa il reato che fa più paura.Il 52,8% degli italiani mette in cima alle proprie paure quella di subire un furto in casa, con percentuali che raggiungono il 58,6% tra chi vive in un’abitazione singola o in una villetta e il 57,6% tra gli anziani. In effetti, il furto in casa è un’esperienza molto diffusa: 9 milioni di italiani (il 18,7% del totale) ne ha subito almeno uno e il 44,5% conosce vicini e amici che sono stati vittime di intrusioni all’interno delle mura domestiche”. È questo il quadro che emerge dal 2° Rapporto dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa di Verisure Italia - «La casa che vorrei. Spazio sicuro e che rassicura» - realizzato dal Censis con il contributo del Servizio Analisi Criminale del Ministero degli Interni.
Il trend dei reati: forte allarme nelle aree metropolitane.
“Nel 2022 sono stati commessi complessivamente 135.447 furti e rapine in abitazione, con un aumento rispetto all’anno precedente del 7,2%. Ma siamo molto lontani dai numeri pre-Covid e dai valori di inizio decennio. Tra il 2013 e il 2022 si registra, infatti, una diminuzione del 46,9% dei furti e delle rapine in casa. Tuttavia, la situazione non è dappertutto la stessa: questa tipologia di reati si concentra nelle grandi aree metropolitane. Al primo posto c’è Roma, dove nel 2022 sono avvenuti 11.600 furti in abitazione, pari all’8,7% del totale nazionale. Seguono Milano con 9.081 furti (il 6,8%) e Torino con 5.875 (il 4,4%). In queste tre città metropolitane si concentra il 20% di tutti i furti nelle abitazioni commessi in un anno in Italia. Se si considera l’incidenza dei furti rispetto alla popolazione residente, al primo posto si colloca Bologna con 35,7 reati di questo tipo ogni 10.000 residenti, seguita da Firenze (33,7 per 10.000 abitanti) e Venezia (33,5)”.
L’Indice Regionale della Sicurezza Domestica Censis-Verisure: il Lazio all’ultimo posto.
“Il primo Indice della sicurezza domestica a livello regionale, elaborato dal Censis per Verisure Italia, consente di posizionare le regioni italiane in una scala che va dalla più sicura, dove è minore la probabilità di rimanere vittima di un reato o di essere esposto ad altri rischi legati alla dimensione abitativa, e perciò tra i cittadini è diffuso un senso di sicurezza, fino alla regione meno sicura, dove l’effettiva possibilità di incorrere in un evento pericoloso all’interno della propria abitazione e l’allarme sociale sono più elevati. Al primo posto nella graduatoria regionale della sicurezza domestica si collocano le Marche, con un valore dell’indice di 117,3 su base 100. Seguono il Friuli-Venezia Giulia (111,9) e il Trentino-Alto Adige (111,7). All’ultimo posto per livello di sicurezza domestica reale e percepita si posiziona il Lazio, con un valore dell’indice pari a 73,8, preceduto da Campania (82,4) e Puglia (89,8). Diciassettesima è la Lombardia, con 93,3 punti”.
(Fonte: censis.it/06.11.2023)
(continua)
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Dati Istat. Il tasso di disoccupazione totale sale al 7,4% e quello giovanile si attesta al 21,9% (scende di 0,1 punti).

Il record dell’occupazione arriva a settembre

Confcommercio: “Segnali confortanti, si rafforzano autonomi e occupati stabili”. Ha raggiunto quota 23milioni 656mila, il livello più alto dal 1977.
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Segnali con il segno più
“Dopo il calo di agosto, a settembre il tasso di disoccupazione totale sale al 7,4% (+0,1 punti), con quello giovanile, pari al 21,9%, che scende di 0,1 punti”. La stima preliminare - diffusa dall’Istat - segnala anche che “il tasso di inattività scende al 33,2% (-0,2 punti) grazie a un calo del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni di 92mila unità”. Va detto che “rispetto a settembre 2022 in diminuzione sia il numero di persone in cerca di lavoro (-5,1%, pari a -101mila unità) sia il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-3,6%, pari a -459mila)”.
Altro scenario segnalano i dati sul fronte dell’occupazione, “con una crescita di 42mila unità rispetto al mese precedente. Il numero degli occupati si attesta a 23milioni 656mila, ovvero il dato più alto dal 1977, anno d’inizio delle serie storiche ricostruite, con una crescita rispetto a settembre 2022 di 512mila unità. Il tasso di occupazione sale al 61,7% (+0,1 punti). L’aumento dell'occupazione su base mensile (+0,2%) è sintesi della crescita tra gli uomini, i dipendenti permanenti, gli autonomi, gli under35 e tra chi ha almeno 50 anni, da un lato, e del calo registrato tra le donne, i dipendenti a termine e tra i 35-49enni, dall’altro. Rispetto a settembre 2022, si registra un aumento di 443 mila dipendenti permanenti e di 115 mila autonomi; il numero dei dipendenti a termine risulta invece inferiore di 47 mila unità”.
Confcommercio: “Segnali confortanti, si rafforzano autonomi e occupati stabili”.
“In crescita sia sul mese precedente, sia sul mese corrispondente, anche a settembre il mercato del lavoro evidenzia segnali confortanti: gli occupati nel complesso, nella media dei primi nove mesi del 2023, sono cresciuti di 437mila unità e le persone in cerca di occupazione si sono ridotte di 118mila unità, portando il tasso di disoccupazione medio al 7,6%, sei decimi di punto in meno rispetto al 2022; anche la crescita del tasso di disoccupazione va letta favorevolmente: una quota di inattivi o scoraggiati rientra nel mercato del lavoro attraverso azioni di ricerca di impiego”. E’ questa l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui dati relativi all’occupazione a settembre diffusi dall’Istat.
(Fonte: confcommercio.it/03.11.2023)
(continua)
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Tra club, nazionale maggiore, nazionali giovanili e nazionale olimpica, ha messo insieme 646 presenze e 442 reti, alla media di 0.68 gol a partita.

Ronaldo, “O Fenômeno” che ha illuminato il mondo

La velocità abbinata a vere e proprie magie che facevano stabilmente parte del suo repertorio tecnico, gli ha consentito di segnare gol memorabili rimasti impressi nella mente di quanti lo hanno potuto apprezzare sul rettangolo di gioco.
Ronaldo il Fenomeno – Wikipedia Champions_League_1998-99_-_Inter_vs_Spartak_Mosca_-_Ronaldo
Ronaldo, “O Fenômeno”
(Er.Pa.) - Ronaldo Luís Nazário de Lima - nato a Rio de Janeiro il 18 settembre del 1976 - rappresenta la sintesi più efficace del modo di giocare che ha rivoluzionato il calcio negli ultimi cinquant’anni. Soprannominato “O Fenômeno”, non solo può essere ritenuto il più forte attaccante moderno, ma, sicuramente, uno dei più grandi giocatori della storia del calcio. All’inizio la sua carriera si sviluppa nel São Cristóvão, una delle squadre minori di Rio de Janeiro, poi è Jairzinho che lo inserisce nel Cruzeiro. Qui diventa subito “O Fenômeno” e porta a casa una Coppa del Brasile, oltre che il campionato Mineiro. Arriva in Europa nel 1994, con il PSV vince la Coppa dei Paesi Bassi. Nel 1996 passa al Barcellona: Supercoppa spagnola, Coppa delle Coppe e Coppa di Spagna. Dopo un anno l’Inter riesce a prenderlo: in cinque stagioni conquista la Coppa Uefa. Nel 2002 torna in Spagna, al Real Madrid e - in cinque anni - compie una rivoluzione: campionato spagnolo, Supercoppa spagnola e Coppa Intercontinentale. Dopo la Spagna (2007) arriva al Milan e, poi, nel 2011 termina la carriera con il Corinthians: vince il campionato Paulista e la Coppa del Brasile. Con la maglia della nazionale del suo Paese conquista due campionati del mondo - Stati Uniti 1994 e Corea del Sud-Giappone 2002); due Coppe America (Bolivia 1997 e Paraguay 1999) e la Confederations Cup (1997). Nel campionato mondiale nippo-coreano - due gol nella finale, capocannoniere e secondo migliore giocatore, primo il portiere tedesco Oliver Kahn - fu il nome più importante messo nella squadra ideale del torneo. Ha vinto due edizioni del Pallone d’oro (1997 e 2002) e tre del FIFA World Player of the Year (1996, 1997 e 2002). Il 9 marzo 2018 - 110º anniversario della fondazione dell’Inter - fu il primo attaccante ad entrare nella Hall of Fame del club nerazzurro. Il 14 dicembre 2020 fu inserito dalla rivista France Football nel Dream Team del Pallone d’oro come migliore centravanti della storia del calcio.
La caratteristica di giocare e di essere imprendibile nella corsa, indomabile nel dribbling, imprevedibile nelle conclusioni, lo ha accompagnato sempre nella sua carriera, facendolo diventare il calciatore più marcato e pressato da tanti avversari, ogni volta che è sceso in campo. La velocità abbinata a vere e proprie magie che facevano stabilmente parte del suo repertorio tecnico, gli ha consentito di segnare gol memorabili rimasti impressi nella mente di quanti lo hanno potuto apprezzare in tutto il mondo. Le sue giocate si abbinavano a dribbling che lasciavano sul posto gli avversari, mentre concludeva con tiri precisi, forti, lenti e diretti inevitabilmente in rete. Usava tutti e due i piedi, e coglieva la rete anche su calci di punizione impossibili dal punto di vista delle traiettorie. Più debole di testa, ma, comunque, forte.
Il 21 giugno del 1997 l’Inter annuncia l’acquisto di Ronaldo, anche se l’asso brasiliano aveva appena rinnovato il contratto con il Barcellona. Fu versato l’importo della clausola rescissoria: 48 miliardi di lire, più un indennizzo di 3 miliardi stabilito dalla FIFA: in questo modo il suo acquisto risultò il più costoso della storia del calcio.
(continua)
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