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Salerno Economy XII.38 – 03.11.2023

Ma non manca niente: solo le capacità della politica, del governo, della pubblica amministrazione che resta un terreno minato.

Corsa al voto? No, nessuno ha più voglia di scegliere

E, intanto, domina l’arte pratica di non perdere quote del proprio potere, per non smettere mai di guardarsi intorno e inseguire senza eccessivi problemi la consapevolezza di avere i numeri della maggioranza.
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VotAntonio, VotAntonio . . .
E’ difficile immaginare quale piega prenderà il quadro politico che emergerà a livello europeo e come in Italia si articolerà la nuova geografia degli schieramenti in occasione delle regionali e delle varie comunali che prenderanno via via forma (e sostanza). Non si tratta tanto di immaginare l’esito delle varie scadenze verso il quale è già incamminato il contesto di partiti e schieramenti, ma, soprattutto, di provare a comprendere con un po’ di anticipo che cosa realisticamente ci aspetta già nei prossimi mesi, considerando che le campagne elettorali sono, ovviamente, nel pieno della preparazione, a livello di trattative e di ricerca di intese, anche in considerazione delle percentuali di voto per accedere alla ripartizione dei seggi, per esempio, al Parlamento europeo. Perché, si può esserne certi, i vari schieramenti che si affermeranno nella realizzazione della nuova mappa di Bruxelles, prenderanno buono slancio per planare anche sul suolo italico. Inutile dire che gli osservatori più attenti non possono non immaginare (ma anche constatare), prima di tutto, un livello di confusione - a livello di proposte politiche e di candidature - difficilmente rintracciabile in altre occasioni. Ma è lo stesso esito elettorale che prefigura prospettive (deboli? forti?) aperte, già incamminate lungo sentieri che, probabilmente, sono apparsi con largo anticipo proprio in Italia. Il desiderio di una svolta, di un cambio di passo, di una precisa scelta di novità, resta il maggiore fattore “incombente” rispetto alle situazioni che restano ben delineate e accorpate al contesto dei problemi e delle vere e proprie emergenze che attraversiamo senza mai troppo scomporci rispetto ai cosiddetti dati di fatto.
Nel frattempo, però, restano aperte le questioni centrali che, paradossalmente, non sono mai state affrontate, nonostante il susseguirsi di allarmi finanziari, per esempio, o lo scarso impatto di misure urgenti e di provvedimenti che non riescono a trovare spazi operativi e concreti in vari ambiti di riferimento che è davvero difficile anche solo rielencare. Davvero non si ha neanche cognizione di come è stata ridotta la nostra economia? La nostra sanità doverosamente pubblica? La nostra struttura delle strade e dei servizi di movimento, soprattutto negli ambiti locali, ai cittadini? Solo per citare tre campi veramente larghi di applicazione di tutto quello che è alla base dei programmi che uno Stato deve darsi e soprattutto deve puntare ad attuare.
(continua)
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La stima di Federalberghi in base a un’indagine realizzata con il supporto tecnico dell’Istituto ACS Marketing Solutions.

Più di otto milioni in vacanza per il “ponte” di novembre

Il giro di affari previsto è di circa 3,77 miliardi di euro. Il presidente Bocca: “La festa è onorata, ma per molti pesa il costo della vita”.
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Il costo della vita pesa sule vacanze
“A poca distanza da un meraviglioso settembre, che ha consentito a molti italiani di recuperare il viaggio mancato di agosto, si presenta una nuova occasione per i vacanzieri con il ponte di Ognissanti, che quest’anno capita di mercoledì. Saranno infatti 8 milioni e 400 mila i concittadini che hanno pianificato una vacanza per il ponte del primo novembre, generando un giro di affari di 3,77 miliardi”. È questa la stima di Federalberghi “in base a un’indagine effettuata con il supporto tecnico dell’Istituto ACS Marketing Solutions”.
Va detto che “l’89,8% resterà in Italia. Tra questi, il 66,2% rimarrà nella regione di residenza. Chi resterà in Italia sceglierà in primis il mare (29,1%), seguono le località d’arte (24,7%) e la montagna (21,5%). Tra le altre mete il lago (4,4%) e le località termali (3,8%). Chi andrà all’estero sceglierà soprattutto le grandi capitali europee (83,3%), seguono quelle extra europee (8,3%) e le crociere (5,6%)”. Da sottolineare che “la maggioranza degli intervistati (35,2%) ha scelto di andare in vacanza per il ponte di Ognissanti ispirato dalle bellezze naturali del luogo, mentre il 34,9% per la facilità di raggiungimento e il 31,5% per abitudine”. La casa di parenti e amici “sarà la scelta privilegiata per il 32,7% dei vacanzieri, a ruota l’albergo (21,3%), i bed&breakfast (19,6%) e la casa di proprietà (13,6%)”. La durata media “sarà di 3,9 notti trascorse fuori casa”.
La spesa media, “comprensiva di trasporto, alloggio, cibo e divertimenti, si attesterà sui 451 euro a persona. Come di consueto, la spesa media per i viaggi in Italia (410 euro) sarà di gran lunga inferiore a quella per i viaggi all’estero (786 euro)”.
Il giro d’affari complessivo “sarà di circa 3,77 miliardi, una stima che sarebbe potuta essere di gran lunga maggiore se non fosse stato per l’aumento generale dei prezzi degli ultimi tempi. Infatti, quasi la metà dei vacanzieri (45,5%) ha deciso di ridurre la spesa per questa vacanza proprio a causa dell’inflazione”. Il 27% del budget di chi va in vacanza “sarà destinato ai pasti (colazioni, pranzi e cene), il 25,5% al pernottamento, il 25,4% alle spese di viaggio, il 10% allo shopping e il 12,1% per tutte le altre spese (divertimenti, escursioni e gite)”.
(Fonte: confcommercio.it/27.10.2023)
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Quadro in deciso peggioramento, che “si ripercuote negativamente sulle imprese con un orizzonte di incertezza molto elevato”.

E il caro vita pesa sempre sui consumi

Confesercenti: “Le famiglie, se possibile, continuano ad attingere ai risparmi per cercare di fare quadrare i bilanci”.
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Restrizioni familiari
“Il caro vita continua ad incidere negativamente sui bilanci delle famiglie e sulle imprese: anche le aspettative di buon andamento della domanda turistica straniera, relative al prossimo ponte di inizio novembre, vengono immediatamente raggelate dalle rilevazioni Istat sulla ulteriore battuta di arresto della fiducia di consumatori ed imprese ad ottobre”. Questo il quadro descritto da Confesercenti che approfondisce le dinamiche in atto. “Il dato odierno sul clima di fiducia ci presenta una virata in territorio fortemente negativo e, purtroppo, non poteva andare diversamente osservando anche la situazione internazionale, con l’aggravarsi del conflitto mediorientale e la prosecuzione della guerra russo-ucraina e le relative conseguenze sullo scacchiere delle fonti energetiche, insieme al perdurare di un livello ancora elevato del tasso di inflazione, come sottolineato dalla stessa Bce”. Difficile la situazione delle famiglie che “se possibile, continuano ad attingere ai risparmi per cercare di far quadrare i bilanci anche se sono in aumento - come sottolineato recentemente dallo stesso Istituto di statistica - quelle sotto la soglia di povertà e che manifestano forti difficoltà a mantenere livelli di consumo adeguati”. Il quadro si presenta, quindi, “in deciso peggioramento” e “inevitabilmente, si ripercuote negativamente sulle imprese con un orizzonte di incertezza molto elevato: se nella media l’indice di fiducia diminuisce di 1 punto, per il piccolo commercio al dettaglio si registra ancora un nuovo pesante tonfo di quasi 4 punti, a testimonianza della delicata situazione per gli esercizi di vicinato, con vendite in volume in campo negativo, un elevato numero di chiusure ed un maggiore numero di imprese che non aprono più proprio perché le prospettive sono peggiorate: nel 2023 sono nate solo 20mila nuove attività commerciali, mai così male negli ultimi dieci anni”.
(Fonte: confesercenti.it/27.10.2023)
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Agli inizi della sua carriera ricevette in nerazzurro da Gianpiero Marini il soprannome di “Zio”.

Beppe Bergomi, “baffo” dell’Inter e campione del mondo

Con la vittoria del mondiale nel 1982 - a 18 anni - è diventato il più giovane giocatore italiano a vincere il torneo iridato, ma anche il secondo più giovane (in assoluto) dopo Pelé.
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Beppe Bergomi
(Er.Pa.) - Giuseppe (Raffaele) Bergomi - detto Beppe - nato il 22 dicembre 1963, campione del mondo con la nazionale di Enzo Bearzot ai mondiali del 1982, resta un vero e proprio gigante del calcio e, soprattutto, dell’Inter (con la quale ha vinto una Coppa Italia, un campionato di serie A, una Supercoppa italiana e tre Coppe Uefa). Va detto che con la maglia nerazzurra - con la fascia di capitano dal 1992 al 1999 - è il secondo giocatore con più presenze (757), dietro Javier Zanetti: 519 in campionato e anche nelle Coppe europee. Mentre ne ha di più di presenze in Coppa Italia e in Coppa Uefa, di cui a livello italiano può vantare più vittorie finali (tre, alla pari con Dino Baggio e Luigi Sartor). Ma non basta. Ha messo insieme 81 presenze in nazionale (capitano dal 1988 al 1991) partecipando a quattro campionati del mondo e a un campionato d’Europa. Con la vittoria del mondiale del 1982 - a 18 anni - è diventato il più giovane giocatore italiano a vincere il torneo iridato, ma anche il secondo più giovane (in assoluto) dopo Pelé. «È un atleta capace, nel suo ruolo, di coprire qualsiasi schema, così come di giocare contro qualsiasi avversario», ha detto di lui Enzo Bearzot (1982). Agli inizi della sua carriera, nonostante avesse la caratteristica fondamentale della giovanissima età, ricevette da Gianpiero Marini il soprannome di “Zio” per quell’aria matura ed esperta che i baffi gli conferivano. Aveva il fisico robusto, esprimeva una buona tecnica ed era forte di testa, aveva in mente la tenacia di Claudio Gentile e non rinunciava ad esprimere un forte spirito agonistico. Gli piaceva partecipare al gioco di attacco e in finale di carriera, quando si espresse nel ruolo di libero, ricercò spesso il gol, mantenendo la caratteristica di sapere inseguire con successo la rete. Con un temperamento forte e una buona tecnica di base, Bergomi conquistò fin dall’inizio Eugenio Bersellini che lo fece esordire in prima squadra in Coppa Italia a 16 anni e un mese (record dei record nell’Inter). Bergomi debuttò in Serie A l’anno dopo - a 17 anni e due mesi - (vinse 1-2 contro il Como) il 22 febbraio 1981. Il 4 marzo esordì anche in Coppa dei Campioni, quarti di finale contro la Stella Rossa (1-1). “Me la cavai bene, penso. Marcai Petrović: ricordo che i giornali lo definivano il Rivera jugoslavo. Bersellini si complimentò con me”. Andò a segno con la maglia nerazzurra per la prima volta in Coppa Italia (6 settembre del 1981) nel derby a San Siro: finì 2-2 dopo il pareggio di Bergomi all’89’. Il primo gol in serie A il 10 gennaio del 1982: contro il Bologna (2-1 per l’Inter). Nel campionato 1988-1989 vinse l’unico scudetto della carriera: l’Inter ottenne 58 punti su 68 (record nel periodo in cui la vittoria valeva due punti). Nel mese di novembre dello stesso anno, la squadra di Giovanni Trapattoni riuscì a vincere anche la Supercoppa italiana. Sempre con il Trap raggiunse la conquista della Coppa Uefa (1990-1991): la prima per l’Inter.
(continua)
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