Il prossimo giugno si gioca la partita per conquistare i poteri in casa Ue, le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America avranno luogo il 5 novembre 2024.
Politica e politici? Vanno avanti, nonostante le guerre
Si tende a dare la sensazione di restare fermi, in attesa dell’esito in Europa e in America. Nel mondo, cioè, nel quale si concentra la democrazia. E di questo aspetto bisogna tenerne (giustamente) sempre conto.

Avanti, la partita è sempre aperta
Ma la politica va avanti, insegue sempre i propri programmi, le proprie scadenze, che restano quasi immobili a evidenziare che il mondo cammina o, almeno, ci prova sempre. Da una parte e dall’altra della mappa dei poteri chiamati a confrontarsi e a cercare il voto democratico, insomma, la sfida è aperta. Se a giugno prossimo la partita per conquistare i poteri è in casa Ue, va ricordato che le urne negli Stati Uniti d’America si apriranno il 5 novembre 2024 (60esime elezioni presidenziali nella storia degli Usa). Il presidente Joe Biden ha annunciato - il 25 aprile scorso - la ricandidatura per un secondo mandato, insieme con la sua vice Kamala Harris. Significa, quindi, che si profila di nuovo uno scontro - a meno di altri, più o meno clamorosi, colpi di scena - totale e alternativo tra due Americhe che nessuno voleva vedere e interpretare, perché, in fondo, si manifestava già la rappresentazione di un futuro con il quale saremo costretti (tutti) a confrontarci. Anche noi europei, così distanti, fino a questo momento, da un’idea di democrazia che si abilita - e riabilita - giorno per giorno, costantemente, inseguendo, non solo in America, idee e prospettive troppo spesso lontane dal mondo reale, che prova ad andare avanti, nonostante problemi e complicanze di ogni genere.
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Osservatorio Bit: “Ad agosto sono 702.500 i passeggeri arrivati negli aeroporti, +1,1% rispetto ad agosto 2022”.
Spesa media per un viaggio in Italia? 1.760 euro
“Gli statunitensi spendono di più, mentre gli spagnoli e i francesi di meno. Il 32,3% degli americani tra i 2.000 e i 5.000 euro per l’ultimo soggiorno effettuato”.

Conti in crescita
(Fonte: ansa.it/12.09.2023; coldiretti.it/11.10.2023)
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Diciotto campionati in Italia per il brasiliano (paulista), che non aveva nemmeno 19 anni quando arrivò da noi, se ne andò a 37. Cambiò sette squadre in serie A.
Sergio Clerici, lo spirito del “Gringo” nel cuore di Napoli
Tre presidenti - Fiore, Lauro e Ferlaino - gli danno la caccia. Ha trentadue anni quando arriva sotto il Vesuvio. Vinicio vede il lui il numero nove adatto per il modulo del futuro che ha in mente. In due stagioni con la maglia azzurra mette in rete quindici e quattordici reti.

Sergio Clerici, lo straniero brasiliano
Sergio Clerici - el Gringo - aveva alle spalle una non semplice carriera. Arrivato in Italia dalla Portuguesa Santista, nel 1960 approdò al Lecco, dove rimase fino al 1966. Fu capocannoniere nella stagione ’64-’65 e, poi, iniziò, un lungo giro attraverso Bologna, Atalanta, Verona, Fiorentina, Napoli e Lazio: 336 presenze in serie A e 103 gol.
Le stagioni nel Napoli gli consentirono di esprimere il meglio di sé: furono due campionati di alto profilo, prima di ritornare al Bologna (in cambio, con la comproprietà di Rampanti, della star del calciomercato Giuseppe Savoldi) per, poi, terminare la carriera nella Lazio.
Clerici fu lo straniero che - dopo il ritiro di José Altafini, Nené e Sormani - per ultimo giocò nel campionato italiano prima della riapertura nel 1980.
Via dall’Italia sbarcò in Canada (nei Castors di Montréal, vincendo il titolo di capocannoniere, stagione 1978 e il campionato). Tornò, infine, in Brasile e si posizionò sulla prestigiosa panchina del Santos (due tornei).
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Nel 1980 (27 aprile) lo scudetto lo vinse, per la dodicesima volta, l’Inter, pareggiando a San Siro 2-2 contro la Roma.
Bersellini, il “sergente di ferro” che cambiò il nostro calcio
“Palla a noi, giochiamo noi. Palla a loro, giocano loro”. La storia di un allenatore con il cuore buono e la volontà di acciaio.

Eugenio Bersellini
Fu Roberto Mozzini a segnare il gol del pareggio contro la Roma, che consegnò il titolo all’Inter in quella stagione. I nerazzurri erano partiti con le idee chiare fin da subito: vincere e appendersi alle maglie il tricolore. E così fu con i due derby vinti e la vittoria messa sulle spalle della Juventus con 4 gol e una magnifica tripletta di Altobelli (capocannoniere della squadra in campionato con quindici reti). Era anche l’Inter di Evaristo Beccalossi, che mise a segno sette gol (due nel derby con il Milan e San Siro che impazzì di gioia). Era quello il campionato che terminò con lo scandalo “calcio/scommesse”: retrocessione in B di Lazio e Milan.
La rosa di quell’Inter fa capire che lo spirito dell’italianità era riuscito a mettere insieme un collettivo, curato con attenzione infinita da Bersellini, che lasciò il segno, poco prima di un cambio di epoca impersonato dai tanti arrivi che avrebbero trasformato ogni cosa, fino a determinare un modo di giocare più vicino agli schemi europei, ma destinato, poi, a rincorrere sempre i principi fondamentali di casa nostra: primo non prenderle e il resto affacciato sul resto del mondo.
Tutto gli uomini del mister nel campionato 1979-1980: Ivano Bordon, Renato Cipollini, Graziano Bini (capitano), Giuseppe Baresi, Nazzareno Canuti, Roberto Mozzini, Leonardo Occhipinti, Franco Pancheri, Giuseppe Bergomi, Gianpiero Marini, Evaristo Beccalossi, Gabriele Oriali, Giancarlo Pasinato, Domenico Caso, Alessandro Altobelli, Claudio Ambu e Carlo Muraro.
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