contatore visite free skip to Main Content
Ticker news is disabled.
info@salernoeconomy.it

Salerno Economy XII.36 – 20.10.2023

Il prossimo giugno si gioca la partita per conquistare i poteri in casa Ue, le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America avranno luogo il 5 novembre 2024.

Politica e politici? Vanno avanti, nonostante le guerre

Si tende a dare la sensazione di restare fermi, in attesa dell’esito in Europa e in America. Nel mondo, cioè, nel quale si concentra la democrazia. E di questo aspetto bisogna tenerne (giustamente) sempre conto.
Glocal-Politica
Avanti, la partita è sempre aperta
Lo scenario complessivo è per molti versi chiaro e già ben delineato: le forze politiche - tutte, senza eccezione alcuna - sono protese, distese, in ansiosa e fibrillante attesa della prova delle prossime elezioni europee del 2024. Né, pare di capire, le inquietanti emergenze umanitarie derivanti dalle scelte belliche sono in grado di “scalfire” realisticamente i partiti e i movimenti in vista di questa scadenza che appare orientata, a sentire bene i racconti che nel frattempo se ne fanno, a “cambiare il mondo”. Naturalmente, per intenderci, ciò non ha nulla a che fare con le giuste reazioni delle popolazioni, colpite e attonite di fronte al prendere forma di continuo, in una maniera strutturale, delle varie e miserevoli forme della guerra che aggredisce e stordisce popoli interi, senza mai fermarsi a interrogarsi - così sembra - su quale strada è stata di fatto intrapresa.
Ma la politica va avanti, insegue sempre i propri programmi, le proprie scadenze, che restano quasi immobili a evidenziare che il mondo cammina o, almeno, ci prova sempre. Da una parte e dall’altra della mappa dei poteri chiamati a confrontarsi e a cercare il voto democratico, insomma, la sfida è aperta. Se a giugno prossimo la partita per conquistare i poteri è in casa Ue, va ricordato che le urne negli Stati Uniti d’America si apriranno il 5 novembre 2024 (60esime elezioni presidenziali nella storia degli Usa). Il presidente Joe Biden ha annunciato - il 25 aprile scorso - la ricandidatura per un secondo mandato, insieme con la sua vice Kamala Harris. Significa, quindi, che si profila di nuovo uno scontro - a meno di altri, più o meno clamorosi, colpi di scena - totale e alternativo tra due Americhe che nessuno voleva vedere e interpretare, perché, in fondo, si manifestava già la rappresentazione di un futuro con il quale saremo costretti (tutti) a confrontarci. Anche noi europei, così distanti, fino a questo momento, da un’idea di democrazia che si abilita - e riabilita - giorno per giorno, costantemente, inseguendo, non solo in America, idee e prospettive troppo spesso lontane dal mondo reale, che prova ad andare avanti, nonostante problemi e complicanze di ogni genere.
(continua)
Leggi Tutto

Osservatorio Bit: “Ad agosto sono 702.500 i passeggeri arrivati negli aeroporti, +1,1% rispetto ad agosto 2022”.

Spesa media per un viaggio in Italia? 1.760 euro

“Gli statunitensi spendono di più, mentre gli spagnoli e i francesi di meno. Il 32,3% degli americani tra i 2.000 e i 5.000 euro per l’ultimo soggiorno effettuato”.
Foto turismo-valigia-luggage-3297015_960_720
Conti in crescita
“Il 2023 per l’industria turistica italiana si conferma l’anno della definitiva ripartenza sul fronte del leisure, ma soprattutto sul fronte incoming internazionale. In attesa dei dati del mese di settembre con 9 milioni di italiani in viaggio, ancora non vengono superati i numeri del 2019. Aumentati gli stranieri in Italia (+3,6%). Spiccano quelli statunitensi (17,3%) e gli Usa rappresentano, infatti, il motore della ripresa del turismo mondiale con un incremento del 13% nei viaggi in uscita dagli Stati Uniti, verso Paesi esteri, come Italia e Grecia. In valori assoluti, i turisti registrati nelle strutture ricettive risultano circa 50,5 milioni, per un totale di circa 207 milioni di pernottamenti”. E’ questa la sintesi dei dati raccolti dall’Osservatorio Bit (Assoturismo-Confesercenti, Confturismo, Banca d’Italia, Enit, ForwardKeys, Italian Hotel Monitor, Ministero del Turismo) che sono stati resi noti in occasione della presentazione della prossima edizione della Borsa Internazionale del Turismo (Milano, Allianz Mico, 4-6 febbraio 2024). Nel mese di maggio 2023 “il saldo della bilancia dei pagamenti turistici dell’Italia è risultato in surplus di 2,3 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto allo stesso mese del 2022 (2,0 miliardi)”. Va segnalato che “sia la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia (4,7 miliardi) sia quella dei viaggiatori italiani all’estero (2,4 miliardi) hanno registrato un incremento, rispettivamente, del 20 e del 25 per cento, rispetto al mese corrispondente dello scorso anno. Per il mese di agosto l’Italia (43,3%) ha confermato la sua posizione davanti Spagna (42,8%) e Francia (30,6%) per tasso di prenotazione delle strutture ricettive presenti sulle piattaforme online. La preferenza è stata per le città d’arte”. E bisogna aggiungere che “ad agosto sono 702.500 i passeggeri arrivati negli aeroporti italiani, +1,1% rispetto ad agosto 2022. Nell’ultimo quinquennio, la spesa media per un viaggio in Italia si aggira intorno ai 1.760 euro. Gli statunitensi spendono di più, mentre gli spagnoli e i francesi di meno. Il 32,3% degli americani ha speso tra i 2000 e i 5000 euro per l’ultimo soggiorno effettuato in Italia”.
(Fonte: ansa.it/12.09.2023; coldiretti.it/11.10.2023)
(continua)
Leggi Tutto

Diciotto campionati in Italia per il brasiliano (paulista), che non aveva nemmeno 19 anni quando arrivò da noi, se ne andò a 37. Cambiò sette squadre in serie A.

Sergio Clerici, lo spirito del “Gringo” nel cuore di Napoli

Tre presidenti - Fiore, Lauro e Ferlaino - gli danno la caccia. Ha trentadue anni quando arriva sotto il Vesuvio. Vinicio vede il lui il numero nove adatto per il modulo del futuro che ha in mente. In due stagioni con la maglia azzurra mette in rete quindici e quattordici reti.
1-Sergio Clerici (Wikipedia)
Sergio Clerici, lo straniero brasiliano
(Er.Pa.) – La storia di Sergio Clerici, per chi ha ancora in mente il Napoli di Vinicio negli anni ’70 (1973 e 1974) ha un significato che anticipa di molto il calcio che cambia, che disegna le squadre con moduli nuovi, il calcio che trova, finalmente, sulla sua strada undici attori protagonisti, che inventano, disegnano e segnano. Il calcio che, in qualche modo, diventa totale, il calcio del futuro che scende nella realtà di un campionato rimasto per forza di cose indietro. E’ il calcio di Luis Vinicio, un grande attaccante che sapeva vedere lontano: il calcio che corre e non si ferma mai, fino a entusiasmare pubblico e critica. Un grande calcio che è rimasto negli occhi dei tifosi partenopei, destinati a bearsi di uno spettacolo che si è incastrato nel cuore di tutti, perché ci fece rendere conto, in quegli anni così confusi e, in ogni caso, straordinari, che anche il pallone poteva trasformarsi, diventare davvero un’altra cosa rispetto a pochi anni prima, senza perdere, però, il gusto antico di una squadra che voleva dimostrare di sapere vincere.
Sergio Clerici - el Gringo - aveva alle spalle una non semplice carriera. Arrivato in Italia dalla Portuguesa Santista, nel 1960 approdò al Lecco, dove rimase fino al 1966. Fu capocannoniere nella stagione ’64-’65 e, poi, iniziò, un lungo giro attraverso Bologna, Atalanta, Verona, Fiorentina, Napoli e Lazio: 336 presenze in serie A e 103 gol.
Le stagioni nel Napoli gli consentirono di esprimere il meglio di sé: furono due campionati di alto profilo, prima di ritornare al Bologna (in cambio, con la comproprietà di Rampanti, della star del calciomercato Giuseppe Savoldi) per, poi, terminare la carriera nella Lazio.
Clerici fu lo straniero che - dopo il ritiro di José Altafini, Nené e Sormani - per ultimo giocò nel campionato italiano prima della riapertura nel 1980.
Via dall’Italia sbarcò in Canada (nei Castors di Montréal, vincendo il titolo di capocannoniere, stagione 1978 e il campionato). Tornò, infine, in Brasile e si posizionò sulla prestigiosa panchina del Santos (due tornei).
(continua)
Leggi Tutto

Nel 1980 (27 aprile) lo scudetto lo vinse, per la dodicesima volta, l’Inter, pareggiando a San Siro 2-2 contro la Roma.

Bersellini, il “sergente di ferro” che cambiò il nostro calcio

“Palla a noi, giochiamo noi. Palla a loro, giocano loro”. La storia di un allenatore con il cuore buono e la volontà di acciaio.
Bersellini-678×381
Eugenio Bersellini
(Er.Pa.) - L’Inter di Eugenio Bersellini - uno degli allenatori più grandi per volontà, tenacia, capacità tattiche e sistemi di allenamento all’avanguardia - apparve vincente, non tanto improvvisamente, in quel decennio che si incamminava verso un’epoca di splendore del nostro calcio: nell‘82, va ricordato, con Bearzot e una squadra di alto livello: Rossi, Cabrini, Tardelli, e l’intera nazionale, vincemmo il mondiale in Spagna, lasciando tutti a bocca aperta, anche una larga parte di noi stessi. Nel 1980 - il 27 aprile - lo scudetto lo vinse, per la dodicesima volta, l’Inter, pareggiando a San Siro 2-2 contro la Roma (giornata n.28, poi altre due partite per arrivare alla fine del torneo). Fu un trionfo scritto, diretto e controfirmato da Bersellini, prima che in Italia ritornassero gli stranieri e che si aprissero le porte al football che ci avrebbe trascinato nel nuovo mondo, un’altra terra con altri sogni. Ma come realmente eravamo in quegli anni dell’immediata vigilia? Si procedeva senza stranieri e con non troppe innovazioni tattiche, la tecnica rimaneva sempre il gioiello da esibire, che trascinava il tifo che batteva sempre forte quando si gonfiava la rete nella porta degli avversari.
Fu Roberto Mozzini a segnare il gol del pareggio contro la Roma, che consegnò il titolo all’Inter in quella stagione. I nerazzurri erano partiti con le idee chiare fin da subito: vincere e appendersi alle maglie il tricolore. E così fu con i due derby vinti e la vittoria messa sulle spalle della Juventus con 4 gol e una magnifica tripletta di Altobelli (capocannoniere della squadra in campionato con quindici reti). Era anche l’Inter di Evaristo Beccalossi, che mise a segno sette gol (due nel derby con il Milan e San Siro che impazzì di gioia). Era quello il campionato che terminò con lo scandalo “calcio/scommesse”: retrocessione in B di Lazio e Milan.
La rosa di quell’Inter fa capire che lo spirito dell’italianità era riuscito a mettere insieme un collettivo, curato con attenzione infinita da Bersellini, che lasciò il segno, poco prima di un cambio di epoca impersonato dai tanti arrivi che avrebbero trasformato ogni cosa, fino a determinare un modo di giocare più vicino agli schemi europei, ma destinato, poi, a rincorrere sempre i principi fondamentali di casa nostra: primo non prenderle e il resto affacciato sul resto del mondo.
Tutto gli uomini del mister nel campionato 1979-1980: Ivano Bordon, Renato Cipollini, Graziano Bini (capitano), Giuseppe Baresi, Nazzareno Canuti, Roberto Mozzini, Leonardo Occhipinti, Franco Pancheri, Giuseppe Bergomi, Gianpiero Marini, Evaristo Beccalossi, Gabriele Oriali, Giancarlo Pasinato, Domenico Caso, Alessandro Altobelli, Claudio Ambu e Carlo Muraro.
(continua)
Leggi Tutto

Back To Top
Cerca